II parte: dal 1900 ai giorni nostri:

Richard Dadd, Ligabue, J. Dubuffet, J.M. Basquiat, Pietro Ghizzardi, Ida Maly, Madame Favre, Helga Goetze, Josef Forster, Aloise Corbaz, Jeanne Tripier, Giovanni Battista Podestà, Luigi Lineri…

 Lezione in aula + lezione online – alternate come da capienza sede (supporto Zoom
  • Mercoledì, ore 18.30 – 20.10, Prof.sa Francesca Martinelli
    Data di inizio corsi in via di definizione

Quota d’iscrizione: € 158,00 (+ quota associativa € 30,00).

Non è necessario aver frequentato la prima parte.

(L’insegnante è contattabile per gli eventuali iscritti che vogliano delle informazioni più
approfondite al seguente indirizzo di posta elettronica: nancyfrida@gmail.com)

L’unica differenza tra me e un folle è che io non sono folle (S.Dalì).

Outsider, folli, malinconici, incompresi, criminali: quali sono i delicati rapporti che legano l’arte e il disagio mentale? L’affascinante interazione tra estetica e psichiatria e il rapporto tra espressione artistica e disagio mentale. La follia, intesa come alterazione della personalità umana, è stata accolta nel grande repertorio figurativo dell’arte, ma è solo nel corso del Rinascimento che la follia diventa oggetto di indagine speculativa, testimoniata da scritti, da trattati e da numerose rappresentazioni. Una significativa riflessione su questo argomento viene infatti prodotta, tra la fine del 1400 e la soglie del secolo successivo, soprattutto nell’area culturale del Nord Europa, percorsa da correnti di pensiero sia mistiche che eretiche.

Si tratta di una zona della storia dell’arte rimasta a lungo abbandonata, trascurata, non trattata; per molto tempo si è avvertita, con grande evidenza, una lacuna,
colpevole o colposa.

In generale tutti questi pittori producono esclusivamente per rispondere ad una loro necessità interiore, sono quindi sempre autentici, mai furbi od ammiccanti, sebbene,nella loro indiscutibile intelligenza molti di loro sappiano comunque di operare all’interno della loro produzione una sorta di differenziazione tra le opere selezionate, prodotte per se stessi o quelle che sono invece destinate a piacere agli altri. Gli effetti di gravi malattie mentali, spesso, alterando le capacità percettive ed emotive dell’artista, possono influire sulla sua espressione pittorica e testimoniano come la storia di vita del pittore entri a far parte integrante della sua opera.

Si tratta di una zona della storia dell’arte rimasta a lungo abbandonata, trascurata, non trattata; molto importante in questa seconda parte sarà il contributo di Jean Dubuffet, che approcciò tali territori espressivi nel modo più compiuto, con un atteggiamento critico ed intelligente, che lo condusse alla delineazione di un anti-movimento e alla Fondazione della Collezione di Art Brut di Losanna.
Verranno analizzate le uniche collezioni italiane storiche nei musei antropologici Cesare Lombroso e Giovanni Marro.

Una sessione importante del corso sarà dedicata agli outsider italiani, all’opera di artisti, poeti, scrittori durante la dittatura fascista in Italia .Possiamo nominare Pietro Ghizzardi, uno dei tanti “matti padani”, che dipingeva utilizzando sostanze naturali come i colori ottenuti con i succhi delle erbe. In Italia è stato spesso con l’aneddotica di stampo naif, ma fu senza dubbio protagonista di un’arte caratterizzata dalla straordinaria potenza espressiva. Oppure Alfredo Chigine che, pur condizionato dall’inclinazione al bere, lavorò con esiti di grande spessore, secondo una poetica informale in aperto dialogo con quella dei colleghi dell’area milanese, come Morlotti, Francese, Ferroni. E ancora, Franca Settembrini, uno dei giganti dell’Art brut italiana, non a caso celebrata all’interno della Collezione di Losanna. Un’altra grande artista è Ida Maly, che fu uccisa dai nazisti nel corso del loro aberrante programma eutanasico nei confronti dei malati di mente, la quale, più che altro, esprimeva il suo disagio esistenziale nella difficoltà ad adeguarsi agli stereotipi femminili del tempo. Affronteremo ruoli e vite di artisti irregolari durante il Reich tedesco e il progetto Aktion T4, ideato appositamente per la loro sistematica eliminazione.

Un aspetto che riguarda le persone patologiche è che il riconoscimento del loro lavoro è l’unico modo per dichiarare la propria esistenza , un mezzo per l’affermazione della propria identità. È dimostrato che anche persone molto sofferenti possiedono la precisa consapevolezza di essere artisti.

Programma:

  • Rapporto tra estetica e psichiatria;
  • Dubuffet e l’Art Brut;
  • Irregolari nell’Arte Italiana (tra il 1900 e 1950);
  • Arte Irregolare durante dal 1920 al 1945 in Germania (progetto Aktion T4);
  • Artiste tra genio e isteria;
  • Il genio contemporaneo;
  • Conclusioni.

Per maggiori info: 3382272351 oppure FB Francesca Martinelli.

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