da “La Voce del Popolo” di Fiume

 

di Rossana Poletti

 

Ha avuto inizio ieri il convegno organizzato dall’Unione degli Istriani di Trieste nel centenario della sottoscrizione dell’accordo

 

TRIESTE | Nato per celebrare un centenario, quello del Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, il Convegno internazionale dell’Unione degli Istriani ha ricevuto il riconoscimento del Governo Italiano, della Regione FVG e dell’Università Popolare di Trieste. Il Trattato di Rapallo si realizzò per definire i confini tra Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dopo la fine della Prima guerra mondiale, che con la dissoluzione dell’Impero Austro-ungarico presentavano situazioni contese e di difficile soluzione.

 

Tesi mazziniana

 

Francesco Leoncini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nel suo discorso d’apertura ha ricordato come l’Italia abbia dimenticato il Risorgimento e personaggi come Mazzini. “Il risorgimento va oltre la questione nazionale del nostro Paese – ha affermato Leoncini -. In Italia riesce a creare un movimento di masse popolari, al quale guarderanno anche i Paesi della sfera slava. Si afferma infatti una forte solidarietà sociale a cui Mazzini ha contribuito con il suo pensiero ideale. Nelle ‘Lettere slave’ mostra infatti conoscenza assai articolata del mondo balcanico, da studiare profondamente perchè elemento dell’avvenire”. Leoncini ha affermato che l’unificazione degli slavi meridionali ha alle spalle personalità come Masaryk, professore di filosofia a Praga, seguace di Mazzini, che svilupperà un’opera di collegamento tra quei popoli. “Sui confini orientali Mazzini osserva che l’Istria sia italiana, ma anche che il monte Maggiore sia il confine con il mondo slavo, che la costa dell’Adriatico, con vestigia delle colonie romane, sia abitata prevalentemente da slavi. Su questa tesi – ha concluso Leoncini – nel 1918 personalità importanti dell’Italia perorarono la tesi mazziniana sui confini orientali, anche in un’ottica diplomatica strategica”.

 

Fiume rimase nell’indeterminazione

 

A Stefano Pilotto è stato affidato il compito di raccontare come si arrivò al Trattato di Rapallo, partendo dal patto di Corfù del 1917, che vide la nascita del Regno dei serbi, croati e sloveni, un accordo fragile tra i tre popoli. Con l’attentato di Sarajevo e l’abbandono poi della Triplice Alleanza si era aperta la guerra anche per l’Italia, un evento durissimo con il miraggio però di ottenere Trentino-Alto Adige, Trieste, Istria, Fiume e costa dalmata. Con la fine della guerra e il crollo dell’Impero asburgico gli accordi presi nel patto segreto di Londra non furono seguiti dagli americani, che non volevano disattendere tutte le richieste del regno slavo ed evitare che si facessero avanti le tesi leniniste (come ha ricordato il prof. Bianchini), facendo infuriare l’Italia. “D’Annunzio va a Fiume – ha ricordato Pilotto – per mettere l’Italia e gli altri Paesi di fronte a una situazione compiuta. Nel 1920, quando sembra che i patti segreti di Londra vadano in porto, Ante Trumbić, nazionalista croato, accordandosi con le richieste della frontiera all’Isonzo degli sloveni, scompagina le trattative, che diventeranno una dura battaglia. Il trattato lasciava quindi Fiume nell’indeterminazione, mentre all’Italia andava Zara, unica enclave dalmata. Rimasero delusi i croati che avrebbero voluto tutto, Istria, Fiume e Dalmazia, meno i serbi, poco interessati alla questione del nord Adriatico. Zara – ha concluso Pilotto – era circondata dalla frontiera, indifendibile, come la Seconda guerra mondiale dimostrò chiaramente. Il compromesso per il Trattato produsse la delusione italiana, che determinò sicuramente la politica estera del ventennio che seguì”.

 

Salata e la classe italiana

 

Luca Riccardi ha poi affrontato la politica estera dell’Italia liberale e di un suo esponente, Francesco Salata, militante irredentista istriano, nel dibattito del confine orientale. Cultore della memoria storica dell’italianità istriana, a “Il Piccolo” di Teodoro Mayer Salata fece la gavetta ed ebbe modo di prendere contatto con i liberal-nazionali. Assessore della dieta istriana, contribuì alla costruzione di una classe dirigente italiana, alternativa a quella tedesca e slava. Con questo ruolo contribuì alla politica del governo per la definizione del confine orientale, spingendo a combattere anche per Fiume italiana. Ha chiuso la prima sessione del convegno il prof. Stefano Bianchini, che ha affrontato i retroscena degli stati che sedevano al tavolo del Trattato, le questioni etniche e nazionali, il ruolo dei servizi segreti, gli accordi bilaterali franco-croati, la politica imperialista dell’Italia nel Mediterraneo, le posizioni di D’Annunzio e Lenin, la nascita del fascismo in Italia, la protezione delle minoranze quando si cominciò a capire che l’Italia avrebbe perso la Dalmazia.

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