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Due libri, tre autori per una serata all’Associazione delle Comunità istriane di Trieste “le cui porte sono spalancate su iniziative che parlano di noi” – ha detto il Presidente Manuele Braico, lanciando un appello affinché lo spazio delle conferenze diventi un luogo di conoscenza e riflessione sulla vicenda dell’Adriatico orientale. Si rivolge agli ospiti giunti da Milano: il gallesanese Piero Tarticchio autore del romanzo “La capra vicina al cielo” (Mursia) e i dalmati Bibi Dalai Pietrantonio e Giovanni Grigillo che firmano insieme “Vola colomba” il cui sottotitolo svela che si tratta di “Una storia vera di Dalmazia: tre esodi e un amore travolgente” con la prefazione di Dario Fertilio. Anche quest’ultimo, giornalista affermato, con radici sull’isola di Brazza nonché uno dei premi “Tommaseo” dell’Assocciazione Dalmati nel Mondo.

Personaggi eccellenti

Personaggi eccellenti per una serata condotta dal prof. Giorgio Baroni, docente di letteratura, critico letterario rientrato a Trieste dopo una carriera di successo nella città di Sant’Ambrogio. Per il numeroso pubblico in sala gli ospiti non sono certo degli sconosciuti, Piero Tarticchio è stato a lungo direttore dell’Arena di Pola mentre Grigillo è da sempre coinvolto in alte cariche dell’ANVGD milanese. La prima domanda che è lecito porsi – come ha voluto sottolineare il prof. Baroni – è sul filo che unisce le loro storie presentate in un’unica serata. La ragione c’è ed è la comune ambientazione nelle terre dell’Adriatico orientale dello loro storie. Tutti e due i volumi percorrono la tortuosa strada della vicenda della guerra e del dopoguerra in Istria e Dalmazia, tutti e due si soffermano su dettagliate spiegazioni su ciò che determinò il fenomeno delle Foibe e l’esodo di gran parte della popolazione. Spesso i particolari vengono svelati nel dialogo con soggetti terzi, quasi a significare il ruolo degli intellettuali, dei testimoni e dei rappresentanti del mondo associazionistico dell’esodo, soprattutto dopo la legge sul Giorno del Ricordo del 2004, nel raccontare vicende di vissuto comune e di comune sofferenza.
“L’ambientazione in campo letterario non è ininfluente – spiega Baroni -, rivela molto della vicenda degli autori”.

Pittore, grafico e scrittore

A partire da Piero Tarticchio di famiglia di Gallesano, volitivo e capace di spaziare con disinvoltura nei vari campi artistici. Non a caso prima sarà pittore e grafico e solo più tardi scrittore. Con una lunga carriera internazionale, ha fatto una “bella strada” anche in campo letterario. Tra le altre note del suo vasto curriculum anche quella di “vincitore” di una delle edizioni di Istria Nobilissima, a significare il legame con la sua terra d’origine. Il libro che Tarticchio ha presentato a Trieste è l’ultimo di un lungo elenco di volumi editi negli ultimi anni. Tra tutti “il più completo” pur nella semplicità della trama o forse proprio grazie a tale scelta, profondo, con risvolti di indagine psicologica sulla simbologia della terra istriana, ma anche filosofici sul valore e significato della vita, dell’amicizia, della fedeltà ad un’idea. La Capra si richiama alla genesi di città come Capodistria, Capris, alla leggenda degli Argonauti che ci riporta proprio al territorio dell’Istria meridionale, in cui si svolge la narrazione. Personaggio principale è Quinto, che ha scelto di fare il pastore, pur avendo una solida formazione scolastica che ben si sposa con la sua profonda concezione della vita e nella narrazione diventa l’alter ego dello scrittore stesso. Accompagnerà un giornalista, “un foresto”, giunto da lontano per onorare la promessa fatta al suo migliore amico, a conoscere la leggenda della Capra legata ad un’intuizione di Mario Mirabella Roberti, sovrintendente di Pola nell’immediato dopoguerra. Ma non ci sono solo i grandi nomi del territorio: Tarticchio infarcisce il suo libro di aneddoti dotti, di frasi estrapolate da opere importanti, di riflessioni tratte dai testi sacri in una armonica interazione che rende il libro piacevole, scorrevole, godibile, con momenti di noir.
“Manca un gesto di buona volontà da parte dei Governi per poter dare alle famiglie un luogo sul quale piangere i loro morti” esordisce Tarticchio alla serata triestina, che in altro libro aveva raccontato la tragedia della sua famiglia e spiega perché ha iniziato a scrivere. Frasi di una conversazione che diventano profetiche e segnano il passaggio all’azione. “Mi hanno detto di non parlare di me” afferma simpaticamente e allora racconta cosa dicono di lui e della sua opera gli altri, quelli che l’hanno intervistato o che hanno recensito i suoi lavori. Il suo racconto diventa avvincente come i suoi scritti che svelano la perfetta interazione tra scrittura e vita, realtà.

«Vola colomba»

Anche Bibi Dalai Pietrantonio e Giovanni Grigillo scrivono della loro terra dalmata ma attraverso le vicende delle loro famiglie. La scelta del titolo – dice Baroni – quello di una canzone famosissima di Nilla Pizzi, vincitrice a San Remo nel 1952, già svela il desiderio di rilanciare un tema che rischia di finire nel dimenticatoio. Costruito con professionalità, che prende le distanze dal tradizionale romanzo, propone semplicemente una storia, anzi due storie, quella della terra dalmata e quella di un amore che da Trieste si sposta a Zara tra le due guerre per rientrare in Italia con l’esodo. A simboleggiare i tre esodi della Dalmazia. Non è però solo una vicenda travolgente che riguarda la macro storia, è qualcosa di veramente accaduto, due persone che si incontrano e s’innamorano scegliendo coraggiosamente la passione sulla famiglia, le consuetudini, gli altri affetti. Ma è soprattutto una storia i cui protagonisti sono legati, per sangue e vicenda di un popolo, ai due autori che s’incontrano per caso a Milano, si presentano con una stretta di mano e comprendono che c’è qualcosa che li lega…
“Non vogliamo dire altro del libro” esordisce Grigillo ricordando però l’impegno nato con la legge del ricordo “di diffondere le nostre storie. Mi sono accorto che di Zara si parlasse poco – racconta -. Bibi aveva scritto un romanzo di personaggi che riguardavano anche la mia famiglia e quindi le ho suggerito di integrarlo con una necessaria parte storica. Non siamo degli scrittori, anche se lei ha un’esperienza precedente, il resto è cronaca che è maggiormente nelle mie corde. Credo di avere raggiunto lo scopo perché, pubblicato in occasione del Raduno dei Dalmati, ho già avuto dei riscontri che sono stati di grande soddisfazione”.
Bibi si spinge oltre, rivolando il segreto di famiglia che ha potuto conoscere “solo alla morte di mia madre. La storia è quella di uno scandalo a Trieste degli Anni Venti”. Perché ha voluto raccontare questo fatto? “Il mio era ed è il desiderio di riconciliare i vari protagonisti della vicenda. Una figlia abbandonata dalla madre per un grande amore. Una madre che poi cerca la figlia che la rifiuta. Una nipote che va alla ricerca della propria nonna ed incontrerà il coautore”.
I protagonisti della vicenda narrata finirono per non rivedersi mai più, non ebbero l’occasione di perdonare, vittime di se stessi e dei pregiudizi. Tanto dolore, sullo scenario di una terra sconvolta dalla guerra, meritava una catarsi. La conclusione si svela soltanto nella lettura. Un percorso che accomuna i due libri, che giocano sulla suspense, nella migliore tradizione del giallo storico.
Dalla platea non una domanda ma una testimonianza, qualcuno ha visto e ricorda ancora i personaggi del libro. Partono gli abbracci e le confidenze. La storia è adesso, ancora una volta.
Si chiude un’altra pagina sulle iniziative dell’Associazione delle Comunità istriane, alla ricerca di aprire le porte alla città di Trieste che è spesso assente in questi spazi considerati di nicchia anche se così non è, ci sono vicende che appartengono a tutti.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Sullo sfondo di vicende appassionate la storia travagliata di Istria e Dalmazia
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