da “La Voce del Popolo” di Fiume
di Arletta Fonio Grubiša
A 79 anni dal tragico evento che cambiò la storia di Pola si è svolta la commemorazione delle vittime alla presenza di numerose autorità. Ricordato anche il ruolo del dott. Geppino Micheletti
Il greve peso del ricordo della strage di Vergarolla, è tornato lunedì, 18 agosto, a opprimere suscitando ancora sentimenti contrastanti: la recondita e comprensibile voglia di non tornare a soffrire i vecchi dolori mai cancellati dalla memoria collettiva di Pola e l’ancora più ostinato, legittimo auspicio di non ricadere mai nell’ignominia dell’oblio, che definitivamente tornerebbe a far morire per l’ennesima volta, tutta quella polesanità scomparsa e a umiliare i traumi ereditati dalle generazioni a venire. Successe nella domenica di sole, nel lontano 18 agosto 1946, nella spiaggia che vide esplodere quasi una trentina di ordigni, mine di profondità, elevando l’alta colonna di fumo che tinse di lutto l’intera città, ma oggi, la cerimonia di deposizione delle corone di fiori in omaggio alle vittime nel 79º anniversario dell’accaduto, ha assunto una significanza aggiuntiva nel contesto di una realtà mondiale che purtroppo ignora, come è stato con i polesani di ieri, la preziosità della vita umana, un diritto sacrosanto evidentemente irrilevante e non sempre necessariamente rispettabile.
L’importanza della parola pace
La parola “pace”, è stata tra le maggiormente pronunciate nei discorsi celebrativi, a cominciare dalla liturgia cantata dal coro misto della SAC Lino Mariani e officiata alla Cattedrale, da Don Rikardo Lekaj, in suffragio ai morti di Vergarolla e quale messaggio rivolto ai vivi al fine di intercedere in una comune preghiera di pace, contro il male, in favore della considerazione del prossimo.
Per i discorsi che hanno anticipato la deposizione delle corone di fiori al cippo, si è fatto avanti con parole in italiano e croato il sindaco di Pola Peđa Grbin, iniziando con il saluto “Carissime polesane e polesani e famiglie delle vittime della tragedia che ha lasciato una cicatrice anche perché non se ne era parlato”. Il primo cittadino, ha invitato le persone e le tantissime autorità presenti a dedicare quindi un minuto di silenzio al dottore Geppino Micheletti, l’eroe di Pola che al Santonio Santonio continuò ad operare e curare centinaia di feriti, pur sapendo della morte di entrambi i suoi figlioli. Sarebbe stato ancor più preferibile l’aver visto Peđa Grbin presente fino in fondo al cerimoniale.
Conservarne la memoria
A seguire l’intervento del vicesindaco italiano in quota CNI, Vito Paoletić per dare ad intendere quanto l’immane tragedia concorre oggi a ricordare l’essenzialità dei valori della democrazia e della tolleranza e ci impegna a farne ogni giorno un punto di riferimento del nostro agire di cittadini. “Spetta a noi – così oltre a lanciare il proprio messaggio di pace – divulgare la storia di Vergarolla, spetta a noi conservarne la memoria”, mentre il medesimo ha ribadito la volontà di impegno per incidere i nomi dello sterminio, quasi una settantina di quelli identificati, senza contare coloro che sono stati “polverizzati” in spiaggia, nel cippo a fianco della Cattedrale. Che la cicatrice generata non abbia segnato soltanto Pola, ma l’intera Regione, è la constatazione espressa da Jessica Acquavita, vicepresidente della Regione istriana in quota CNI. “Dimenticare la ferita, non sarà mai un’opzione qualora s vogliamo promuovere valori di comprensione, dialogo e rispetto”. Significativa la sua citazione attinta da José Saramago: “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.”
Come popolo siamo ancora vivi
Le ha fatto seguito il deputato della CNI e vicepresidente del Sabor, On. Furio Radin, che si è detto sempre un attento ascoltatore delle testimonianze dell’attentato che ha portato via per sempre tanti polesani, inducendo a vivere nell’immaginazione la città della guerra e del dopoguerra, che con lo scoppio ha sembrato riprendere appieno la continuazione del conflitto bellico, mentre, l’odierna la compresenza dei tanti, italiani e altri appartenenti etnici, oggi davanti al cippo di Vergarolla è un segnale di attestazione che “oggi come popolo siamo ancora vivi”. Che la vita dopo la Seconda guerra mondiale a Pola ricominciava appena, quando improvvisamente è stata nuovamente tinta di sangue è un dato di fatto ben constato dalla console generale della Repubblica d’Italia a Fiume, Iva Palmieri. “Il sentimento d’amicizia e di comunanza di noi qui riunti – ha aggiunto – faccia da spunto per costruire un’Europa migliore, nello spirito della condivisione di valori più veri e fondamentali”. A seguire Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana ha saputo ben rendere l’immagine di Pola, in quel frangente di storia quanto “si consumò una delle pagine più drammatiche della storia d’Italia, una grande strage di innocenti che continua a rimanere avvolta nel mistero. La ricerca della verità sulle cause di quella mattanza deve proseguire nel pieno rispetto dell’oggettività dello svolgimento dei fatti che devono essere accertati per amor del vero!”. Da qui il rinnovo della proposta affinché le vittime innocenti possano trovare riposo e la spiaggia diventi “Parco della pace”, del pentimento e del perdono…
Rispetto e compartecipazione
Nel suo intervento Paolo Rovis, vicepresidente dell’Università Popolare di Trieste ha constato con rammarico che c’erano voluto 51 anni per trovare posto al cippo monumentale e tanti perché gli Stati ne prendessero consapevolezza, per vincere complicità e ipocrisie a scapito di chi è stato cancellato dalla vita terrena nella prima strage degli italiani avvenuta in tempo di pace. “Il prossimo impegno dell’UPT in occasione dell’80esimo anniversario per il 2026 sarà quello di portarlo all’attenzione dei governi di Italia e di Croazia, per un alto e condiviso coinvolgimento, in un clima di rispetto e di compartecipazione, nel nome dell’affermazione della verità storica”. Il presidente del Consiglio regionale della Comunità nazionale italiana autoctona Ennio Forlani ha puntato l’attenzione sul progetto di pulizia etnica voluto per indurre gli italiani ad andare via, sulla propaganda anti-italiana che avrebbe visto incaricati dell’attuazione Đilas e Kardelj, per poi tornare all’oggi e insistere sulla doverosa presenza simbolica di Micheletti nell’ambito ospedaliero polese, se non per conferirne la denominazione all’Ospedale, almeno a un suo reparto.
Nel cuore della memoria
Debora Radolović, presidente dell’Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola ha tra l’altro collocato sul podio la consapevolezza di appartenere ad un unica comunità, un unico popolo con Pola nel cuore ed è quel che ci unisce e che riesce ad andare oltre al dolore, mentre la memoria di Vergarolla spinge ancor più a rafforzare questo inscindibile legame. Il messaggio dal Circolo Istria di Trieste è stato poi portato dal suo presidente onorario Livio Dorigo, incitando tutti a rendersi portavoce dell’inserimento di Vergarolla nel cuore della memoria, affinchè la verità rimanga sempre sovrana, mentre Davide Rossi, vicepresidente della FederEsuli ha ringraziato per l’invito la Città di Pola e detto chiaramente che Vergarolla “è una pagina di storia che deve ancora essere scritta” e che “per ricordare bisogna prima conoscere”. Prima di invitare il pubblico in barca per la deposizione di corone di fiori al largo della storica spiaggia, Graziella Cazzaniga Palermo, presidente dell’Associazione italiani di Pola e dell’Istria – Libero comune di Pola in esilio, ha ringraziato tutti i convenuti per la loro presenza inoltrando un desiderio (“I have a dream”, citazione di M.L.King): vedere realizzata l’epigrafe con scolpiti i nomi di chi non è morto in pace. Tra gli interlocutori si è unito pure Boris Siljan, presidente dell’Unione dei combattenti antifcascisti di Pola con attestazioni di pietà nei confronti delle vittime e l’augurio affinché orrori del genere “non abbiamo mai a ripetersi”.
Presenti ieri al cerimoniale pure la senatrice del Pd Tatjana Rojc, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Marin Corva, il presidente dell’Assemblea UI Paolo Demarin, il Console onorario d’Italia a Pola Tiziano Sošić, il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati Renzo Codarin, il segretario generale dell’UPT Fabrizio Somma, il presidente del Circolo di cultura istro-veneta “Istria” Ezio Giuricin, il presidente del Consiglio della minoranza italiana a Pola Ervino Quarantotto e il presidente del Consiglio cittadino Valter Boljunčić.
Un omaggio che unisce tutta la comunità di Pola
“Impossibile non pensare a una regia di chi non voleva che questa terra, da sempre punto d’incontro di civiltà e culture, ritrovasse la pace. È dunque estremamente significativa la partecipazione delle istituzioni e delle rappresentanze croate e italiane all’omaggio alle vittime della strage, organizzato per il terzo anno consecutivo dal comune di Pola. Sono partecipe delle molte parole di pace e di rispetto della memoria, in particolare del ricordo del medico eroe Micheletti, cui è stata negata l’intitolazione del nuovo ospedale di Pola”. Così la senatrice Tatjana Rojc (Pd), ieri a Pola in occasione delle cerimonie per il 79° anniversario dell’esplosione e della strage di Vergarolla, con la Santa Messa nella Cattedrale e la deposizione delle corone di fiori al monumento alle vittime della tragedia avvenuta il 18 agosto 1946.
“Ritrovare amici, condividere dolore e ricordo di chi è esiliato e di chi è rimasto – ha aggiunto la senatrice – è un dovere e un onore. Ci inchiniamo a tutti coloro che portano su di sé e nella propria memoria le cicatrici di questa strage, auspicando che la condivisione allontani sempre più le tentazioni di strumentalizzazione a fini di becera propaganda”.
Grbin e Boljunčić se ne vanno
«No al revisionismo storico»
A metà commemorazione del 79esimo anniversario della tragedia di Vergarolla il sindaco di Pola Peđa Grbin e il presidente del Consiglio cittadino hanno abbandonato l’evento. Questa la spiegazione del Municipio.
“La Città di Pola esprime il suo profondo rispetto per tutte le vittime di questo tragico evento e per le loro famiglie, ma purtroppo, durante la commemorazione dell’anniversario di questa terribile tragedia, che ha colpito duramente la nostra città 79 anni fa e in cui decine di cittadini di Pola hanno perso la vita e centinaia sono rimasti feriti a causa dell’esplosione, il presidente del Consiglio della minoranza nazionale autoctona italiana della Regione istriana (Ennio Forlani n.d.a.) ha impropriamente utilizzato il suo discorso per fare revisionismo storico. Purtroppo discorsi di questo tipo stanno diventando sempre più comuni in Croazia e noi, in quanto Città, non possiamo accettare che la commemorazione di questa terribile tragedia e delle sofferenze dei nostri concittadini venga utilizzata per accusarli falsamente di genocidio”.
“Pola e l’Istria sono sempre state aree che hanno dimostrato grande tolleranza, apertura e sostegno alla convivenza verso tutti – recita ancora il comunicato del Municipio – e pertanto, come Città, è inaccettabile che questo triste anniversario o qualsiasi altra occasione venga utilizzata per la politicizzazione e la diffusione dell’intolleranza. La tragedia di Vergarolla è una ferita indelebile nella storia della nostra città e un promemoria dell’importanza di preservare la pace, la sicurezza e la solidarietà, e la Città di Pola invia con la presente un chiaro messaggio che non sostiene e non sosterrà i tentativi di politicizzare questa tragedia. È nostro comune dovere ricordare Vergarolla con dignità e rispetto, rendendo omaggio alle vite perdute. La Città continuerà a sostenere commemorazioni e iniziative che promuovono una cultura del ricordo, della pace e del rispetto reciproco, e consideriamo inaccettabile qualsiasi politicizzazione o tentativo di divisione in questo contesto, così come la diffusione dell’intolleranza e di teorie che si cerca di presentare come fatti”.
Non si è fatta attendere la risposta di Ennio Forlani, il quale ha puntualizzato: “Non ho accusato nessuno di genocidio, né ho menzionato la parola genocidio. Ho citato fatti già noti e li ho menzionati nel contesto della tragedia di Vergarolla”.
Una giustizia
da rivendicare
Nota dell’On. Nicole Matteoni, deputata e Segretaria Provinciale Fratelli d’Italia Trieste
“Era il 18 agosto di 79 anni fa e la spiaggia di Vergarolla, a Pola, terra italiana militarmente presidiata dagli angloamericani, era affollata di bagnanti, famiglie e bimbi, accorsi per assistere alle gare di nuoto della Coppa Scarioni. Un momento di festa con migliaia di persone che si tramutò in un attimo in una tragedia, quando delle mine inattive accatastate in spiaggia esplosero in un fragoroso boato. Solo a 64 vittime fu possibile dare un nome, per gli altri furono i medici a fare un bilancio approssimativo che superò il centinaio. Se la violenza si misura in vittime, gli eroismi si misurano dalla conta delle vite salvate, come fece il Dott. Geppino Micheletti, che continuò operare i feriti trasportati all’ospedale di Pola pur avendo saputo che tra le vittime c’erano i figli Renzo e Carlo. Per questo fu insignito nel 1947 della Medaglia d’argento al valor civile e nel 2017 della Medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica della Repubblica Italiana”, si legge nella nota dell’On. Nicole Matteoni, deputata e Segretaria Provinciale Fratelli d’Italia Trieste in occasione del 79º anniversario della strage di Vergarolla.
“L’indagine alleata stabilì che l’esplosione di quegli ordigni non fu casuale, ma intenzionale. In una giornata come quella di oggi la memoria necessita di un supporto concreto che mira a rendere giustizia a questa pagina di storia e a tutto il popolo istriano, ricordando come quel 18 agosto 1946, segnò il primo e più sanguinoso atto terroristico della storia della Repubblica Italiana.
Auspico quindi che, in occasione dell’80° anniversario della tragedia, il 18 agosto 2026, si possa celebrare la prima Giornata Nazionale del Ricordo dei Martiri di Vergarolla grazie alla mia proposta di legge presentata e depositata alla Camera dei Deputati qualche mese fa”, conclude la nota dell’On. Nicole Matteoni.
Di seguito il testo integrale della proposta di legge.
La proposta di legge
”Il 18 agosto 1946 si consumava, a Pola, la strage di Vergarolla, una delle prime drammatiche vicissitudini vissute dagli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia in tempo di pace, già vittime della brutalità delle truppe titine e degli agenti filo-jugoslavi loro complici. Una tragedia nazionale che comportò un doloroso esodo di nostri connazionali dalle loro terre di origine, reso ancora più odioso dalle barbare esecuzioni di civili inermi, infoibati solo perché di lingua e cultura italiana. Sciagura che, come anche ricordato più volte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fu sottovalutata – per superficialità o, ancor peggio, per convenienza politica – per troppo tempo, relegando un evento centrale della storia d’Italia a mera nota a piè di pagina. Quel 18 agosto 1946, nell’insenatura di Vergarolla, veniva organizzata una giornata di eventi sportivi e di competizioni natatorie – la “Coppa Scarioni” – a cui partecipava la popolazione cittadina italiana, stragrande maggioranza degli abitanti del capoluogo istriano. Sulla spiaggia gremita, specialmente da famiglie e bambini, fu fatto brillare, da ignoti, materiale esplosivo bellico, quasi dieci tonnellate di tritolo. Fu la stessa indagine condotta dagli alleati angloamericani a sancire la natura dolosa della deflagrazione. Furono oltre cento i martiri, colpevoli di essere italiani. Dei corpi talmente straziati, solo sessantaquattro furono riconosciuti. Oltre un terzo delle vittime erano bambini. I feriti furono salvati dal coraggio del dottor Geppino Micheletti e del personale dell’ospedale di Pola, che lavorarono instancabilmente per giorni. Questa strage, che avvenne in un contesto di tensione e paura per la comunità italiana, schiacciata entro un’enclave circondata dal territorio assegnato a Belgrado, spinse i nostri connazionali a decidere in massa per l’esodo, timorosi per la loro sopravvivenza, costringendo il Governo italiano a concentrare i propri sforzi nel mantenere Trieste entro i confini della Repubblica. Seppure i responsabili non furono ufficialmente mai individuati, molte e profonde sono le prove che indicherebbero un coinvolgimento di agenti vicini al sentimento anti-italiano, che beneficiarono enormemente dalle conseguenze di questo evento. Riconoscere alla strage di Vergarolla il giusto peso storico serve a ricordare il sacrificio di coloro che, con il proprio sangue, testimoniarono l’italianità di queste terre: un atto di rispetto per i caduti, per le loro famiglie e per tutta la comunità giuliana e dalmata.
Art. 1. (Istituzione della Giornata nazionale del ricordo dei martiri di Vergarolla)
1. La Repubblica riconosce il 18 agosto quale Giornata nazionale del ricordo dei martiri di Vergarolla, di seguito denominata “Giornata nazionale”, al fine di tutelare e conservare la memoria storica degli eventi verificatisi a Vergarolla il 18 agosto 1946, nel solco del percorso di ricordo e di testimonianza dell’eccidio e dell’esodo degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia avvenuti durante la seconda guerra mondiale e, in particolare, durante l’occupazione jugoslava del territorio nazionale.
2. In occasione della Giornata nazionale, le istituzioni statali e regionali, gli enti pubblici e privati, le scuole di ogni ordine e grado possono promuovere, nell’ambito della loro autonomia, studi, pubblicazioni, convegni, incontri e dibattiti, volti a conservare la memoria e a diffondere la conoscenza degli eventi del 18 agosto 1946 presso la cittadinanza e, in particolare, le nuove generazioni.
3. La Giornata nazionale è considerata solennità civile ai sensi dell’articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. Essa non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.
Art. 2. (Clausola di invarianza finanziaria)
1. All’attuazione della presente legge si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
















