Presentazione all’Università Popolare di Trieste di “La toponomastica in Istria, Fiume e Dalmazia. Progetto per uno studio di topografia storica, cartografia geodetica e giuridico comparato”. Due le considerazioni immediate: non è una novitaà editoriale, ma l’“impegno doveroso – come sottolineato dal presidente dell’ente, Silvio Delbello –, nei confronti degli autori, collaboratori dell’UPT, ai quali non era ancora stata data l’opportunità di spiegare, in loco, la mole di lavoro e i percorsi di un’attività scientifica eseguita con metodologie per certi aspetti innovative”. La seconda considerazione riguarda il rapporto tra città e università: lo svolgersi della serata ha regalato quell’esempio d’eccellenza che rende ricca una società attraverso il contributo di chi mette a disposizione di tutti sapere, analisi, conoscenza, oltre ai risultati ottenuti sul campo.

Cinque anni di lavoro

Cinque anni di lunga fatica, come sottolineano gli autori, i proff. Claudio Rossit, Orietta Selva e Dragan Umek, geografi dell’Università di Trieste per introdurre qualcosa di innovativo all’interno di ciò che già esisteva. Il punto focale – come sottolineato dal prof. Rossit – è la valutazione comparata della cartografia prodotta nelle varie epoche e i giudizi di ordine oggettivo. Difficile – sostiene – che la storia consenta interpretazioni univoche; siamo in una terra di confini, caratterizzata da reiterati contrasti. Si osserva, infatti, dal ’500 all’800 una certa linearità che si ribalta nel tempo successivo con interpretazioni di parte, traslitterazioni, mosse da politiche nazionali e spesso nazionalistiche, rispondendo agli sconvolgimenti di enorme portata in un beve lasso di tempo.

La mente sgombra da pregiudizi

Negli spazi contesi, s’innesta un processo di cancellazioni per costruire ed affermare nuove appartenenze politiche. L’Istria è sempre stata partecipe ma non centro irradiante. Quale metodo per la determinazione di un toponimo in queste condizioni? Il collegamento con i geografi di Zara ha aperto molte strade e molte cose sono state fatte. “Ma quanti – si chiede il prof. Rossit – avranno la mente sgombra dai pregiudizi nell’affrontare queste ematiche?”.

Troppe inosservanze

E porta alcuni esempi, il grande intervento in campo toponomastico nel periodo jugoslavo, episodi di inosservanza delle regole in pubblicazioni come quelle del Touring, che ignorano con disinvoltura l’appello a rispettare la forma italiana dei toponimi di località di evidente bilinguismo.
La prima cosa da farsi, comunque – spiega la prof.ssa Selva – era di abbracciare il tema nella sua dimensione più vasta, attraverso la raccolta di saggi di autori nazionali ed internazionali sulla visione del territorio. La seconda parte: la ricerca vera e propria con l’utilizzo delle fonti cartografiche come testimonianza attiva del rapporto uomo-territorio. Sviscerata la cartografia esistente, usando strumenti tradizionali e banche dati di nuova generazione, ci si è concentrati sull’analisi e la raccolta di documenti cartografici secondo un criterio cronologico, dalle origini al diciannovesimo secolo.

Dalla «Tabula Peutingeriana» a oggi

Dalla “Tabula Peutingeriana” fino ai giorni nostri, con carte nautiche, produzioni nordiche, carte di fattura italiana ed altro realizzate con metodi antichi, attraverso l’osservazione e la descrizione.
Il secondo periodo, invece, è quello caratterizzato dall’applicazione del metodo geodetico-matematico, con prodotti di istituti militari di tre realtà che riguardano il territorio Adriatico preso in considerazione: austriaca, italiana e jugoslava.

Nuovi modelli di classificazione

Si sono dovuti creare nuovi modelli di classificazione, spiega il prof. Umek. Perché la cartografia del territorio si rivela incredibilmente ricca di toponimi marini, che quasi si equivalgono a quelli di terraferma, un esempio unico a conferma di una realtà che si affaccia e vive di mare per il suo trascorso storico ed economico. “Per tanto – dice il prof. Umek – con i colleghi linguisti abbiamo trovato delle definizioni che potessero essere accettate da tutti”.
E porta come esempi: talassonimi per indicare i mari, nesonimi per isole e scogli, acronimi per ciò che si protende verso il mare, e così via. Il tutto inserito in un data base fondamentale per il prosieguo degli studi. Il materiale così raccolto è stato inserito in un CD rom, che completa l’opera.
La ricerca avviene attraverso parole chiave: carta, autore, ordine alfabetico, toponimo attuale.

Proseguire le indagini

Un’opera complessa, la loro, che ha dato il via a nuove curiosità, al desiderio e al dovere di approfondire alcune tematiche – finanziamenti permettendo –. Per esempio su Fiume, città con toponimi totalmente italiani, circondata da un mondo slavo: colpisce in una carta del 1984 il toponimo di Tersatto con la doppia dizione, Tersatto-Trsat. Rivela l’interazione, ma anche il rispetto di realtà diverse che dividono con rispetto il territorio. Vero Fiuman, Pravi Fiuman, affermano i locali, rispettivamente nel dialetto italiano e slavo.
Ma i toponimi sono spesso lontani dal sentire della gente, slegati dalla percezione del territorio per cui chi lo abita spesso non ne comprende il significato. uno studio destinato a squarciare veli di indifferenza

Rosanna Turcinovich Giuricin

Toponomastica nell’Adriatico orientale, uno studio squarcia veli d’indifferenza
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