da “La Voce del Popolo” di Fiume
di Arianna Tersigni
A Gorizia si è svolta l’apertura ufficiale del Seminario itinerante triennale regionale italiano
Cultura, fratellanza fra popoli, assenza di confini fisici e multiculturalità: all’insegna di questi valori si è tenuta ieri l’apertura ufficiale del Seminario itinerante triennale regionale italiano che sta toccando questa settimana il Friuli Venezia Giulia. Tali valori non potevano che non essere celebrati a Gorizia, città tra Italia e Slovenia, dove la linea di confine che la attraversa a metà un tempo rappresentava divisioni mentre oggi è testimonianza della volontà di unione tra popolazioni. L’apertura del Seminario organizzato dall’Università popolare di Trieste si è tenuta nel polo didattico di Gorizia dell’Università degli Studi di Trieste, alla presenza dei docenti partecipanti provenienti da Slovenia, Croazia e Montenegro e di varie autorità.
Una frontiera che unisce
“La comunità di Gorizia e Nova Gorica è tagliata in due da un confine, confine che è stato testimone delle grandi tragedie e sofferenze che hanno attraversato il secolo scorso – ha dichiarato in tale sede il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna – noi siamo però riusciti a trasformare questo confine fatto di sofferenze in un luogo in cui stanno germogliando grandi e importanti rapporti di coesione e cooperazione internazionale. Perché non cercare di esportare questa testimonianza in altri luoghi d’Europa e del mondo in cui questo non è ancora possibile? Speriamo – ha continuato Ziberna – che l’approccio che sarà sul tavolo delle trattative di pace tra Mosca e Kiev, tra Israele e Palestina, possa essere quello che, nel nostro piccolo, è stato realizzato, a partire da trent’anni fa, qui a Gorizia, e che ha coinvolto il territorio”. Il sindaco ha sottolineato l’importanza di soffermarsi sugli elementi unificanti di due o più comunità piuttosto che su quelli divisivi: “È difficile, se non impossibile, condividere la memoria, perché lo stesso fatto è metabolizzato e vissuto in modo diverso da ognuno di noi. Tuttavia, il dolore può essere condiviso: se vediamo una persona che piange, non ci concentriamo sulla sua etnia, sulla sua religione o sulla lingua che parla, ma scatta l’empatia: il dolore unisce là dove la memoria non riesce”.
GO! 2025
Nelle parole di Ziberna Gorizia è presa come esempio di pace; a sottolineare il successo di questo modello, il fatto che Gorizia e Nova Gorica siano Capitale europea della Cultura per l’anno corrente. Tale riconoscimento è tornato (anche) in Italia dopo che nel 2019 aveva interessato Matera. “Oggi ci troviamo a raccogliere e rinnovare un testimone prezioso: quello che Matera, Capitale europea della Cultura nel 2019, consegna idealmente a Gorizia e Nova Gorica; questo Seminario rappresenta quindi un simbolico ponte”, ha dichiarato Michele Greco, prorettore dell’Università degli Studi della Basilicata.
Un territorio unico
Non solo Gorizia, ma tutto il territorio della regione è un simbolo di amicizia ed unione. Nelle parole di Roberta Kalc, delegata dell’Istituto per l’Educazione della Repubblica di Slovenia: “Il Friuli Venezia Giulia è un territorio unico nel panorama italiano ed europeo, ponte naturale fra l’Europa occidentale e centro-orientale, una terra di confine ma anche di dialogo dove popoli, lingue e tradizioni convivono da secoli, lasciando un’impronta profonda nel tessuto sociale e culturale. Questa regione, con la sua vocazione multiculturale e multilingue, rappresenta un laboratorio vivo per ogni iniziativa formativa, che voglia porsi come occasione di crescita consapevole e inclusiva”.
Edvino Jerian, presidente dell’Università popolare di Trieste, ha invece ricordato che “il territorio di questa regione ha vissuto momenti storici molto delicati: la Prima guerra mondiale, che ha portato oltre 2mila morti in questi territori; la Seconda guerra mondiale, con le sue ben note conseguenze; ma anche la tragedia del Vajont, nel 1963, che distrusse completamente cinque paesi, e il terremoto del Friuli del 1976. Da ognuna di queste tragedie la gente della regione ha voluto ricostruire ed è ripartita grazie alla sua grande forza di volontà e alla sua determinazione”. Jerian ha inoltre dichiarato che il Seminario “per l’Università popolare di Trieste ha una valenza particolare perché avviene nel 125esimo anno dalla sua fondazione”.
L’importanza della CNI
Non è mancato poi l’intervento di Giovanni Coviello, console generale d’Italia a Capodistria: “Questo Seminario si inserisce pienamente nell’ottica di sostenere la cultura italiana attraverso le istituzioni scolastiche, un obiettivo che il governo italiano ha inteso perseguire con coerenza in tutti questi anni, a testimonianza dell’attenzione riservata alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia, e alla salvaguardia dell’appartenenza etnica e linguistica della minoranza stessa. Le istituzioni scolastiche sono quindi le radici vitali della CNI perché favoriscono il mantenimento e la trasmissione della lingua e della cultura italiane”.
Durante l’apertura hanno portato i loro saluti anche Georg Meyr, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Trieste, ospite dell’evento; Felice Ziza, deputato al seggio specifico per la minoranza italiana del parlamento sloveno; Marinka Saksida, dirigente del Dipartimento delle attività sociali del Comune di Nova Gorica; e Marina Reppini, consulente pedagogico del governo italiano in Slovenia per le scuole della minoranza italiana. La giornata è proseguita con diverse conferenze che si sono protratte fino a sera. Tra le relazioni quelle del prof. Egidio Ivetic (Università di Padova) e del prof. Elvio Baccarini (Università di Fiume).
