da “La Voce del Popolo” di Fiume

di Mariella Mehle

Si è concluso l’appuntamento di formazione dei docenti del 58.esimo Seminario di lingua e cultura italiana. L’evento, strutturato in tre giorni di lavoro, è stato ospitato presso il centro congressi di San Bernardino a Portorose e ha visto la partecipazione di oltre una settantina di educatori e docenti delle scuole con lingua d’insegnamento italiana e insegnanti di istituti della maggioranza. Il Seminario di studi, organizzato dall’Istituto dell’Educazione della Repubblica di Slovenia – Unità organizzativa di Capodistria, dal Consolato Generale d’Italia a Capodistria, in collaborazione con l’Università Popolare di Trieste e la Comunità Autogestita della Nazionale Italiana Costiera, è stato strutturato in tre articolazioni tematiche. La prima era dedicata a “I punti critici dell’italiano contemporaneo: quali sono, come insegnarli, quando insegnarli”, sostenuta dal linguista Giuseppe Patota. La seconda ha affrontato “Le criticità crescenti della lingua italiana nel contesto”, proposta dai docenti Paolo Balboni e Fabio Caon dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. La terza e ultima tematica, dal titolo “Tra līmĕs e līmĕn – Lingua e letteratura oltre i confini”, è stata affidata all’ospite d’onore, lo scrittore e docente Angelo Floramo, il quale ha dialogato con il consulente pedagogico del governo italiano in Slovenia, Arturo Campanella.

Il seminario ha offerto notevoli stimoli e occasioni di presenza, partecipazione e interazione ai corsisti. Nella sessione conclusiva hanno presenziato in prima fila le autorità, rappresentanti delle istituzioni che organizzano e finanziano i seminari, salutate dal consulente pedagogico, Sergio Crasnich, che ha condotto l’evento e portato i saluti del presidente e del segretario generale dell’UPT, rispettivamente Emilio Fatovic e Fabrizio Somma, impegnati altrove. A porgere i saluti istituzionali, anche a nome del direttore dell’Istituto dell’Educazione e del Ministro dell’Istruzione sloveni, la dirigente dell’unità capodistriana, Alica Prinčič Röhler. Ha espresso soddisfazione per esser riusciti a realizzare un appuntamento formativo proficuo, ricco di contenuti nuovamente in presenza, auspicando che “tutte le istituzioni coinvolte possano garantire anche in futuro soluzioni formative caratterizzate da tale qualità e durata”. A prendere la parola è stato quindi il presidente della CAN costiera, Alberto Scheriani, rilevando il ruolo importante che le CAN detengono nel sistema scolastico in lingua italiana in Slovenia. “Le scuole sono la base del nostro essere, degli apparteniti alla CNI sul territorio. È di fondamentale importanza lavorare anche sul potenziamento dell’insegnamento dell’italiano negli istituti sloveni. Ci impegnano quotidianamente a far rispettare la nostra lingua sul territorio e affinché il bilinguismo venga applicato in tutte le sue forme”. Il deputato al seggio specifico della CNI alla Camera di Stato della Slovenia, Felice Žiža, ha confermato l’intenso lavoro di collaborazione con la CAN costiera e, per dare ulteriore senso all’impegno profuso a livello politico e istituzionale, ha sollecitato “a usare quotidianamente la lingua italiana nell’ambiente sociale sul territorio, per mantenere la nostra lingua viva”. Ha inoltre annunciato alcune novità relative all’insegnamento dell’italiano nelle scuole della maggioranza, che si concretizzeranno nel prossimo anno scolastico. Il Console Generale d’Italia a Capodistria, Giovanni Coviello, ha portato i saluti dell’Ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile, che per motivi inderogabili non ha potuto presenziare. Ha espresso soddisfazione per le numerose attività delle istituzioni coinvolte al mantenimento della lingua italiana sul territorio e ha confermato “l’impegno a proseguire l’opera di vicinanza del Consolato Generale nel campo dell’istruzione e della formazione”. Alla giornata conclusiva del seminario, non è mancata la parte artistica con l’esibizione del quartetto d’archi dei professori della Scuola di Musica di Capodistria con ai violini Žiga Cerar e Božo Petrač, alla viola Tina Lorbek e al violoncello Igor Švarz.

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