Palazzo_Montecitorio_Rom_2009

ROMA | Una cerimonia in sale diverse, in una divisione del mondo degli esuli anche in questo contesto, all’interno della Camera dei Deputati. Gli eletti hanno seguito la cerimonia nella Sala della Regina, gli altri relegati davanti agli schermi, come stare sul divano di casa propria. Se la simbologia ha un senso, questo non è un messaggio positivo e ha sollevato molte proteste, almeno delle centinaia di persone di fatto escluse. Superato il primo momento di disagio, tutti si sono concentrati sulla cerimonia, fedeli a un rigore che è nel DNA della nostra gente. Presenti alla cerimonia anche l’onorevole Furio Radin, in rappresentanza dell’Unione Italiana e Fabrizio Somma e Alessandro Rossit, a nome dell’Università Popolare di Trieste.
In apertura il discorso di Lucia Bellaspiga, figlia di esuli da Pola, giornalista che si sta spendendo per la causa del Giorno del Ricordo in un impegno che dura tutto l’anno anche come consigliere del Libero Comune stesso. Ha ricordato il suo primo viaggio da ragazzina con la madre nella città dell’Arena. Pensava a una vacanza, ma l’ha vista in lacrime e da lì il racconto di quella che era stata la sua storia di esule e la nostalgia per la sua casa, la strada, la città. Tutto un vissuto che si ripercuote sui figli che, per fortuna, a volte raccolgono il testimone e ne fanno quasi una bandiera. Una vicenda che è simile o uguale per tanta gente. Come per la famiglia di Antonio Ballarin, presidente di FederEsuli che ha preso la parola subito dopo Lucia Bellaspiga, sottolineando gli impegni del Governo nei confronti degli Esuli che ancora attendono soluzione di questioni economiche, ma anche segnali di forte significato simbolico. E poi ancora il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Benedetto della Vedova, che solo qualche settimana fa aveva visitato il Magazzino 18 nel Porto Vecchio a Trieste, toccando con mano testimonianze mute di un mondo dissolto. Ha annunciato inoltre la ripresa del tavolo governo-esuli, già in questi giorni, per continuare un dialogo per troppo tempo interrotto. Mentre si propone che al Vittoriano, al Museo del Risorgimento, una parte venga destinata alla storia delle terre dell’Adriatico orientale.
Il Giorno del Ricordo ha aperto le porte sulla storia di esodo e foibe, soprattutto nelle scuole, con il discorso del Ministro dell’educazione Stefania Giannini: “La storia orientale – ha detto – viene considerata la storia di una parte del Paese, ma così non è, perché appartiene a tutti in un discorso di memoria e solidarietà. La scuola in questo campo ha un ruolo decisivo”.
Come? “Rimuovere gli ostacoli – secondo l’articolo 3 della Costituzione – per condurre il cittadino alla conoscenza, attraverso questo Giorno ed al Concorso che abbiamo organizzato insieme a tutti i soggetti che ora ci sono accanto”.
Si è rivolta poi al nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto da milioni di italiani con grande entusiasmo come loro massimo rappresentante. Insieme hanno consegnato i riconoscimenti ai ragazzi premiati al Concorso del Ministero dell’Istruzione. Primo premio agli studenti della scuola di Gorizia che hanno presentato un lavoro su Nina Sauro. Sono seguiti i ragazzi di Napoli e delle altre scuole. Al loro fianco anche Laura Boldrini che si è poi rivolta agli ospiti presenti, rimarcando ragioni morali che rendono vivo e attuale il Giorno del Ricordo. “L’Italia vi deve molto perché con il vostro instancabile impegno avete reso possibile che non venisse cancellata la memoria di tanto terrore”. Ha definito l’esodo una pagina drammatica del popolo italiano “che ha rafforzato in voi la consapevolezza di voler superare odio e sopraffazione”.
Il peso delle due guerre mondiali è stato terribile, milioni di esseri umani hanno pagato. Sulle foibe è calato un muro di silenzio. Perché questa scelta? Si chiede la Boldrini. L’ha spiegato anni fa, ricorda, il presidente Napolitano, che tanto si è impegnato sul Giorno del Ricordo. Pietre le sue parole, quando affermava nel 2007 che “dobbiamo assumerci la responsabilità di avere negato la verità per pregiudiziali ideologiche di calcoli diplomatici, mentre in quelle terre veniva consumata una vera e propria pulizia etnica”. Un’altra definizione che ha pesato e pesa come un macigno. Nel confronti degli esuli c’è stata “diffidenza e fastidio – dice la Boldrini –, ma loro hanno resistito con impegno e tenacia contribuendo alla crescita del nostro e del loro Paese al servizio del quale hanno messo il loro ingegno”.
Sulla medesima Jugoslavia in dissoluzione si sono scatenate altre tragedie negli anni Novanta con il difficile ritorno di tante persone nelle loro terre e nelle loro case. La storia si ripete e questo non dovrebbe succedere.
Che cosa ci insegna la tragedia delle foibe? Le dittature hanno in sé il seme della violenza e della sopraffazione. Democrazia e libertà sono l’antidoto, un bene prezioso che va difeso e rinnovato. Questo ci insegna perché le prime vittime sono i civili. Mattarella l’ha detto nel suo discorso d’insediamento: garantire la Costituzione significa fermare la guerra, sostenere la pace. Oggi nell’Unione europea anche Slovenia e Croazia, i giovani possono condividere il medesimo sogno di pace e civiltà. Il premio Nobel all’Europa è stato proprio per questa ragione, un giusto premio, unisce popoli che hanno subito guerre e sopraffazione.
Il Giorno del Ricordo per tanto è un monito contro tutte le guerre, dittature, ed ogni tentativo di nascondere la verità.
Alla fine della cerimonia si sono esibiti in concerto alla viola e al pianoforte i Maestri fiumani Francesco Squarcia e Aleksandar Valenčić.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

«Un impegno instancabile per rafforzare la voglia di superare odio e sopraffazione»
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