Credici fermamente, non desistere, non disperare nel presente, e i tuoi desideri diventeranno realtà. Sono alcuni “passaggi” presi a prestito dalla dolce canzone intonata da Cenerentola nel film di Walt Disney del 1950, che sono un po’ il simbolo del potere dei sogni, un concetto attualissimo, come ha dimostrato la festa di sabato a Torre, in occasione dell’apertura della nuova sede della locale Comunità degli Italiani “Giovanni Palma”. Un edificio moderno, funzionale – costato complessivamente 1,8 milioni di euro –, realizzato dal sodalizio con il concorso dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste, grazie al sostegno della Nazione Madre, l’Italia. Un grazie corale al governo di Roma da parte di tutta la Comunità nazionale italiana di Croazia e Slovenia, da parte del Comune di Torre-Abrega e della Regione Istriana, ma pure del Capo dello Stato croato, Ivo Josipović, presente alla cerimonia. Vero bagno di folla per il presidente – diventato socio onorario della Comunità –, che si è intrattenuto con affabilità con tutti i torresani e gli altri ospiti giunti per l’occasione.

Dunque, grande festa nella piccola località istriana per il taglio del nastro ufficiale della “casa degli italiani”, affidato al socio più anziano, Angelo Palma, e a quello più giovane, la piccola Erica Stojnić, con l’”aiuto” di Josipović. La bella palazzina, è stato ribadito in più momenti, permetterà al sodalizio – uno di quelli “storici” a livello CNI – di continuare con più slancio la sua missione di mantenimento delle proprie radici culturali, della propria identità, della presenza italiana e istroveneta sul territorio, ma anche dell’identità istriana nel suo complesso, sviluppando i valori della multiculturalità, del plurilinguismo, della convivenza, del dialogo con la maggioranza croata e con le altre etnie, nel rispetto reciproco.

Oltre 400 gli invitati alla solenne cerimonia, tra cui autorità croate, italiane e regionali, nonché i rappresentanti delle varie istituzioni della CNI. Hanno condiviso con i connazionali di Torre la “realizzazione di un sogno”, il raggiungimento del traguardo di “un lungo cammino avviato dieci anni fa’’, come ha rilevato nel suo discorso il presidente della CI, un’emozionatissima e raggiante Roberta Stojnić. Nel suo discorso ha ricordato l’eredità di valori – italianità, istroveneticità, convivenza con gli altri, attraverso l’arte e la cultura – in cui il sodalizio ha sempre creduto e promosso, anche nei momenti più bui e difficili. La Stojnić ha altresì ribadito che la forza della comunità non sono i mattoni del suo edificio, ma il “sentire comune” dei suoi membri, di coloro che credono nel ruolo che essa ha, che dedicano molto del loro tempo libero come attivisti, che esprimono le loro idee, che la rendono una comunità di persone vivace e creativa”. E ha concluso che la nuova sede sarà una “casa ospitale, aperta a tutti, dove ognuno potrà esprimere la propria identità, nel rispetto di quella altrui”, in sintonia con la strada europea.

Un antico «faro» che vigila sull’identità del territorio

Il pubblico ha seguito con partecipazione e condivisione le parole espresse da tutti gli illustri ospiti. A partire da quelle del presidente della CI, per proseguire con quelle del sindaco, Nivio Stojnić, che ha parlato prima in croato e poi italiano (si è riferito al bilinguismo in auge nel Comune, all’importanza “vitale della componente italiana per la salvaguardia e l’incremento dei valori di civiltà”), del presidente dell’UPT, Silvio Delbello (ha accennato all’abbattimento – non ancora perfetto – dei confini in Istria, al superamento delle tragedie dei totalitarismi e nazionalismi del ‘900, all’agire concreto, fattivo, dell’UPT, in collaborazione da quasi mezzo secolo con l’UI e con l’appoggio di Roma), del presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul (ha sottolineato la nuova fase positiva, più felice, che si schiude alla CNI, che grazie al contesto europeo marcia verso l’unitarietà, e si ricongiunge con la parte costretta all’esodo). Il presidente dell’UI, Furio Radin, ha definito la CI – e più in generale tutta la CNI – come uno di quei “fari antichi” che vigila sull’identità di questa terra, così particolare, in cui la cultura di una componente numericamente “piccola” definisce invece il carattere e la fisionomia stessa del territorio; il suo messaggio agli attivisti della Comunità è stato: siete sopravvissuti a tanti problemi, ce l’avete fatta nonostante la precarietà di spazi piccoli e ora che avete una bella sede “non risparmiatela, non fate gli istriani, sporcatela pure, abbracciate chi vi entrerà, perché chi vorrà entrarvi sarà un amico, e rimanete sempre quello che siete stati, torresani, istriani, italiani”.

Il presidente della Regione Istriana, Valter Flego, che ha esordito in italiano per poi proseguire nella sua lingua madre, ha rievocato il pluralismo, la multiculturalità, multietnicità, l’antifascismo e quei valori civili e umani “che noi in Istria riassumiamo con il concetto di convivenza”, di cui è intessuto il dna della penisola e al quale gli italiani hanno dato per secoli un apporto imprescindibile, e ha sottolineato “l’Istria è Europa” e nella famiglia europea si potrà costruire un futuro migliore “per noi e i nostri bambini”.
L’ambasciatore Emanuela D’Alessandro ha riaffermato l’impegno del Ministero degli Affari esteri italiano a favore della CNI – e l’Italia va fiera, riconosce la vitalità e l’energia della componente italiana autoctona di queste terre –, facendo notare che per la stessa in questo “momento magico” si aprono maggiori opportunità, legate all’entrata della Croazia nell’Unione europea, ma anche all’implementazione delle relazioni tra Roma e Zagabria, che dopo l’incontro di Pola, del settembre 2011 e quello del 30 giugno scorso nella capitale croata, sono ormai quelle tra due Paesi amici, e così, si auspica, rimarranno. Il presidente Josipović, che si è guadagnato scroscianti applausi pronunciando una parte del suo intervento in lingua italiana (che ha promesso di imparare per davvero), e che ha rammentato il buon rapporto con il suo omologo Napolitano – “uno dei momenti più luminosi del mio mandato” –, si è complimentato e ha espresso rispetto per ciò che la CNI e l’Istria stanno facendo per la tutela delle proprie specificità, ma soprattutto per la straordinaria apertura e il rispetto interetnico che da sempre contraddistinguono la regione e i suoi abitanti, anticipatore del processo di convivenza e costruttiva integrazione tra culture e popoli nella dimensione europea, un valore che porta pace e non si ferma solo agli aspetti dell’economia. ‘’Un virus positivo che dovrebbe propagarsi in tutta la Croazia”. Per costruire insieme con successo un futuro europeo più sereno.

Ilaria Rocchi

Torre, avanti tutta con fiducia e ottimismo
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