DIGNANO Sognavo il Tour de France (ma non avevo la bicicletta). Il sognatore è Emilio Felluga e la… dichiarazione altro non è se non il titolo del libro, uscito nel novembre del 2012, nel quale Felluga si racconta. Le “Memorie di un artigiano dello sport” (questa la breve dicitura che spicca sul verde del campo di calcio della copertina) sono state presentate venerdì sera alla Comunità degli Italiani di Dignano.
Nel libro Felluga racconta il suo tour nel mondo dello sport, anche a contatto con la CNI. Ricordiamo, Felluga è stato per vent’anni alla guida del CONI regionale (Friuli Venezia Giulia), e la collaborazione con la CNI passa appunto per il CONI. A Palazzo Bradamante, con Maurizio Tremul (presidente della Giunta UI), Silvio Delbello e Alessandro Rossit (rispettivamente presidente e direttore dell’UPT), Daniele Suman (Settore sport di UI) in prima fila, il benvenuto è stato quello di Sergio Delton, per lunghi anni responsabile del Settore Sport di UI e responsabile del Fiduciariato del CONI per la Croazia. Ma al di là di titoli, incarichi e impegni, il saluto e il benvenuto sono andati ad un amico, alla persona semplice, grande e squisita che è Emilio Felluga. “Insieme abbiamo fatto cose eccelse – ha detto Delton, ricordando i Giochi della Gioventù ai quali hanno partecipato i “nostri ragazzi”.
Delbello si è complimentato con l’amico per aver scritto “la storia delle nostre Comunità attraverso l’attività sportiva”, ribadendo che l’anno prossimo saranno 50 anni di collaborazione tra l’UI e l’UPT. Tremul ha constatato che “non si poteva non dedicare una serata a Felluga, un connazionale che ha ricostruito la propria casa in Italia e raggiunto obiettivi importanti. Non per fama e ricchezza, ma per essere, fare e sapere.”
L’incontro con l’autore è stato preceduto dall’omaggio musicale offerto dalla corale mista comunitaria, diretta da Orietta Šverko, e da un breve intervento del presidente della CI, Livio Belci. Poi il palco è stato dell’autore, affiancato nell’occasione dal giornalista Arden Stancich, che domanda dopo domanda, si è fatto raccontare qualche episodio ricordato nel libro. E va detto che si è trattato di uno sfizioso antipasto che invoglia ad assaporare pagina dopo pagina il volume.
Intanto perché sognare il Tour de France? Felluga non è (stato) ciclista. Ed infatti, il titolo è più che altro una metafora della vita, dei sogni e di quello che ci impedisce o che dobbiamo superare per realizzarli. Il Tour de France e le sue salite. “Vere. Di quelle che ti sgonfiano i polmoni”, dice Felluga. E più avanti: “Sono nato in salita un giorno di fine febbraio. Era il 1937 e la mia famiglia viveva a Isola d’Istria.” Poi la “geografia che cambia sotto i piedi”, e l’addio a Isola per Trieste. “Completai il liceo classico… mi laureai in economia e commercio. Poi fui assunto in banca e vi rimasi per trentasei anni. Il resto, e non è poco, fu solo sport.”
L’autore ha praticamente ripercorso la sua vita per il pubblico. Dall’abbandono di Isola all’oggi. Ha confessato la volontà di non riaprire più la finestra con vista sull’Istria, così quando nel 1980 Enzo Civelli gli propose di impegnarsi nel progetto di consolidazione dei rapporti sportivi tra l’FVG e l’Unione Italiana (cominciando magari dai Giochi della Gioventù), gli rispose “Enzo, non provarci neppure. Ho chiuso con l’Istria nel 1955… lì ho solo le tombe dei nonni. No, grazie. Sarebbe come riaprire una vecchia ferita e sarebbe doloroso.” E poi… Poi una gita a Buie, assieme ad un amico cliente, la visita ad amici dell’amico e l’incontro con un ragazzino con in spalla uno zaino con i loghi del CONI provinciale e del ministero della Pubblica istruzione. Zaino avuto dall’UI quando aveva partecipato ai Giochi della gioventù a Roma. E su tutto le parole di meraviglia per la bellezza di Roma del ragazzino che così gli aprì il cuore. E gli fece cambiare idea. Iniziò la collaborazione che tra istituzioni va avanti a tutt’oggi.
Un altro momento importante sportivamente e privatamente, la vittoria di Giovanni Cernogoraz alle Olimpiadi e l’intervista rilasciata ad un giornalista italiano: “Perché mi parla in inglese, ha chiesto Cernogoraz, io vivo in Croazia ma sono italiano. Mi si è aperto il cuore”, ha raccontato Felluga.
Altri aneddoti, come l’uscita ad Atene, nel 2005, per avere in consegna la fiamma olimpica da portare in Italia per gli EYOF di Lignano. E il discorso in greco (eh, ma in Grecia se parla greco, no?!), trascritto in caratteri latini. Con la memoria che correva a mezzo secolo prima, quando nello stesso giorno sosteneva l’esame di greco.
Ancora gli incontri con i grandi nomi dello sport e non, basti citare Juan Antonio Samaranch, Jacques Rogge, o il sindaco di New York, Bloomberg, quando era a caccia dei Giochi olimpici della Gioventù… Insomma, partite vinte. Meno una, ma aveva delegato ad altri, che non hanno saputo cogliere il momento. Pazienza.
“Quest’uomo ha fatto tanto, ha garantito un grande sviluppo dell’impiantistica sportiva in regione e non è mai stato indagato”, ha detto Stancich.
“Ci sono andato vicino – ha risposto Felluga, ricordando l’annunciata denuncia di Tonon della ginnastica triestina. “L’ho letto sul giornale, mia moglie si era chiusa in casa. Era una falsa notizia, sparata sperando di intimorirmi e di farmi cambiare idea.”
E con il cuore in mano anche nell’intimo: “Abbiamo avuto una grande tragedia. Abbiamo perso un figlio in un incidente. Se non avessi avuto la solidarietà, l’affetto, il sostegno degli amici e del mondo sportivo, questa sera non sarei qui.” Insomma, con la penna Felluga ha scalato i quattro colli del Tour de France. Mont Ventoux: fatto. Aubisques: fatto. Tourmalet: fatto. Galibier: fatto.

Carla Rotta

Sognavo il Tour de France, ma non avevo la bicicletta
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