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“Veneto, Istria, Dalmazia fra memoria, cultura, cooperazione”: la Regione del Veneto ha affrontato con il seminario di ieri a Palazzo Franchetti – una delle prestigiose sedi dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – un bilancio del ventennale della Legge regionale n. 15/1994 sulla tutela del patrimonio culturale di origine veneta in Istria e Dalmazia, meglio conosciuta come Legge Beggiato. I significati di un intervento lungo due decenni sono stati alla base delle relazioni che hanno caratterizzato la giornata di studi, aperta con il saluto di Gian Antonio Danieli, presidente dell’Istituto Veneto, il padrone di casa, prima che prendessero il via le quattro sessioni dell’appuntamento relative al quadro di riferimento storico e normativo; le attività di ricerca e culturali; alle attività didattiche, formative e di cooperazione; al restauro architettonico. Quattro capitoli che comprendono l’area di interesse della Legge stessa, il tutto moderato da Diego Vecchiato, direttore del dipartimento Politiche e Cooperazione internazionali del Veneto, che è intervenuto a presentare i relatori, ma anche a riflettere su alcuni punti sostanziali dei loro interventi. La percezione chiara è che la Legge Beggiato sia stata una prova di cooperazione europea che emerge per i risultati di verificato successo. Con quali finalità l’ha sottolineato Roberto Ciambetti, assessore alla Cooperazione Transfrontaliera e Transnazionale, ovvero un processo virtuoso che ha permesso di ristabilire legami di amicizia e culturali. In vent’anni di attività sono state finanziate 600 opere per un valore di quasi 7 milioni di euro. Si tratta di progetti di vario tipo, restauro del patrimonio artistico ed architettonico, eventi culturali, studi, ricerche e pubblicazione di volumi ed eventi culturali, in collaborazione anche con altri enti, tra cui l’Università Popolare di Trieste.

Una collaborazione che deve continuare

Sentito il discorso di Vladimir Torbica, assessore alla cultura della Regione Istriana, che ha ricordato i termini della collaborazione ringraziando tutti i soggetti che in vent’anni sono stati presenti: le Università, le istituzioni culturali, gli enti locali, le organizzazioni culturali internazionali, le Comunità degli Italiani. “È una collaborazione che deve continuare”, ha detto Torbica. Lo ha sottolineato anche Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, che ha confermato la disponibilità della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia a favorire la presenza delle iniziative realizzate in collaborazione con la Regione del Veneto. Negli ultimi anni un’attenzione particolare viene data al Montenegro, così come ricordato dall’Ambasciatore in Italia, Antun Sbutega, impegnato a promuovere gli investimenti italiani nel suo Paese.

Recuperare siti e tradizioni

Per Ettore Beggiato un momento di verifica di un’iniziativa nata come sfida è diventata un fiore all’occhiello per la Regione del Veneto. Ha ricordato i primi incontri a Rovigno con il direttore del Centro di Ricerche Storiche, prof. Giovanni Radossi, il desiderio di recuperare siti e tradizioni, i leoni veneti, ma anche i riferimenti linguistici. Un’avventura mai conclusa, che si focalizza e si conferma nell’alto numero di progetti realizzati in tutte le località che hanno visto come protagoniste le Comunita degli Italiani, vero snodo tra la Regione del Veneto e il territorio, dall’Istria alla Dalmazia. Dapprima fino a Spalato, poi ancora fino a Ragusa e poi ancora arrivando al Montenegro, dove la Regione è stata protagonista della nascita della Comunità degli Italiani e delle iniziative che ora si stanno realizzando anche in collaborazione con l’UPT, rappresentata ieri dal presidente, Fabrizio Somma.

Interventi mirati

Nel pomeriggio si sono susseguiti gli interventi mirati, con la testimonianza degli attori delle singole attività e progetti dopo un inquadramento storico di Bruno Crevato Selvaggi, che con Ortalli ha organizzato l’evento. Si è parlato dei successi ottenuti da Coordinamento Adriatico, Società storica del Litorale di Capodistria, Museo Civico di Pisino, Archivio Storico di Cattaro, ma anche dall’Universita Ca’ Foscari a dimostrazione che la legge ha prodotto rapporti bidirezionali. Per gli studiosi di Venezia l’Adriatico orientale diventa palestra di studi e di nuove ricerche che ampliano la definizione sul ruolo della Serenissima. E poi ancora l’Associazione Veneziani nel Mondo, la Comunità degli Italiani di Zara, l’Alida, la Regione Istriana con la Sovrintendenza ai Beni culturali.

Rapporto intenso e proficuo

A concludere i lavori, il dibattito per una giornata che ha permesso di toccare con mano i risultati di un rapporto intenso e proficuo, teso a ristabilire quel flusso di idee e scambi di cui l’Adriatico è stato per tanto tempo culla e testimone e che l’Europa restituisce al suo ruolo primario.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Veneto, Istria e Dalmazia Memoria, cultura e cooperazione
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