TorreSabato 6 luglio, con ospite d’onore il presidente della Repubblica di Croazia, Ivo Josipović, la Comunità degli Italiani “Giovanni Palma” di Torre inaugura ufficialmente la sua tanto attesa sede, costruita con un intervento finanziato dal Governo italiano, per il tramite dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste. La cerimonia avrà inizio alle ore 18 e vedrà la partecipazione, oltre che delle autorità e della presidenza del sodalizio, del coro misto “San Martino” – che eseguirà i due inni nazionali croato e italiano, e, in chiusura, il “Va pensiero” dal “Nabucco” di Giuspeppe Verdi –, di due musicisti connazionali, Luka Žužić e Roberto Daris, nonché dei bambini della sezione italiana di Torre, dell’istituto prescolare “Paperino” di Parenzo.
La vigilia dell’evento, ci dice il presidente Roberta Stojnić, è carica di fibrillanti emozioni, ma anche di lavoro, di preparativi che fervono, perché c’è sempre qualcosa da sistemare all’ultimo minuto, affinché tutto “fili” alla perfezione. Per l’occasione il centro sarà chiuso al traffico, mentre all’esterno della palazzina verrà allestito uno schermo gigante, che consentirà a tutti di seguire l’inaugurazione. Sabato, dunque, l’apertura ufficiale. Ma la sede ha già ospitato degli eventi. “Sì, appena ottenuto il permesso di agibilità, abbiamo organizzato la presentazione degli Atti numero 42 del Centro di Ricerche storiche di Rovigno, il 7 giugno scorso – ricorda la Stojnić –. È stata una prova generale. Quello che ancora ci manca in questa sala polifunzionale è l’attrezzatura audio e video. Di recente è uscito il bando di concorso per la fornitura di queste ultime, per cui speriamo di essere ‘completi’ a breve”.

Un comune bilingue

A Torre, comune dalla doppia denominazione – derivante dai due principali centri abitati che costituiscono la municipalità, ossia Torre e la vicina Abrega –, con poco più di duemila abitanti (2.042, secondo il censimento 2011), il bilinguismo è ufficiale, grazie alla presenza di una ancora cospicua comunità italiana autoctona, seppure anche questa, come nel resto delle località del territorio istro-quarnerino, decimata dall’esodo. Gli italiani rimasti, superato il dramma del Secondo conflitto mondiale e del difficile dopoguerra, cominciano a organizzarsi in comunità già nel 1947, secondo un modello tracciato l’estate dell’anno prima a Fiume: la costituzione di un Circolo Italiano di Cultura, che i torresani intestano a Giovanni Palma; nel 1972 – ricordiamo che gli anni Sessanta e Settanta furono un periodo di trasformazione in seno alla minoranza italiana, grazie alla svolta di qualità impressa nell’epoca Borme – si trasforma in Comunità degli Italiani, e cerca di rilanciarsi sotto la presidenza di Franco Palma. Nonostante la strisciante assimilazione, determinata anche dalla chiusura, nel 1977, della scuola italiana, la CI resterà sempre attiva, prima nell’ambito dell’allora Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, poi in seno all’Unione Italiana.

Alti e bassi, e poi la ripresa

È nel nuovo contesto politico e sociale degli anni Novanta del secolo scorso che la CI si riorganizza e sogna la ripresa. Ma gli ostacoli non mancano: l’assenza in loco di una qualsiasi forma di istruzione in italiano ha lasciato indubbiamente il segno sulla lingua parlata e scritta, forse anche a livello di espressione della propria identità (i connazionali dichiarati al censimento di tre anni fa sono 195, ma passeggiando per la cittadina risuona principalmente la parlata italiana, anzi il dialetto). C’è poi la questione della sede, che a lungo ha frenato l’ampliamento delle iniziative, causa l’assenza di spazi e, di conseguenza, anche di attrezzature adeguate. Nonostante tutto, si allestisce una biblioteca, si organizzano spettacoli, conferenze, promuovono ricerche storico-etnografiche, gruppi sportivo-ricreativi (bocciofili, pallavolo), programmi artistico-culturali (banda d’ottoni, minicantanti, fotografia, filodrammatica, pittori, coro misto, gruppo vocale maschile “I paesani”…) e di ricerca storica ed etnografica, eventi seguiti e apprezzati non soltanto dai soci della CI, ma anche da tutta la collettività di Torre. Oggi la CI conta quasi 400 soci.

Una lunga battaglia

La quasi ventennale battaglia per la sede conosce alti e bassi, vede impegnati in prima persona tutti gli organi direttivi del sodalizio e i presidenti che si sono susseguiti negli ultimi due decenni, dal risoluto ed energico Diego Babić, al laborioso ed attivo Gaetano Benčić, alla dinamica, intraprendente ed efficiente Roberta Stojnić. L’inizio è una corsa ad ostacoli: si opta per uno stabile storico, diroccato, l’ex cantina sociale, con tutta una serie di aspetti da risolvere. Oggi finalmente si apre una pagina nuova. Guardiamo la palazzina: colpisce il bianco della pietra istriana e la sua struttura architettonica moderna, sotto vari aspetti, che pare soddisfare un’esigenza primaria: la migliore utilità possibile dell’edificio nel suo complesso, e anche i materiali impiegati e il sistema costruttivo sono subordinati a questa funzione fondamentale. L’estetica è lineare, nel suo insieme, con alcuni particolari che risaltano, come una colonna in pietra, recuperata dalla cantina sociale che qui sorgeva originariamente, e una gradinata, pure questa in pietra, conservata e collocata sul luogo in cui si trovavano prima, a fungere da ingresso all’unica parte che ha porta e infissi in legno, proprio per rievocare l’architettura tradizionale. Il tutto è costato circa 1,7 milioni di euro.

A settembre pure un asilo nido

L’edificio è stato realizzato dalla ditta “Vladimir Gortan” di Pisino (all’inizio l’appalto era stato affidato a un’altra società, che non si è dimostrata all’altezza dell’impegno, per cui il contratto è stato rescisso e la gara ripetuta, e ha vinto la “Gortan”) su progetto dell’architetto Josip Brezac, dello studio polese “Urbis 72”, mentre i lavori si sono svolti sotto la direzione di Jasna Perković. Il progetto, ci racconta il presidente del sodalizio, è stato fatto dieci anni fa; la concessione edilizia è giunta all’inizio del 2004, ed è in pratica da allora a oggi che il cantiere non è mai stato chiuso. L’intervento si è articolato in due fasi: la prima è stata gestita dall’Università Popolare di Trieste e ha visto la progettazione dell’ufficio, della biblioteca, della sala riunioni, di una sala più ampia e di altri due spazi, nella parte a nord, da dare in locazione.
Una seconda fase, che si è aperta circa un anno e mezzo fa, nella quale il committente era l’Unione Italiana, è servita ad allestire l’altra metà dell’edificio: vi sono stati ricavati il bar sociale, la sala polivalente con oltre 100 posti a sedere e un bel palco – “una cosa che abbiamo tanto desiderato”, precisa la Stojnić – e poi l’asilo italiano, previsto per due gruppi. “C’è la sezione già esistente, con 23 bambini, che attualmente si trova in un edificio insieme con l’asilo croato, ma pianifichiamo di aprire a settembre anche l’asilo nido, che fino ad ora non c’era a Torre. Per noi è molto importante – rileva il presidente –, le richieste ci sono e sono tantissime, i posti saranno 12 o 14, quanti ne possiamo avere a norma di legge”.

È qui la festa

Nell’ambito del complesso troverà un angolino tutto suo pure uno spazio espositivo nel quale verranno messi in mostra i lavori eseguiti dal gruppo dei pittori. Da quattro anni la CI organizza pure un’Ex tempore di pittura, sostenuta dal Comune, a testimonianza dell’importanza della presenza e dell’attività del sodalizio per tutta la cittadina. Sabato festa grande, quindi.
Ringraziamenti particolari? “Hanno contribuito tante persone… ricordarle tutte è impossibile, non vorrei tralasciare qualcuno”, ci dice la Stojnić. “Sicuramente mi è stato di grande aiuto il signor Karlo Fabris della ‘Vladimir Gortan’, che veramente ha dato tutto sé stesso nel risolvere ogni impedimento, anche burocratico. Non ci siamo mai dati per vinti. Eravamo veramente come due soldati, e grazie anche a ciò siamo riusciti ad arrivare alla fine. Ma devo riconoscere che mi sono state sempre vicine l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste, quest’ultima sempre di supporto anche se non era più il comittente”.

I prossimi appuntamenti

Da circa un mese, dunque, si respira aria nuova: prima il CRS di Rovigno, ora l’arrivo del Capo dello Stato, un “onore, siamo tutti più che felici”. In seguito verrà allestita una mostra fotografica con i lavori del gruppo della CI, a metà-fine luglio. E poi, altre sorprese legate alla missione archeologica presso il sito di Loron, che si trova nella zona di Santa Marina, dove si fanno degli scavi e arrivano tanti ricercatori, anche dalla Francia e dall’Italia, che guida il progetto. Da Bordeaux arriverà Françoise Tasseaux e Antonio Marchiori da Venezia. “Vogliono fare nella nostra sala la presentazione delle nuove scoperte, delle cose che hanno rinvenuto. Considerato che è un sito molto importante e riconosciuto, ci fa molto piacere avere l’opportunità di ospitarli, di averli qui con noi prossimamente. Dunque, siamo partiti bene, speriamo di riuscire a mantenere anche in futuro questo andamento”.

Ilaria Rocchi

CI di Torre, si parte con il piede giusto
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