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A Zagabria sotto le luci della ribalta sono ancora sempre l’arte e la cultura italiane, grandi protagoniste di questa stagione espositiva nella capitale croata. E mentre la rassegna dedicata al Guercino, “Le luce del barocco” (fino al 31 gennaio al Museo dell’Arte e dell’Artigianato), svetta a cifre da record in quanto a visitatori, ieri sera si è aperta una nuova occasione di dialogo culturale. E anche questa volta c’è il prestigioso “marchio” del Semestre della Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea, più il logo dell’EXPO 2015. Dunque, un altro evento da ricordare, parafrasando il titolo della personale di Jannis Kounellis, artista greco e al contempo italiano (d’adozione), che alla Casa Lauba espone l’installazione “To remind. Untitled (Sails)” – in italiano “Per ricordare. Senza titolo (Vele)” –, appunto un’opera che rievoca la memoria, nove vele della Serenissima, di dimensioni giganti (la più grande è alta 5.80 metri, mentre la larghezza dell’installazione supera i 20 metri), che simboleggiano il legame che unisce i popoli affacciati sull’Adriatico, irradiando un segnale e un auspicio di amicizia.
Infatti, come Arianna, Jannis Kounellis ritesse i fili di una storia comune, di una koinè culturale che dalla Grecia – dove l’artista è nato e dove ha le sue radici – ha navigato verso le sponde dell’Italia – che lo ha accolto più che ventenne per completare gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, e che è diventata la sua seconda patria – e quelle del Montenegro, dove la sua opera è giunta nell’ottobre scorso, esposta nella suggestiva Chiesa di San Paolo a Cattaro, per approdare ora sulle rive della Sava.

Sinergie importanti

L’esposizione croata, pure questa curata dal critico d’arte romano Ludovico Pratesi, è stata organizzata dall’Università Popolare di Trieste con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano e dell’Ambasciata italiana a Zagabria, su iniziativa del locale Istituto Italiano di Cultura, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Unione Italiana, il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, l’Università degli Studi di Trieste e la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, con il patrocinio, come si diceva, della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.
Presenti all’inaugurazione, l’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Emanuela D’Alessandro, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso (a Zagabria per un seminario dell’Agenzia ICE), il deputato della minoranza italiana al Sabor croato e presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin, il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, il direttore generale dell’ente triestino, Alessandro Rossit, la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Sica, il rappresente della minoranza nazionale italiana nella Città di Zagabria, Oskar Arlant, il proprietario del loft, Tomislav Kličko, il curatore dello spazio espositivo, Morana Matković, nonché il curatore della mostra, Ludovico Pratesi. E tanto pubblico.
“Questa mostra nasce da un’idea della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Zagabria, Maria Sica, dopo uno scambio di opinioni a margine di una manifestazione presso la Comunità degli Italiani di Zara, parlando della mostra di Cattaro – ci dice Fabrizio Somma, presidente dell’UPT e grande sostenitore dell’iniziativa, alla quale ha aderito con grande entusiasmo –. Ed è stato allora che si è prospettata la possibilità di allestire l’opera a Zagabria nel suo viaggio di ritorno da Cattaro alla galleria viennese di Kristine König che lei ha in proprietà”, spiega ancora. Se l’idea si è poi trasposta in pratica lo si deve appunto all’IIC zagabrese, al Comitato di Coordinamento per le attività in favore della minoranza nazionale italiana in Croazia e Slovenia, che l’ha sostenuta e alla disponibilità dimostrata dal curatore, Ludovico Pratesi a partecipare a questa nuova “avventura”, nonché al proprietario della Casa Lauba, Tomislav Kličko.

Simbolo di viaggio, ricerca e integrazione

“L’installazione così com’è stata proposta al pubblico zagabrese è forse la più fedele a quella originaria nata alla Biennale di Venezia del 1993”, ci dice Pratesi, che nell’opera continua a scoprire e rivelare tante chiavi di lettura e messaggi importanti. Le vele – si tratta di vele al terzo veneziane, in canapa, originali, risalenti tra gli inizi dell’Ottocento (e forse anche prima) e i primi decenni del secolo scorso, adottate da imbarcazioni conosciute come monotopi, che potevano andare dai 9 al 16 metri – sono qui intese come simbolo del viaggio, della ricerca e dell’integrazione tra popoli diversi di quest’area, ma anche un simbolo di quella prosperità economica e culturale che è maturata grazie a scambi secolari, oltre che delle immancabili guerre, oggi per fortuna superate. Evocano cioè la potenza, il sacrificio e la ricchezza della vita in mare. Kounellis comunica, attraverso l’uso di materiali “umili” (in quanto “riciclati”) ma che sono fortemente corporei e fisici, il vissuto esperienziale e concreto di coloro che interpretano e agiscono intorno al mare.

Labirinto simbolico e tangibile

“Nessun artista contemporaneo vivente ha raccontato la cultura del mare come Kounellis”, dice Pratesi. Le vele – colorate e alcune senza immagini, mentre una ha invece un Cristo in croce (quasi a indicare il percorso comune religioso-cristiano delle genti di queste aree), un’altra ancora ha un mappamondo con in cima una croce, mentre una terza riporta un’ancora e la scritta MD – delle quali si compone l’installazione “To remind”, sono nove frammenti di antiche barche da pesca, come si diceva, che nel passato hanno navigato lungo il Mediterraneo. “Il senso profondo dell’opera è una sorta di labirinto simbolico e tangibile, in cui perdersi o ritrovarsi e perpetuare un viaggio percettivo, in cui la storia dei popoli si mischia alla mitologia e la cultura materiale si integra alla presentazione scenica dell’idea del viaggio. Il dedalo di vele realizzato da Kounellis rappresenta un gioco di pesi che assecondano la naturale forza di gravità, sfuggendo però a una linearità prospettica e percettiva data da un unico punto di vista. Il viaggio immaginato da Jannis Kounellis con le sue ‘Vele’ è un percorso non lineare, sviluppato su vettori differenti e in cui la rigidità e la ripetizione comunicano l’importanza e la solennità della narrazione proposta. La potenza suggestiva dell’opera deriva da rappresentazioni simboliche e da un’ideologia che inevitabilmente ha a che fare con la comunanza e con l’integrazione fra i popoli. ‘
To remind’ appare dunque un omaggio all’identità di un popolo che nasce dalla mescolanza, dalla fusione di culture e dall’unione di storie e di futuri. Da quel viaggio per mare che rende liberi”, conclude Pratesi, aggiungendo che Kounellis è “un testimonial d’eccezione per illustrare la vocazione epica dei mari interni del Mediterraneo. Un novello Ulisse del Ventunesimo Secolo, capace di evocare, con poche opere leggibili anche dal grande pubblico e dense di suggestioni estetiche, letterarie, poetiche e filosofiche”.

Percorsi formativi molto significativi

Installazione imponente e impressionante, che nello spazio della Lauba, già maneggio ed ex fabbrica – dunque pure qui siamo di fronte a una specie di “riutilizzo” alla maniera quasi kounellissiana – acquista o forse meglio ritrova la sua dimensione originaria. “Sono felice di quest’iniziativa resa possibile dall’UPT – ha rilevato l’ambasciatore D’Alessandro –. Non si poteva trovare uno spazio più adatto per questa mostra, anzi questa galleria sembra quasi fatta apposta per la mostra di Kounellis. Sono poi felice della coincidenza con la rassegna dedicata al Guercino e soprattutto mi rende felice che verranno a visitare le due mostre anche duecento ragazzi delle scuole italiane in Croazia che, in un’unica giornata, potranno vedere 2 momenti artistici molto forti, uno di arte antica e l’altro di arte contemporanea. Sono indubbiamente percorsi formativi molto significativi”, ci ha dichiarato, aggiungendo il suo compiacimento per l’interesse suscitato dai due eventi e della grande fiducia che nella capitale croata si vive nei confronti della cultura italiana.

10 e lode

“L’Unione Italiana è sempre lieta e orgogliosa di partecipare alle iniziative culturali del Ministero degli Affari esteri italiano, soprattutto ai grandi eventi, come questo, che viene dopo la grande mostra del Guercino. Dunque, ancora cultura, quell’eccellenza culturale per la quale l’Italia è famosa in tutto il mondo”, conclude l’on. Furio Radin. Positive le impressioni del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, per il quale la Lauba e l’evento formidabile che ha accolto meritano il “10 e lode”, ma non di meno la città di Zagabria, che ha trovato ordinata, pulita molto vivibile, con il problema della periferia risolto, con una grande organizzazione e con la gente che ha mantenuto la tradizione di vivere all’aperto, che è tipica della città. “L’amore per l’arte contemporanea significa avere voglia di guardare al futuro in una continuità con il passato”, precisa la direttrice Sica. Da un passato forte si trae dunque la proiezione verso quello che sarà. Qualcuno ha detto, ieri sera, che le vele di Kounellis sarebbero l’ideale simbolo della macroregione adriatica.

Il 2 dicembre appuntamento a Fiume

Da rilevare che un’altra mostra significativa, oltre a quella di Kounellis, si trasferisce dal Montenegro alla Croazia: si tratta infatti di una versione “ampliata” di “Trieste dalla Serenissima all’Impero attraverso le vedute a stampa della collezione di Stelio e Tity Davia”, curata da Fabrizio Somma, che ripercorre per immagini l’evoluzione urbanistico-architettonica e storico-sociale di Trieste dal 1612 all’800.
Dopo essere stata proposta a Perasto verrà allestita all’Archivio di Stato di Fiume, dove verrà inaugurata il 2 dicembre prossimo nell’ambito delle Giornate della Cultura e della Lingua Italiana, organizzate dal Consolato generale d’Italia del capoluogo quarnerino, con il concorso di numerosi enti e istituzioni italiane e croate tra cui appunto anche l’UPT. Anche questa mostra potrà fregiarsi del patrocinio di Expo 2015 e sarà intitolata “Dalla Serenissima al futuro”, per l’apporto di una decina di scatti in bianco e nero di Marino Sterle, che raccontano, tra forti contrappunti di luce e ombra, la Trieste contemporanea.

Ilaria Rocchi

Foto di Goran Žiković

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Una mostra simbolo ideale della macroregione adriatica
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