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L’Università Popolare di Trieste, con il suo poliedrico bagaglio di conoscenze, è un attore di primo piano per facilitare il rafforzamento dei legami tra esuli e “rimasti” in una prospettiva non solo plurinazionale, bensì comunitaria. Lo ha affermato il Sottosegretario al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, nel suo intervento alla celebrazione dei 115 anni dell’Università Popolare di Trieste, svoltasi ieri presso la Sala del Consiglio Comunale di Trieste, nel cui seno venne fondata il 27 dicembre del 1899.

Alla presenza delle massime autorità istituzionali cittadine il Sottosegretario Benedetto Della Vedova ha ricordato che il “radicamento sul territorio dell’Ente va oltre gli stessi nostri confini nazionali per includere le aree di insediamento storico della minoranza autoctona italiana rimasta nella ex Jugoslavia dopo il drammatico e tragico Esodo del secondo dopoguerra”.
Le trasformazioni avvenute da fine ‘800 ad oggi in quest’area – ha affermato Benedetto Della Vedova, definendola un punto di incrocio e di sovrapposizione di culture diverse – sono state radicali, spesso tragiche ma, grazie anche allo storico impegno della diplomazia italiana, saldamente incardinate nell’ambito europeo e ora proiettate verso un comune progresso, in cui le differenze culturali ed identitarie costituiscono una fonte di arricchimento reciproco.
Nel confermare l’impegno del Ministero degli Esteri a sostenere l’Università Popolare di Trieste nella rinnovata gestione, il Sottosegretario Della Vedova ha voluto evidenziare “la nuova dimensione in cui l’Ente è chiamato ad agire con quella capacità di innovazione, dialogo e condivisione che ha caratterizzato la sua tradizione e che continuerà ad essere l’elemento portante del lavoro dei prossimi anni”.

Un auspicio che è stato condiviso anche negli interventi di saluto del Vice presidente del Consiglio Comunale Alessandro Carmi e del Vice Sindaco di Trieste, Fabiana Martini, la quale ha sottolineato l’importanza della formazione e della cultura nella costruzione di un’Europa unita. La Presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, ha voluto evidenziare come l’Università Popolare di Trieste abbia saputo interpretare i tempi, diventando un modello di governance nelle relazioni internazionali.

Nel suo indirizzo di saluto, la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha sottolineato che “la circostanza odierna offre alle Istituzioni l’occasione di ritrovarsi e ribadire, ciascuna per la propria competenza ma all’unisono, un impegno sostanziale e un’attenzione particolare nei confronti dell’Università popolare di Trieste, protagonista autentico nella storia della città e nell’esercizio concreto della specialità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. L’Università Popolare di Trieste, con la sua attività, partecipa di fatto all’importante compito di piattaforma di scambio che è stato affidato al Friuli Venezia Giulia dalla geografia, dalla storia e dalla volontà politica. Vorrei dare perciò il giusto rilievo – ha concluso la Presidente Serracchiani – e il meritato riconoscimento a un Ente che, agendo su mandato del Ministero degli Affari Esteri, è di fatto il “braccio operativo” della Regione nella tutela e nella salvaguardia della lingua e della cultura italiana nei territori di insediamento storico delle comunità italiane autoctone presenti in Slovenia, Croazia e Montenegro, auspicando che possa diventare sempre più un punto di incontro e di riferimento autorevole, uno stimolo alla crescita civile ed economica, al di qua e al di là di quel nostro golfo europeo che si chiama Adriatico.

Iniziando la relazione sui 115 anni di storia dell’Università Popolare di Trieste, il Presidente Fabrizio Somma ha proposto una riflessione su un valore che ha accompagnato la storia dell’Ente fin dalla sua costituzione: quello della “condivisione di idee, relazioni, programmi, ambizioni, problemi, risorse, eventi (anche tragici, purtroppo) e speranze. Un concetto che assume un merito straordinario – ha affermato Somma – quando si associa al tema della tutela di un’identità e della salvaguardia dei suoi valori, sempre nel rispetto delle diverse componenti”.
Dopo aver ricordato i principali eventi che si sono susseguiti negli anni e citato le persone grazie alle quali – con il sostegno assicurato dal Governo Italiano e dalla Regione Friuli Venezia Giulia – l’Università Popolare di Trieste ha potuto tutelare e a regolamentare la vita degli italiani (oltre 38.000 persone attualmente riunite in 53 comunità in Slovenia e in Croazia, ed una in Montenegro), il Presidente Fabrizio Somma si è soffermato sul futuro dell’Ente “chiamato ad operare in un nuovo contesto, sempre nella valorizzazione del ruolo della minoranza autoctona italiana, in una prospettiva però maggiormente comunitaria”.

Alla luce della difficile congiuntura economica e tenendo conto del fatto che proprio nel 2015 termina il rinnovo triennale del finanziamento della legge 73/2001 – ha detto Somma – l’Università Popolare di Trieste, insieme all’Unione Italiana, dovrà cercare di incrementare in misura sensibile l’autofinanziamento complessivo, questo anche ipotizzando la co-partecipazione ai costi dei progetti da parte dei diretti beneficiari (o altre forme di sostegno).
Il mutare dei tempi e degli scenari – ha concluso il Presidente – richiede ancora la tutela dei nostri connazionali, per garantire loro ciò di cui hanno bisogno e di cui hanno legittimamente diritto e per il mantenimento della nostra identità nazionale. Anche attraverso la promozione di iniziative nel settore socio-economico, con l’obiettivo di facilitare ulteriormente le relazioni tra l’Italia e le aree di insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana.

Università Popolare di Trieste: celebrazione nella Sala del Consiglio Comunale
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