TRIESTE – “Scrittori italiani d’Istria, oggi” è il tema a cui il Circolo della Cultura e delle Arti ha dato ampio spazio giovedì sera in un incontro moderato da Elvio Guagnini, dell’Università di Trieste, attuale responsabile della sezione letteraria del Circolo, che vanta sessant’anni di attività. Ospiti della serata Elis Deghenghi Olujić, a capo del Dipartimento di studi in lingua italiana dell’Università di Pola, e Silvio Forza, direttore della Casa editrice EDIT.
“L’Edit, fondata nel 1952 con l’intento di dare una risposta concreta alla realizzazione del diritto costituzionale degli italiani di Croazia e di Slovenia all’informazione nella propria madrelingua, rappresenta uno strumento fondamentale per la conservazione della memoria italiana in questi luoghi, alla diffusione della cultura e della lingua italiana in una vasta area a cavallo tra Italia, Slovenia, Croazia e oltre, alla promozione della convivenza con le popolazioni croata, slovena e di altre nazionalità”, ha esordito Forza. È stato, il suo, un racconto per immagini lungo sessant’anni di storia collettiva, di tragedie e rinascite, che si sono alternate secondo i vari momenti storici e politici dei governi al potere. Nomi da tempo dimenticati, altri ritrovati e pubblicati, proprio per un bisogno di evitare la dispersione di quelle forze creative che avevano contribuito negli anni Quaranta e Cinquanta alla feconda ed eterogenea letteratura istro-quarnerina o istro-fiumana, espressa in lingua italiana e nei dialetti locali. Alle spalle dei relatori si materializzano le immagini di copertina di alcuni volumi editati nel tempo, di autori quali Mario Schiavato, Ezio Mestrovich, Ester Sardoz Barlessi, Lidia Delton, Ugo Vesselizza, Gianna Dallemulle Ausenak, Vlada Acquavita, Ligio Zanini, Lucifero Martini, Nelida Milani, Adelia Biasiol, Osvaldo Ramous, Alessandro Damiani, Laura Marchig, Mauro Sambi.
SEGNALE DI UN’ESISTENZA PULSANTE “Fare letteratura italiana in Istria e nel Quarnero oggi – ha continuato il direttore dell’Edit – non è soltanto preoccupazione artistica: è un forte segnale di un’esistenza ancora pulsante, è desiderio di rendere gli “altri” partecipi di un’esperienza tipica da microcosmo e dalla cui particolarità scaturisce un’universalità irrepetibilmente preziosa. Senza per questo dimenticare l’aspetto giornalistico e culturale dei suoi periodici, che oltre ad informare migliaia di persone nella loro madrelingua, hanno avuto anche un innegabile ruolo formativo poiché hanno dovuto insegnare agli italiani rimasti a riconoscersi e vivere nella condizione di minoranza nazionale anche nelle località in cui minoranza non lo erano mai stati”.
La rivista letteraria “La Battana”, una delle più longeve nel suo genere, ha rappresentato uno dei rari ponti di comunicazione culturale tra le due sponde dell’Adriatico. Il mensile per bambini “Arcobaleno” – nato nel 1949 come “Il Pioniere” – per molti degli italiani rimasti ha rappresentato il primo contatto con la carta stampata. Poi “Panorama” che, quando nasceva, sessant’anni fa, era di una modernità assoluta e di molti passi avanti rispetto ai tempi dell’epoca. Il quotidiano “La Voce del Popolo”, nato verso la fine dell’estate 1944, redatto da Eros Sequi in sole sei pagine ciclostilate, oggi, con l’aumento della fogliazione e dei contenuti, con numerosi inserti speciali, si appresta ad occupare nuovi spazi di comunicazione anche grazie alle nuove tecnologie a disposizione.
SI SCRIVE ANCORA MOLTO Elis Deghenghi Olujić ha contestualizzato il periodo storico-culturale in cui gli italiani rimasti a vivere in Istria e a Fiume nel secondo dopoguerra, per quanto inseriti in un contesto politico e sociale radicalmente mutato, hanno saputo conservare l’identità nazionale e culturale ed evitato il pericolo dell’assimilazione, praticando la scrittura. “In questa regione gli italiani hanno scritto molto, e continuano farlo. Pare lecito pertanto, considerare oggi gli sviluppi e gli esiti di una produzione letteraria ancora in gran parte ignorata, che merita invece d’essere conosciuta e divulgata. Per questo sarebbe necessario riportare l’attenzione critica su questo patrimonio misconosciuto ai più, per inserirlo nell’ambito della letteratura italiana come un suo particolare segmento, come il prodotto autentico dell’unica minoranza italiana autoctona che vive al di fuori dei confini d’Italia.”
“Alla generazione di autori emergenti, che si affianca a una nutrita schiera di personalità già affermate anche al di fuori dei confini regionali – ha continuato la professoressa -, spetta il compito di salvare e perpetuare la tradizione letteraria istro-quarnerina, continuando ad arricchirla con opere che abbiano il carattere dell’universalità e siano enunciatrici di nuovi valori e di nuovi messaggi, evitando al contempo il pericolo dell’omologazione e mantenendo ben saldo il legame con le radici e con i caratteri che lo connotano. Ma è la recente produzione femminile a farsi strada con una sua originale elaborazione letteraria. Questa non si lega più a temi quasi esclusivamente funzionali alla legittimazione della presenza minoritaria, ma si misura con tematiche, valori e linguaggi universali sia in ambito poetico sia in quello narrativo, in un necessario quanto naturale processo di evoluzione e di adeguamento alla nuova temperie culturale e sociale”.
Un esempio della pratica scrittoria femminile, iniziata con la pubblicazione delle opere di Anita Forlani, porta a rivisitare un’altra autrice di grande spessore scomparsa prematuramente, Adelia Biasiol. Nata poeticamente nel 1968 con la pubblicazione di versi giovanili nel volume “Primi voli”, si distingue dalle altre due poetesse dignanesi, Loredana Bogliun e Lidia Delton, per non aver scelto l’arcaico dialetto della cittadina d’origine, l’istrioto o istroromanzo, come strumento di espressione poetica. L’intervento della professoressa si è concluso con una lirica del 1978, “1 novembre, le donne di Sicciole”.

Francesco Cenetiempo

Scrittori italiani in Istria, ci sono anche oggi
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