Goli Otok

Dodici rappresentanti diplomatici delle ambasciate straniere in Croazia, insieme ai vertici dell’Università popolare di Trieste e dell’Unione Italiana, hanno fatto visita al gulag di Tito sull’isola di Goli Otok (Isola Calva), su invito dell’omonima associazione e accompagnati da due sopravvissuti alla prigionia e alle torture, fisiche e morali: Radovan Hrast, 85 anni, primo in assoluto a mettere piede sull’isola sulla quale è rimasto per diversi anni, e Pavo Ravli„, 90 anni, che ha ricordato quanto avveniva in tutta la sua crudezza. La sua tragica storia risale al secondo dopoguerra, soprattutto tra il 1949 al 1956, quando decine di migliaia di oppositori al regime di Tito vennero qui “rieducati”, in quanto comunisti ma ancora aderenti al Cominform, ovvero sostenitori di Stalin. Tra questi centinaia di italiani, come gli operai di Monfalcone, attratti dal miraggio socialista. Ufficialmente ben 400 hanno lasciato qui la propria vita. Tra i presenti anche l’ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela d’Alessandro, il presidente dell’Unione Italiana e deputato al Sabor,
Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva, Maurizio Tremul, e il presidente dell’Università popolare di Trieste, Fabrizio Somma. Tutti hanno voluto ribadire che la storia non deve essere dimenticata, ma anzi, deve essere la base per costruire un futuro di pace e convivenza tra i popoli.

Visita a Goli Otok con due sopravvissuti
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