ARTE E FOLLIA: OLTRE LA RAGIONE LE STORIE DELL’ARTE IRREGOLARE; Michelangelo, Caravaggio, Andrea del Sarto, Rubens , Van Gogh, Richard Dadd, Ligabue, J. Dubuffet, J.M. Basquiat, Pietro Ghizzardi, Ida Maly, Madame Favre, Franz Xaver Messerschmidt, Helga Goetze…

                                                                                             

prof.ssa Francesca Martinelli

 

Presso la sede: Sc. Media DANTE ALIGHIERI, Via Giustiniano, 7

Durata: dal 5 febbraio al 29 aprile 2020

Ogni mercoledì dalle 18.40 alle 20.20

 

“L’unica differenza tra me e un folle è che io non sono folle”.S.Dalì

PROGRAMMA

      • 1 La follia nell’arte del Cinquecento
      • 2 Rapporto tra estetica e psichiatria
      • 3 Dubuffet e l’Art Brut
      • 4 Irregolari nell’Arte Italiana (tra il 1900 e 1950)
      • 5 Artiste tra genio e isteria

Outsider, folli, malinconici, incompresi, criminali: quali sono i delicati rapporti che legano l’arte e il disagio mentale? L’affascinante interazione tra estetica e psichiatria e il rapporto tra espressione artistica e disagio mentale.  La follia, intesa come alterazione della personalità umana, è stata accolta nel grande repertorio figurativo dell’arte, ma è solo nel corso del Rinascimento che la follia diventa oggetto di indagine speculativa, testimoniata da scritti, da trattati e da numerose rappresentazioni. Una significativa riflessione su questo argomento viene infatti prodotta, tra la fine del 1400 e la soglie del secolo successivo, soprattutto nell’area culturale del Nord Europa, percorsa da correnti di pensiero sia mistiche che eretiche.

Si tratta di una zona della storia dell’arte rimasta a lungo abbandonata, trascurata, non trattata; per molto tempo si è avvertita, con grande evidenza, una lacuna, colpevole o colposa.

In generale tutti questi pittori producono esclusivamente per rispondere ad una loro necessità interiore, sono quindi sempre autentici, mai furbi od ammiccanti, sebbene, nella loro indiscutibile intelligenza molti di loro sappiano comunque di operare all’interno della loro produzione una sorta di differenziazione tra le opere selezionate, prodotte per se stessi o quelle che sono invece destinate a piacere agli altri.

Fino al Cinquecento gli ossessi venivano raffigurati attraverso piccoli demoni simili a pipistrelli esalati dalla bocca. La rivoluzione rinascimentale giunse anche in questo campo e da quel momento le possessioni demoniache vennero realmente descritte come grandi crisi isteriche.  Charcot scrisse nel 1887 il libro Le indemoniate nell’arte. Il libro, oltre a prospettare elementi di natura psichiatrica, coglie soprattutto i mutamenti della rappresentazione della cosiddetta possessione demoniaca nell’ambito dell’espressione artistica di donne e uomini.  Gli effetti di gravi malattie mentali, spesso, alterando le capacità percettive ed emotive dell’artista, possono influire sulla sua espressione pittorica e testimoniano come la storia di vita del pittore entri a far parte integrante della sua opera. Si tratta di una zona della storia dell’arte rimasta a lungo abbandonata, trascurata, non trattata; molto importante in questo percorso sarà il contributo di Jean Dubuffet,  che approcciò  tali  territori  espressivi nel   modo più   compiuto, con un atteggiamento  critico ed intelligente, che lo condusse alla delineazione di un anti-movimento e alla  Fondazione della Collezione di Art Brut di Losanna. Tutto ciò affiora nei quadri di alcuni grandi pittori in momenti particolari della loro vita. I sistemi percettivo, emotivo ed espressivo di altri grandi pittori sono stati, in modo più drammatico, alterati da gravi malattie mentali, quali la schizofrenia e la sindrome maniaco- depressiva. Uno studio del 1988 di Gruesser descrisse, quale particolare disturbo caratteristico di pazienti schizofrenici, l’anormale percezione delle facce. I volti osservati da questi pazienti potevano cambiare velocemente la loro espressione, assumendo sempre più le sembianze di un mostro: la bocca si apriva mettendo in evidenza i canini sporgenti, il naso e gli occhi divenivano più grandi, le pupille si dilatavano. Alcuni disegni o dipinti riportati da pazienti affetti da schizofrenia mettono in evidenza questa particolare caratteristica e mostrano, pur comunicando la sofferenza e le distorsioni percettive di questa terribile malattia, come la “follia” possa, in alcuni casi suggerire una “geniale” creatività artistica. Oltre ad una trasversale ricognizione storica che parte dal Rinascimento alla seconda guerra mondiale, una sessione importante del corso sarà dedicata agli outsider italiani. Possiamo nominare Pietro Ghizzardi, uno dei tanti “matti padani”, che dipingeva utilizzando sostanze naturali come i colori ottenuti con i succhi delle erbe. In Italia è stato spesso con l’aneddotica di stampo naif, ma fu senza dubbio protagonista di un’arte caratterizzata dalla straordinaria potenza espressiva. Oppure Alfredo Chigine che, pur condizionato dall’inclinazione al bere, lavorò con esiti di grande spessore, secondo una poetica informale in aperto dialogo con quella dei colleghi dell’area milanese, come Morlotti, Francese, Ferroni. E ancora, Franca Settembrini, uno dei giganti dell’Art brut italiana, non a caso celebrata all’interno della Collezione di Losanna. Un’altra grande artista è Ida Maly, che fu uccisa dai nazisti nel corso del loro aberrante programma eutanasico nei confronti dei malati di mente, la quale, più che altro, esprimeva il suo disagio esistenziale nella difficoltà ad adeguarsi agli stereotipi femminili del tempo. Un aspetto che riguarda le persone patologiche è che il riconoscimento del loro lavoro è l’unico modo per dichiarare la propria esistenza , un mezzo per l’affermazione della propria identità. E’ dimostrato che anche persone molto sofferenti possiedono la precisa consapevolezza di essere artisti. Goya era ormai quasi completamente sordo, solo e in preda all’angoscia di cui è testimonianza gran parte della produzione della sua vecchiaia. La depressione che afflisse Michelangelo, fu di origine psichica. Richard Dadd, pittore inglese dell’Ottocento, trascorse molti anni in manicomio per aver ucciso il padre con un coltello a serramanico durante una pacifica passeggiata in campagna, perché lo aveva scambiato per un principe delle tenebre. Edvard Munch si ritiene fosse affetto da una sindrome schizoide e angoscia patologica. Vincent van Gogh  è considerato oggi “il pittore malato” per eccellenza. La natura della sua malattia, che si manifestò prima dei trent’anni, è stata oggetto di numerose ricostruzioni e interpretazioni diagnostiche.   L’inquietudine, lo smarrimento e la follia caratterizzarono in modo incisivo il cammino di Ligabue: dallo stato mentale Ligabue autoritrattodissociato, si racconta che dipingesse spesso in riva al Po e che di frequente si abbandonasse a strane danze, mimando i movimenti degli animali ed emettendo versi e urla, agitandosi nel fango ed imbrattandosi dei colori con i quali lavorava.   Emblema del genio maledetto del secolo scorso, Jackson Pollock percorse tutta la vita sulla strada dell’autodistruzione, in una parabola di eccessi consumata tra alcool e psicofarmaci.  Louis Wain, il pittore che dipingeva i gatti, era sempre stato considerato un soggetto strano e bizzarro. Il verificarsi di comportamenti francamente aggressivi e violenti motivò nel 1924 il suo ricovero in un ospedale per indigenti, lo Springfield Mental Hospital. Francis Bacon  la  cui vita privata  non è mai stata scissa dalla sua opera, fu protagonista di una passione torturata e torturante, masochista e crudele, che sconvolse il suo equilibrio psichico e contribuì a tradurre il disagio esistenziale nei suoi celebri ritratti inquieti dalle dominanti scure. Jean Michel Basquiat, una tormentata e autodistruttiva personalità, resa instabile dagli eccessi di una prematura notorietà, dall’uso di sostanze, fino alla sua progressiva tossicodipendenza che non riuscirà ad arrestare, portandolo a soffrire di frequenti disturbi psichici. Mark Rothko, la cui sensibilità verso i mali del mondo lo porterà alla depressione e al suicidio. Camille Claudel, completò le sue opere e le distrusse a colpi di martello. E poi Karl Wilhelm Diefenbach, Adolf Hitler, Salvador Dalì, Victor Brauner…

 

Quota di frequenza: € 158,00 – Quota associativa: € 30,00

 

 

N.B. Per rispettare gli impegni degli Istituti scolastici che ospitano i corsi dell’Università Popolare, durante l’anno alcune lezioni dovranno essere sospese in occasione dei ricevimenti pomeridiani dei genitori degli studenti e saranno recuperate il venerdì della stessa settimana alla stessa ora.
ARTE E FOLLIA: OLTRE LA RAGIONE LE STORIE DELL’ARTE IRREGOLARE
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