Le Università Popolari nascono, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo in vari Paesi per venire incontro alle esigenze del popolo.
La prima Università Popolare sorge proprio a Trieste per volontà del Comune il 27 dicembre 1899 e inizia la sua attività il 2 dicembre del 1900.
Trieste faceva parte allora dell'Impero asburgico e uno dei principali contrasti tra il Comune, liberalnazionale, espressione del movimento irredentista, e il governo di Vienna riguardava proprio l'istituzione di una Università Italiana. Non potendola ottenere, il Comune vuole l'Università Popolare per diffondere la cultura italiana tra le classi più umili.
Dopo le due guerre mondiali, l'attività dell'Università Popolare si estende nell'Istria e nel Fiumano, proponendosi di contribuire alla conservazione in quei territori della lingua e della cultura italiana.
Un lavoro importante e non facile, soprattutto agli inizi, quando si deve salvaguardare la lingua e la cultura italiana nell'immediato dopoguerra, quando parte della popolazione italiana paga il più alto prezzo del conflitto vedendo "passare" la propria terra dall'altra parte del confine, in quella che si chiamava allora Jugoslavia.
"Il conflitto disastroso che per l'Italia era terminato il 25 aprile 1945 lasciando una Nazione, pur devastata, festante per la trovata libertà, aveva rappresentato per la Venezia Giulia l'inizio di un'ulteriore tragedia. La corsa di Tito per la conquista delle città costiere dell'Italia orientale aveva avuto, infatti, il suo momento culminante nell'occupazione di Trieste del primo maggio, seguita da quaranta giorni di violenza, di persecuzioni, di infoibamenti, venuti a cessare con l'arrivo degli 'alleati'.
Lo scontro tipico della 'guerra fredda' che sarebbe andata progressivamente montando in quegli anni e nel quale Trieste era geograficamente al centro e l'ormai evidente perdita dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, imponeva delle prese di posizione su degli assoluti - italianità contro slavismo, democrazia contro comunismo - che suscitavano nei triestini una comprensibile ipersensibilità e una passionalità che esulavano da qualsiasi tradizionale confronto politico.
Ciò che l'irredentismo del primo anteguerra aveva sognato - e poi ottenuto - era stato irrimediabilmente perduto e ciò che era ancora in discussione - cioè l'artificioso Territorio Libero di Trieste, suddiviso nell''angloamericana' Zona A e la 'jugoslava' Zona B - aveva generato, dunque, un secondo irredentismo, dalle aspirazioni ormai minime e privo di quel preveggente orgoglioso trionfalismo che aveva contraddistinto quello storico. (...)
L'Università Popolare che in quegli anni si decise di far rinascere, ritrovò così, in questo compito lo spirito delle origini" (A.A.V.V., Università Popolare di Trieste 1889-1999, Cent'anni di impegno nella tutela e promozione della cultura italiana a Trieste e la sua provincia, in Istria, Fiume e Dalmazia, Trieste, Lloyd Editoriale, 2000, p. 59 ).
La disfatta dell'8 settembre 1943, oltre all'interruzione di ogni contatto con la Nazione madre, significa per gli abitanti di quei territori una sola drammatica parola: Esodo.
Chi se ne va vive una lacerazione profonda nelle relazioni e negli affetti più cari, chi rimane subisce lo scempio del vedere una slavizzazione che travolge ogni cosa, mettendo in seria difficoltà le strutture politico-culturali di quella che ormai sta diventando una minoranza e facendo operare nel disagio e nell'isolamento più grandi, fin dalla sua fondazione, l'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume.
Come (imparzialmente) scrive Arrigo Petacco nel suo libro sull'esodo, il Governo italiano non comprende subito la situazione terribile che stanno vivendo gli italiani dei territori perduti, ma cerca in tutti i modi di contenere l'esodo.
Che comunque, alla fine, avviene, in modo emblematico come quello che lasciò quasi deserta Pola. Ma sono tanti coloro che non ce la fanno a rimanere in un paese in cui si sentono e di fatto sono ormai stranieri.
Il 19 giugno 1951 il Governo Militare Alleato sancisce ufficialmente, con l'Ordine N. 110, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del successivo primo luglio, la libertà e l'autonomia dell'Università Popolare decretandola Ente Morale di assistenza indipendente.
"Ma la notizia più confortante venne il 26 ottobre di quell'anno, quando Trieste tornò a fare parte del'Italia e per l'Università Popolare cominciarono a prospettarsi delle nuove possibilità e dei nuovi scenari internazionali che, giunti a maturazione nel corso di un decennio - quasi un risorgimentale 'decennio di preparazione' -, aprirono la strada al nuovo, fondamentale, ruolo di questa istituzione.
Infatti, il 24 novembre, con il decreto N. 38, Giovanni Palamara, Commissario generale del Governo Italiano, abrogava l'ordine del G.M.A. e riconosceva l'Università Popolare quale Ente Morale Culturale e di Istruzione ed entro il dicembre successivo un primo contributo finanziario la metteva in condizione di operare con maggiore tranquillità e di chiedere, al contempo,di poter avvalersi delle clausole previste dal Memorandum di Londra tra Italia e Jugoslavia, il quale contemplava la possibilità per gli enti e le associazioni culturali di instaurare rapporti diretti con la comunità italiana della Zona B e di poter chiedere anche una sede stabile dove svolgere la propria attività culturale.
(...) La nuova funzione per l'Università Popolare - che era in fondo quella tradizionale della difesa e della diffusione della cultura italiana dove essa era minacciata di estinzione - era ben chiara" (A.A.V.V., Università Popolare di Trieste 1899-1999, op. cit. pp. 67-68).
Per l'Università Popolare di Trieste è un'occasione unica e irripetibile. Il 1963-1964 è l'annata fondamentale.
È l'anno in cui l'allora presidente dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume, il neo eletto Antonio Borme, si rende conto dei cambiamenti in atto e intese rafforzare il ruolo della minoranza, iniziando un proficuo dialogo con le istituzioni italiane.
Ed è l'anno in cui il Segretario generale Luciano Rossit ha la grande apertura mentale di cogliere questi cambianti e di iniziare con coraggio quella che sarà, da quel momento in poi, la meritoria opera di salvaguardia e tutela della lingua, della cultura e dell'identità di appartenenza di una parte di popolazione che aveva vissuto fino ad allora in territorio italiano e che ora apparteneva alla Jugoslavia.
E lo fa rischiando, muovendosi controcorrente e soprattutto contro i "muri", dando avvio a quella attività che rappresenta ancor oggi il cuore stesso dell'Ente: la diffusione della lingua e della cultura italiana, da un lato, e la salvaguardia e la tutela di tale patrimonio di cultura dall'altro.
In quello stesso anno inizia la collaborazione tra l'Università Popolare di Trieste e l'allora Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume (UIIF). Soltanto che quella volta il compito è molto più difficile, e richiede notevoli doti diplomatiche, oltre che pratico-organizzative.
Gli accordi tra UIIF e UP vengono siglati a Rovigno, nel settembre 1964, in un incontro che si tiene nella sede del locale Ginnasio italiano, alla presenza del Segretario generale Luciano Rossit, del vicepresidente Giuseppe Rossi Sabatini e del presidente dell'UIIF Antonio Borme.
"L'incontro, avvenuto in un clima d'immediata affabilità, fu estremamente franco se è vero, come ricorda Rossit (Luciano Rossit, Prefazione, in Secondo concorso d'arte e di cultura "Istria Nobilissima". Antologia delle opere premiate, Trieste-Fiume, Università Popolare di Trieste-Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume, 1969, p. 5), che si liquidò 'in un quarto d'ora, e senza reticenze, il problema delle rispettive e diverse posizioni politiche'.
Così, pur consapevoli dello stato d'animo ancora surriscaldato dall'una e dall'altra parte e delle difficoltà politiche che avrebbero potuto emergere in Jugoslavia, i partecipanti stabilirono le condizioni e i principi fondamentali della collaborazione, la quale doveva consistere nella non interferenza reciproca nelle questioni interne dei rispettivi istituti, nel rispetto della piena autonomia dei due enti e nella limitazione della collaborazione ai soli campi della cultura e della conservazione dell'identità nazionale della minoranza.
(...) Nell'aprile del 1965 iniziò così ufficialmente, al Circolo Italiano di Cultura (C.I.C.) di Fiume - con una conferenza di Loris Premuda, direttore dell'Istituto di storia della medicina dell'Università di Padova, sul tema 'alcune errate opinioni e dannosi pregiudizi nel campo delle malattie e dell'alimentazione' (L'Università Popolare all'opera nell'Istria, "Il Piccolo", 24 aprile 1965; Iniziative culturali dell'U.P. in Istria, "Messaggero Veneto", 25 aprile 1965; Conferenzieri U.P. da oggi in Istria, "Il Piccolo" 26 apirle 1965), un'attività destinata, nonostante le difficoltà, a estendersi costantemente" (Università Popolare di Trieste 1899-1999, op. cit. pp. 77-78).
I funzionari dell'Università Popolare di Trieste portano avanti con impegno e coerenza l'attività culturale, in modo quasi clandestino, sorretti dalla convinzione che se l'Italia ufficiale deve limitare i suoi interventi di protezione alla sola e piccola ex Zona B, nulla e nessuno potrebbe impedire a un Istituto privato di accordarsi con un organismo analogo, l'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume, per estendere tali interventi a tutta l'area dei territori ceduti.
Il 1978 è l'anno in cui, dopo gli Accordi di Osimo, che ratifica di fatto definitivamente i confini stabiliti dal Memorandum di Londra, l'Istituto triestino viene ufficialmente delegato a operare in Istria, nel fiumano e nelle isole quarnerine come braccio operativo del Ministero degli Affari Esteri del governo italiano.
Il compito e il ruolo dell'Università Popolare di Trieste, appunto la salvaguardia e la tutela dell'unica minoranza autoctona d'oltreconfine, sono così ufficialmente sanciti.
I cambiamenti politici avvenuti in quella che ora si chiama l'ex Jugoslavia fa sì che, con la fine del regime comunista, si risvegli il Gruppo Nazionale Italiano, facendo registrare un considerevole aumento nella quantità numerica dei connazionali iscritti alle varie Comunità, con il conseguente intensificarsi delle attività promosse dall'Unione Italiana e dall'Università Popolare.
Le attività si fanno sempre più numerose, incentivando in tutti i modi la promozione della lingua e della cultura italiana, spesso con ottimi risultati, contribuendo in modo notevole allo sviluppo culturale, artistico, storico e umano dei connazionali dell'Istria, Fiume e Dalmazia.
Nella fase finale in particolare di questi ultimi anni fondamentale è il ruolo delle due istituzioni per un primo riavvicinamento tra esuli e rimasti, nell'ottica di un'apertura mentale che si è tradotta in un ampliamento della valenza di ogni singola attività culturale.