TRIESTE – Improntato all’interdisciplinarità e alla multiculturalità, nonché alla sinergia tra gli enti organizzatori, il Seminario invernale di aggiornamento professionale per docenti delle scuole della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, inaugurato ieri nella Sala Atti “Francesco Cacciaguerra” della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Trieste. Il programma 2012 ricalca le indicazioni ricevute lo scorso anno dagli stessi interessati e, soprattutto – questa la grande novità –, è stato elaborato dalle due consulenti pedagogiche per le istituzioni scolastiche della CNI in Croazia, Patrizia Pitacco e Maria Bradanović, sulle cui proposte si sono poi mossi gli organizzatori dell’appuntamento, vale a dire l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana, in collaborazione con l’Ateneo triestino. Infatti, da qualche anno a questa parte, da quando in pratica è stato riportato nel capoluogo giuliano, il seminario si svolge in sede prettamente accademica, a riprova della volontà di puntare su un tipo di contenuti qualitativi e di reiterare scambi che finora si sono dimostrati molto proficui. Calorosa, pertanto, nonostante la bassa temperatura in aula (dovuta al freddo ma anche al fatto che l’Ateneo ha riaperto dopo tre giorni di chiusura), l’accoglienza tributata ai frequentanti il Seminario da parte del prorettore vicario Sergio Paoletti (il rettore Francesco Peroni non è potuto intervenire per sopraggiunti impegni). Nella sua prolusione di benvenuto, ha parlato di sincera e convinta collaborazione con l’UPT e l’UI, di contatti preziosissimi, della dimensione multidisciplinare dell’iniziativa.
Il direttore generale dell’Università Popolare di Trieste, Alessandro Rossit, che ha trasmesso ai presenti i saluti del presidente Silvio Delbello, assente per malattia, ha sottolineato con orgoglio che il Seminario si svolge per il 46.esimo anno consecutivo, grazie anche all’azione sinergica degli enti che lo promuovono, il che attesta unità d’intenti e di ideali, un traguardo comune che si vuole raggiungere. Illustrando brevemente i contenuti dei lavori, Rossit ha evidenziato il filo conduttore di quest’edizione: la multiculturalità e la comprensione dei limiti della scienza, che permeano un po’ le varie lezioni dei due tronconi del Seminario invernale, vale a dire quello Linguistico-culturale (che si tiene da 46 anni) e quello Scientifico-matematico (giunto alla sua 41.esima stagione). Due tronconi che, a parte una mattinata in cui si troveranno a operare in “sedi separate”, s’intrecceranno di continuo su una medesima matrice culturale, nella consapevolezza che l’aggiornamento culturale è un elemento essenziale nella formazione del docente.
Grande attenzione, dunque, alle identità plurime, alla multiculturalità – emblematica l’immagine di una Trieste di fine Ottocento, grande emporio multietnico, scelta come sfondo del programma – sia nelle lezioni sia nei contenuti per così dire collaterali. Infatti, in conclusione della prima giornata ai partecipanti è stato offerto lo spettacolo “Cercando Picasso”, di Giorgio Albertazzi, al Teatro lirico “Giuseppe Verdi”, mentre questo pomeriggio, dopo la visita alla mostra “Esodo: la tragedia di un popolo” al Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di via Torino, la visione di due esposizioni – “Italo Svevo e gli artisti triestini” al Museo Revoltella e “U. S. Ultima Sigaretta: Italo Svevo e il buon proposito” a Palazzo Gopcevic – consentirà un approfondimento su una delle figure emblematiche in quanto espressione positiva del concetto di multiculturalità, appunto lo scrittore triestino Italo Svevo.
Uno sguardo sulla società del passato e quella del futuro, per comprendere chi siamo, da dove arriviamo e dove siamo diretti, quello che si prospettano in questa intensa tre giorni. Emozionata, anzi commossa la responsabile del Settore Educazione e Istruzione della Giunta esecutiva dell’UI, Norma Zani, e ciò per diversi motivi. Innanzitutto per la coincidenza di interessi che emerge da iniziative come questa. In secondo luogo per il coinvolgimento delle due consulenti pedagogiche. “Una novità forse piccola, ma per noi importante, perché è il riconoscimento della nostra soggettività”, ha rilevato la professoressa. Infine, ma non da ultimo, per il “ricambio” o forse meglio la “continuità” (anche generazionale) delle presenze al Seminario. “Ci sono docenti che hanno insegnato anche alla mia generazione e alunni che sono diventati nel frattempo colleghi”, ha fatto notare Zani (il cui stesso “caso” è significativo: la madre della professoressa ha partecipato al primo seminario UI – UPT, lei stessa lo ha fatto in più occasioni da insegnante, e ora vi partecipa pure sua figlia). “Ciò sta a dimostrare che le scuole hanno fatto il loro lavoro con coscienza, amore e consapevolezza della missione che sono chiamate a compiere, ossia vuole dire che siamo riusciti a trasmettere nel tempo i valori della nostra cultura e la nostra identità. Significa che ci siamo ancora e che ci saremo anche in futuro. È una conquista”, ha concluso. (ir)

Forgiare un habitat multiculturale per stare al passo con i tempi
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