Vergarolla, una spiaggia, una strage. Un ricordo indelebile. A sessantotto anni da quel funesto 18 agosto, Pola è tornata a stringersi in semicerchio intorno al cippo nel parco intitolato alle sue vittime, le vittime del maggiore massacro di civili in tempo di pace che la città abbia conosciuto. Pola al completo. In verità, quest’anno il pubblico della commemorazione non è stato numeroso come usava esserlo. Volti noti mancano ormai all’appello, ci si riduce di numero visivamente, volenti o nolenti, di anno in anno, al punto che ormai si fa la conta dei “rimasti” tra sé e sé. In compenso, autorità ed istituzioni hanno fatto quadrato per rendere onore a giusta causa. Chi per sentimento autentico di pietà per le vittime innocenti, chi per dovere d’ufficio e chi infine per reiterate esortazioni a unirsi al coro perché, giustamente, il “coro” chiedeva da tempo più considerazione di quanta ne abbia avuta sinora.

Assiepati dunque in semicerchio intorno al cippo in pietra istriana con il toponimo “Vergarola” scolpito a caratteri cubitali. In prima fila, quest’anno, anche il sindaco di Pola, Boris Miletić, e un altro ex primo cittadino, Valter Drandić, che finora non s’erano fatti vedere, a differenza di un altro loro omologo e predecessore: Luciano Delbianco. Ora Vergarolla è di nome e di fatto una “tragedia di Pola” e “non solo degli italiani di Pola”. Un passo decisivo verso “l’attuarsi di quella fraternità, stima e reciproca comprensione” a lungo auspicata dal Libero Comune di Pola in Esilio, che assieme alla Comunità italiana di Pola da vent’anni in qua ricorda i martiri nel minuscolo parco a fianco del Duomo, sul lato di via Kandler. Ecco dunque Tullio Canevari, sindaco del LCPE, a valutare la giornata di ieri “molto importante”. Importante perché “ci sono i rappresentanti dello Stato italiano, dello Stato croato, autorità diplomatiche, parlamentari, il sindaco, tanti concittadini, italiani e croati insieme”: da notarlo, perché non era mica scontato. La città di Pola, gli italiani rimasti e quelli che sono dovuti andare via, si sono stretti e riabbracciati nel ricordo di una tragedia immane, un’esplosione fuori dal contesto bellico, un massacro di civili in spiaggia in tempo di pace: un ultimo avvertimento per chi ancora non avesse colto il messaggio. Un invito a tagliare i ponti.
In mancanza di cifre più attendibili (ci furono indubbiamente corpi martoriati al punto che non si poterono recuperare), i 65 morti della spiaggia frequentata all’epoca da soli italiani sono tuttavia “onorati in modo incompleto”. Il cippo, è vero, è un elemento simbolico di memoria urbana, storica, collettiva, di grande importanza. Eppure è monco dei nomi che chiedono il dovuto rispetto ciascuno per sé. Ai piedi del cippo c’è solo la targa in ricordo del dottor Geppino Micheletti, il chirurgo, l’eroe, il martire che in spiaggia perse entrambi i figli e ciò nonostante non smise di assistere i feriti giorno e notte in seguito all’accaduto. Accanto al medico, si vuole ricordare tutte le vittime di quella carneficina. Tullio Canevari l’aveva già detto a suo tempo e l’ha ripetuto anche in quest’occasione: è il momento di completare il monumento con altre due pietre d’Istria recanti i nomi dei martiri! La richiesta alle autorità municipali è stata già formulata in forma ufficiale e le autorità, vista anche la presenza del sindaco, sembrano vederla finalmente di buon occhio.
“Abbiamo accolto la richiesta dell’LCPE di completare il monumento – ha detto Fabrizio Radin – e ora speriamo nell’aiuto della Soprintendenza ai beni culturali per poter esaudire anche questo desiderio”. Saluti e orazioni, infine, da parte del titolare della sede consolare italiana a Fiume, Renato Cianfarani, e dal presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, il quale ha porto i saluti della vicepresidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni e degli onorevoli Laura Garavini ed Ettore Rosato. Tra le autorità, senza mai mancare ad un appuntamento, il deputato italiano al Sabor, Furio Radin. Presente anche il presidente del Consiglio della Regione Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop. Commovente il “Requiem” cantato dal coro misto della Lino Mariani all’ombra dei cipressi, e commovente il “Va pensiero” intonato in chiesa al termine della messa di suffragio. Sempre al Duomo, Loretta Godigna ha letto i versi di Aldo Vallini in un “Ricordo dei martiri di Vergarolla”.
Un’ultima tappa delle commemorazioni del 18 agosto, quella convocata al cimitero comunale di Monte Ghiro. Tradizione vuole che le delegazioni si riuniscano intorno alla tomba della famiglia Saccon, il sepolcro che custodisce a distanza d’anni i resti di ben 26 vittime della tremenda esplosione. Un doveroso minuto di raccoglimento in una giornata di sole calda come quella di 68 anni fa. E poi ancora fiori, tantissimi fiori, anche in questo che è un “luogo di sepoltura reale, importante non meno del luogo-simbolo, il cippo”. Numerosi i polesani che hanno preso parte anche a quest’ultima tappa delle commemorazioni del 18 agosto. Un’occasione, perché no?, per scambiare due parole tra amici, tra polesani, tra concittadini. A prescindere dal luogo di residenza.

Daria Deghenghi

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Strage di Vergarolla una cicatrice indelebile
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