TRIESTE | Alcuni episodi di assurda violenza portano in questi giorni sui mass media la vicenda di giovani coinvolti in efferati omicidi. La reazione dell’opinione pubblica è di sdegno e meraviglia, anche se ci si consola pensando che si tratti di singoli episodi.
Ma la violenza è spesso la punta dell’iceberg di un malessere che nasce nella società e nella famiglia. Ne sono prova i tanti episodi di bullismo nelle scuole, che preoccupano ma soprattutto impegnano i docenti. Di estrema attualità, per tanto, la seconda conferenza del ciclo di incontri presso l’Università Popolare di Trieste dedicati alla scuola, con protagonisti lunedì sera Micaela Silva e Giovanni Ambrosino.
Tema dell’incontro “A scuola senza paura”. Un argomento specifico che non si riferisce solo all’ambito scolastico, visto che ha un prolungamento nel mobbing che interessa l’ambiente del lavoro, attraverso esercizi di potere di un mondo di regole stravolte e di principi disattesi. Parlare della scuola, per tanto, significa affondare nelle sofferenze di una realtà che non rispetta l’altro e spesso si minimizza o addirittura si fa finta di non vedere l’ingiustizia e il dolore della vittima.
“E’ bene fare informazione su queste tematiche – ha sottolineato il Vice Presidente dell’Università Popolare di Trieste, Piero Delbello, nel suo intervento di saluto – ed è giusto usare, in questo caso, la disponibilità dell’Università Popolare. Anche noi da ragazzi ce le davamo di santa ragione, ma poi tutto finiva lì”.
Il bullismo infatti, come spiega il relatore Ambrosino, non si ferma al singolo episodio, ma è caratterizzato da una reiterazione che definisce molto bene i ruoli: il bullo da una parte, la vittima dall’altra. Non si tratta solo di violenza fisica, anzi, spesso è quella psicologica la più grave, oggi resa possibile anche attraverso Internet in generale, dove la diffamazione diventa immediatamente di pubblico dominio. La situazione nelle scuole di Trieste – spiega Ambrosino – non è allarmante, comunque è importante lavorare a livello di prevenzione per riportare fiducia nei ragazzi, ma anche di dialogo con i genitori, che spesso non sanno cosa stia succedendo ai loro figli. Si parte dal colloquio con gli adolescenti, per cercare di creare gruppo, in modo che siano i ragazzi stessi a reagire per dare sostegno alla vittima.
Di fronte a degli episodi di violenza spesso solidarizziamo con la vittima, ma anche il violento ha bisogno di aiuto in quanto tradisce grande rabbia e fragilità da indagare. Una delle strade possibili e percorribili è quella di farli entrare nei panni dell’altro. Il bullo ha alta stima di sé ed affronta con freddezza le relazioni sociali. Ha bisogno di affermare la propria identità, meglio se negativa. La vittima ha scarsa fiducia di sé, si chiude nella propria sfera, subisce. Il bullismo nasce spesso da situazioni di disagio in ambito familiare, per cui paradossalmente è una richiesta d’aiuto, spesso inascoltata. Un fenomeno senz’altro complesso, che risente di una crisi globale non solo economica, ma politica e dei valori. E’ importante avviare una politica globale della scuola, con finanziamenti adeguati per attività di prevenzione, intervento e sostegno che il MIUR sta facendo.
Più difficile cambiare la società, gli esempi arrivano ai ragazzi dai mass media, dalle notizie urlate, dai comportamenti maleducati in tv. E i ragazzi ne traggono le conclusioni: ha ragione chi urla, l’aggressività paga, la disonestà pure. Silva e Ambrosino assicurano comunque che i giovani di oggi sono migliori di quanto ci si possa attendere, sensibili, accorti anche se spesso disorientati.
Il ciclo di conferenze prosegue lunedì 15 aprile, sempre alle ore 17.30 presso la sede dell’Università Popolare, con “Il cinema come strumento educativo”, del prof. Tullio Piras, con la proiezione del cortometraggio “La clandestina”, vincitore del premio ministeriale 2012 quale miglior film realizzato da una scuola.

Rosanna Turcinovich Giuricin

Violenza e bullismo, fenomeni troppo attuali
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