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Gli anniversari servono anche a questo, a capire chi cammina al tuo fianco in nome di quella condivisione che dovrebbe assicurare un buon passo di marcia. Normale quindi guardarsi intorno per incontrare vecchie conoscenze e presentarsi a chi non ci conosce. Così è stato anche al 115.esimo anniversario della fondazione dell’Università Popolare di Trieste, ricordato giovedì 15 gennaio nel corso di una cerimonia svoltasi in un’affollata sala del Consiglio comunale, alla quale sono intervenuti in tanti com’è facilmente distinguibile dalle foto che pubblichiamo su queste pagine a riepilogo di una giornata veramente intensa ed importante. Vediamo chi c’era: l’atteso sottosegretario agli Affari esteri Benedetto Della Vedova (accompagnato dal sottosegretario Francesco De Luigi), entusiasta di essere a Trieste e di poter toccare con mano, per la prima volta, una realtà come quella del Magazzino 18 che ancora custodisce le masserizie degli esuli. E che è rimasto decisamente impressionato dalla prima sala con le foto simbolo dell’esodo, la ricostruzione di una cucina, della camera da letto. Poi Piero Delbello, nel suo ruolo di Cicerone l’ha accompagnato, insieme ad una folta delegazione, lungo il percorso di visita, attraverso la sala delle “venerande reliquie”, quella delle stufe, quella degli armadi e delle sedie. Un groviglio che sembra quasi una foresta di rami secchi, a ricordare tante vicende interrotte dalla storia. La giornata verrà ricordata anche per la partecipazione attenta della presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che segue molto da vicino l’evolversi dell’attività dell’UPT in particolare per l’estensione ad aree di nuovo interesse per la regione come il Montenegro. Ma non soltanto: la presenza dell’UPT sul territorio d’insediamento storico della comunità italiana viene considerato come un’utile testa di ponte per la futura economia dell’area attraverso progetti europei e nuovi contatti con l’università di Trieste. Tra i presenti anche il Rettore, Maurizio Fermeglia, che sta vagliando con l’UPT il corso di master in turismo in Istria con il coinvolgimento di Franco Crevatin. Si tratta di personaggi che hanno avuto modo, negli anni, di conoscere la realtà del gruppo nazionale, frequentando le comunità, le scuole, gli enti di ricerca, il Dramma italiano. Ecco perchè a Spiro Dalla Porta Xidias, che porta con onore i suoi 98 anni, è stata consegnata una targa per ricordare il periodo di presidenza dell’UPT, ma anche la sua opera di regista del Dramma Italiano. Tra i menzionati di questo rapporto trasversale, Cristina Benussi, per l’università e il suo apporto alla conoscenza della letteratura dell’esodo, Giovanni Radossi, che fu al fianco di Antonio Borme al momento dell’accordo tra UIIF e UPT nel 1964. Lo stesso – ha ricordato il presidente Fabrizio Somma -, è stato siglato proprio a bordo della barca di Radossi, al largo della costa rovignese, col motore acceso perchè rimanessero tra amici convinti le parole di Antonio Borme, Giuseppe Rossi Sabatini e Luciano Rossit, che siglavano il rapporto tra i due enti che nel 2014 ha raggiunto i cinquant’anni. Una collaborazione che ha ridefinito negli anni Sessanta il ruolo dell’UPT fuori dai confini nazionali, gettando le basi di un’intesa divenuta prassi nell’Europa di oggi. Lo hanno ben sottolineato il vicesindaco Fabiana Martini, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il vicepresidente del Consiglio comunale Alessandro Carmi e il pesidente dell’Università popolare Fabrizio Somma. Dello stesso tono anche i messaggi di saluto giunti dal sen. Francesco Russo, dall’on. Laura Garavini e dall’on. Ettore Rosato. Pochi i discorsi di rito, ma tanta presenza “ufficiale”. Presenze palesi, perchè chiamate a portare un saluto o presentare una relazione, e presenze silenziose di ospiti che hanno dato lustro alla cerimonia: il Commissario del Governo, Francesca Adelaide Garufi, che ha poi partecipato anche alla visita a Magazzino 18; il presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop; gli ambasciatori italiani a Zagabria e a Lubiana, rispettivamente Emanuela D’Alessandro e Rossella Franchini Sherifis, i consoli d’Italia a Fiume e a Capodistria, Renato Cianfarani e Iva Palmieri; le vicepresidenti della Regione Istriana, Giuseppina Rajko e Viviana Benussi, la vicepresidente dell’Assemblea della regione istriana, Tamara Brussich. Quindi esponenti del mondo dell’esodo, dal presidente di FederEsuli, Antonio Ballarin, ai rappresentanti delle varie associazioni di Trieste e di altre città italiane. E poi i rappresentanti dell’Unione Italiana, Furio Radin, Maurizio Tremul, Roberto Palisca e Christiana Babić, tantissimi presidenti delle Comunità degli Italiani dell’Istria, di Fiume, del Quarnero e della Dalmazia. Non sono mancati i direttori delle istituzioni del gruppo nazionale e tanti connazionali coinvolti nell’attività nelle proprie sedi a testimoniare il legame stretto con l’UPT in quel reciproco rapporto di dipendenza giunto a livelli molto alti quanto qualificati.
Ecco perchè nella relazione sui 115 anni di storia dell’Università Popolare di Trieste il presidente Fabrizio Somma ha proposto una riflessione sul valore della “condivisione di idee, relazioni, programmi, ambizioni, problemi, risorse, eventi (anche tragici, purtroppo) e speranze. Un concetto che assume un merito straordinario – ha affermato Somma – quando si associa al tema della tutela di un’identità e della salvaguardia dei suoi valori, sempre nel rispetto delle diverse componenti”.
Dopo aver ricordato i principali eventi che si sono susseguiti negli anni e citato le persone grazie alle quali – con il sostegno assicurato dal Governo italiano e dalla Regione Friuli Venezia Giulia – l’Università Popolare di Trieste ha potuto “tutelare e regolarmentare” la vita di migliaia di italiani riuniti in oltre 50 Comunità presenti in Slovenia e in Croazia, e una in Montenegro, il presidente Fabrizio somma si è soffermato sul futuro dell’Ente, “chiamato a operare in un nuovo contesto, sempre nella valorizzazione del ruolo della minoranza autoctona italiana, in una prospettiva però maggiormente comunitaria”.
Alla luce della difficile congiuntura economica e tenendo conto del fatto che proprio nel 2015 termina il rinnovo triennale del finanziamento della legge 73/2001 – ha detto Somma – l’Università Popolare di Trieste, insieme all’Unione Italiana, dovrà cercare di incrementare in misura sensibile “l’autofinanziamento complessivo”, questo anche ipotizzando la co-partecipazione ai costi dei progetti da parte dei diretti beneficiari (o altre forme di sostegno) della cui concretezza si va meditando. Il futuro? Tante idee che dovranno trasformarsi in progetti.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Sullo sfondo una lunga storia. Il presente è da concepire insieme
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