Presentato alla Comunità degli Italiani di Rovigno il saggio di Gloria Nemec “Nascita di una minoranza. Istria 1947-1965: storia e memoria degli italiani rimasti nell’area istro-quarnerina”, XIV volume della serie “Etnia” del Centro di Ricerche storiche, pubblicato in coedizione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste e con il sostegno di Unione Italiana e Università Popolare di Trieste. Già qualche anno fa la studiosa triestina si era confrontata con un tassello di storia istriana attraverso le testimonianze dei protagonisti: risale infatti al 1998 il lavoro “Un paese perfetto. Storia e memoria di una comunità in esilio: Grisignana d’Istria (1930-1960)”.

Intervistata una minoranza

Questa sua opera più recente esplora le memorie di un’ottantina di connazionali, che hanno ripercorso le storie familiari del ventennio più duro. Le interviste sono state effettuate in dodici comunità istriane, selezionando gli interlocutori nelle diverse categorie di persone, da letterati, laureati, intellettuali, ma anche contadini, pescatori, operai. In questo modo l’autrice ha dato la parola a chi in passato non l’aveva avuta, ampliando così la gamma delle diversità, delle esperienze di vita, delle diverse situazioni e anche dei tanti microcosmi istriani.

Significativo contributo alla conoscenza del territorio

Ad aprire la cerimonia è stato il coro della Società artistico culturale della CI rovignese “Marco Garbin” che, accompagnato al pianoforte da Aleksandra Santin Golojka, ha proposto brani della tradizione rovignese e istriana. In seguito, Orietta Moscarda Oblak, ricercatrice del CRS, ha rivolto ringraziamenti e saluti al pubblico e alle autorità presenti in sala. Saluti e complimenti per la pubblicazione del volume sono stati espressi anche dal vicesindaco Marino Budicin, il quale ha ricordato che il CRS è una delle istituzioni più prestigiose nel contesto della Comunità nazionale italiana, in regione ma anche in un ambito più vasto, soprattutto per il significativo contributo dato alla conoscenza del nostro passato e del nostro ricchissimo patrimonio storico-culturale.

Riflettere sulla base di ricerche serie e con un approccio scientifico

Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, ha rilevato che il CRS ha sempre più focalizzato in questi ultimi anni la sua attenzione sulla nostra storia più recente, quella che ci ha portati a diventare minoranza. “È importante per noi riflettere con ricerche storiche e con un approccio scientifico quanto più obiettivo e distaccato sulla nostra memoria, per noi stessi e per le nostre più giovani generazioni, ma pure per far conoscere questa importante realtà nella nostra Nazione Madre, la cui popolazione in gran parte non è a conoscenza della nostra esistenza”, ha concluso Tremul.

Colpe e lacune delle storiografie italiana ed ex-jugoslava

Nel suo intervento il direttore dell’istituto rovignese, Giovanni Radossi, ha proposto una riflessione sul percorso della minoranza italiana in Istria, rilevando che la CNI è nata in parte motu proprio, poiché ai suoi componenti furono date più possibilità e prospettate vaste garanzie nel caso avessero voluto sottrarsi a tale destino. “Se tutti gli italiani avessero esercitato questo diritto, in Istria, a Fiume e dintorni non sarebbe nata alcuna minoranza nazionale; pertanto essa giustamente rivendica il riconoscimento delle sue specifiche origini autonome ed autoctone, come motivo di merito non indifferente e come titolo legittimo di rispetto e di completa tutela”.

La felice «intuizione» del CRS

In seguito, Radosssi ha ricordato che sia sulla storiografia italiana che su quella ex-jugoslava (oggi croata e slovena) grava il peso di colpe non indifferenti, anche se di natura diversa, per quanto concerne la problematica generale della popolazione italiana dell’area giuliano-dalmata. “L’aver intuito – cosa che è stata fatta dal CRS – la gravità di queste lacune e l’aver cercato di contribuire a colmarle con serietà di applicazione attraverso un lavoro di équipe, in particolare nello svolgersi degli ultimi vent’anni, rappresentano un merito indiscutibile dell’istituto e dei numerosi autori – segnatamente da questo volume – prescindendo dalle inevitabili imprecisioni, poiché abbiamo avuto il coraggio di affrontare senza equivoci una problematica delicata e talvolta scottante che è servita nel più recente passato a falsare avvenimenti, realtà e documenti”, ha aggiunto.

Le due dimensioni del volume

Raoul Pupo, dell’Università degli Studi di Trieste, uno dei maggiori storici italiani dell’area nord adriatica, che ha scritto la prefazione di questo volume, ha spiegato che il libro esplora il percorso di formazione della minoranza italiana in questi territori seguendo il filo delle memorie, che immerge compiutamente nella storia trasformandola in narrazione storica, riuscendo così a tenere insieme le due dimensioni, quella della soggettività e quella del rigore critico, quella della partecipazione e quella del distacco: “In questo modo le sue pagine parlano al lettore, lo commuovono e lo tirano dentro nelle vicende e al tempo stesso gli consentono di smontare schemi troppo facili e stereotipi sostituendoli con spiegazioni più complesse, ma comunque comprensibili, dove qualche volta basta una battuta, la frase di un testimone per riuscire a illuminare nodi aggrovigliati”.

Affresco indimenticabile di una realtà

“I nuclei tematici sono numerosi e consentono in realtà di gettar luce nuova non solo sul processo di costituzione della minoranza – condizione affatto inedita per il gruppo nazionale italiano – ma anche sulla situazione sociale complessiva dell’Istria nel dopoguerra, all’interno della quale maturò la scelta prevalente dell’esodo. Con buona evidenza, quindi, questo libro completa al meglio l’itinerario di studio iniziato un quindicennio fa con ‘Un paese perfetto’, regalandoci un affresco indimenticabile di piccole comunità fatte di donne e uomini gettati nella grande storia, che è stata per loro foriera di scarse soddisfazioni, di limitate speranze e di ripetute umiliazioni; donne e uomini sparsi per l’Istria come granelli quasi impalpabili in una terra così diversa da quella che erano abituati a conoscere, ma accomunati dalla volontà di rimanere comunque italiani”, scrive Pupo.

Testimonianze che trasmettono lacerazioni e fiducia nel futuro

“Queste testimonianze trasmettono l’energia del dopoguerra, un momento in cui sembrava che tutto fosse superabile, che anche le lacerazioni comunitarie, la fame, le paure, fossero nient’altro che incidenti di percorso che andavano superati nella rincorsa verso un futuro che andava raggiunto con forza collettiva, un’energia che è qualcosa da trasmettere alle nuove generazioni”, ha detto l’autrice.

I vissuti femminili

Attenzione significativa è stata data anche ai vissuti femminili e alle donne istriane quali protagoniste della mediazione tra salvaguardia delle tradizioni e comportamenti socialmente accettabili, custodi di una cultura materiale concepita come elemento identitario forte, che manteneva le peculiarità e coesione del gruppo nazionale, nonché protagoniste dell’integrazione e di una multiculturalità che entrava nelle famiglie attraverso i matrimoni misti.

Cristina Golojka

Traditi dalla Storia ma rimasti italiani
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