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CETTIGNE | Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha soggiornato ieri in Montenegro. La visita ufficiale, la prima di un capo dello Stato italiano dopo l’indipendenza della Repubblica del Montenegro, è iniziata al Palazzo Presidenziale dell’antica capitale di Cettigne, dove Mattarella è stato accolto dall’omologo montenegrino, Filip Vujanović. Al termine dell’incontro i due presidenti hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa.

Grande amicizia

Il Montenegro è pronto per entrare nella NATO e nell’UE”, ha lasciato intendere il presidente italiano Sergio Mattarella dopo il colloquio con il collega montenegrino Filip Vujanović. “I due Stati sono oggi uniti da una grande amicizia e collaborazione, ma nel futuro comune ci sono anche l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea”, ha dichiarato il presidente italiano, esprimendo la convinzione che il Montenegro debba entrare nella NATO e che l’invito a diventarne membro arriverà entro la fine dell’anno.

Una posizione strategica

“Il Montenegro ha veramente una posizione strategica ed è pronto a entrare nell’Alleanza atlantica. Speriamo che ciò accada quanto prima. Per ciò che concerne l’UE, il Montenegro sta procedendo con il processo negoziale. Molti capitoli sono ancora aperti, ma due sono già stati chiusi”, ha dichiarato Mattarella.

Investimenti italiani

Il presidente montenegrino Vujanović dopo il colloquio con l’omologo italiano ha sottolineato che “si è trattato di un incontro storico, perché il presidente italiano ha sottoscritto la Legge di ratifica dell’accordo di collaborazione strategica tra il Montenegro e l’Italia. Noi percepiamo già l’Italia come un partner strategico. Nel Montenegro sono presenti grandi compagnie italiane con importanti investimenti”, ha rilevato Vujanović, sottolineando che negli ultimi 10 anni l’Italia ha investito 580 milioni di euro in Montenegro e che negli ultimi 5 anni è decisamente l’investitore più importante. Infine, Vujanović ha ringraziato Mattarella per l’appoggio dell’Italia al percorso del Montenegro verso la NATO e l’UE.
Dopo la visita al Museo del Re Nikola, il Capo dello Stato italiano si è trasferito a Villa Gorica a Podgorica, dove ha incontrato il primo ministro, Milo Đukanović e il presidente del Parlamento, Ranko Krivokapić. La visita ufficiale si è conclusa con l’incontro con il personale dell’Ambasciata, i funzionari internazionali italiani, i rappresentanti della Comunità degli Italiani del Montenegro e dell’Università Popolare di Trieste.

I successi vanno coltivati

Dall’inizio degli Anni 90, come ha sottolineato ieri il quotidiano torinese “La Stampa”, la politica balcanica italiana è una storia di continuità e di successo. Tuttavia i successi vanno coltivati, altrimenti appassiscono. Ed è esattamente quello che si è proposto di fare il presidente della Repubblica con le visite in Serbia e in Montenegro.

Gli assi portanti della politica di Roma

Tre gli assi portanti della politica balcanica di Roma, rileva ancora il quotidiano: l’alveo europeo e occidentale; il rifiuto dei fantasmi del passato; i buoni rapporti con tutte le capitali. La continuità è stata perseguita con costanza attraverso il succedersi dei vari governi. L’Italia ha partecipato, e partecipa attivamente, a tutte le operazioni di mantenimento della pace.

Buoni rapporti con tutti

Nelle macerie jugoslave del 1992 il buon vicinato non era scontato. Tanto meno con tutti. L’Italia l’ha costruito attivamente; prima, nel tragico periodo di guerre e violenze; poi, durante le scosse di assestamento e le perduranti tensioni che accompagnano l’integrazione della regione nell’Unione Europea e nella NATO. Buona parte dei Paesi non ha ancora raggiunto il traguardo europeo. Complice la “fatica da allargamento” dell’UE e le esitazioni della NATO nei confronti di candidati ormai maturi, come il Montenegro. A loro volta i Paesi candidati devono rimboccarsi le maniche e guadagnarsi l’ammissione con riforme anche dolorose, sul funzionamento dello Stato, sulla giustizia e la legalità, sulla lotta alla corruzione, sulla libertà economica. Lo faranno solo se avvertiranno lo stimolo delle porte aperte. I Balcani non dominano più la scena internazionale come quindici anni fa. Il mondo ha altro cui pensare. L`Europa è alle prese con problemi e crisi pressanti. Ma sarebbe pericoloso dimenticare i Balcani. Ricade sull’Italia, rileva ancora “La Stampa”, l’onere di far sì che rimangano pienamente a fuoco sullo schermo euroatlantico e, al tempo stesso, di ricordare ai Paesi candidati la necessità di fare diligentemente i compiti a casa necessari per superare l’esame d’ammissione, che non va artificiosamente rinviato. Questi i messaggi che il presidente ha portato a Belgrado e Podgorica.

Storico incontro con i connazionali

La visita ufficiale del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in Montenegro, la prima di un capo di Stato italiano dopo l’indipendenza dell’ex Repubblica jugoslava, non è potuta trascorrere senza un incontro con i rappresentanti della Comunità degli Italiani del Montenegro. L’incontro si è svolto a Podgorica a margine della riunione tra il presidente italiano e il primo ministro montenegrino, Milo Đukanović. A Villa Gorica, sede di rappresentanza del governo montenegrino, a porgere a Mattarella il saluto dei connazionali è stato il presidente della Comunità degli Italiani del Montenegro, Aleksandar Dender, nella cui delegazione erano inclusi il presidente e il direttore generale dell’Università popolare di Trieste, rispettivamente Fabrizio Somma e Alessando Rossit. Lo storico incontro, al quale hanno testimoniato una rappresentanza diplomatica e un gruppo di imprenditori, si è svolto alla presenza del sottosegretario di Stato agli Affari esteri e Cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, e dell’ambasciatore italiano a Podgorica, Vincenzo Del Monaco. (kb)

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Sergio Mattarella: per il Montenegro un futuro europeo
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