1Cosa significa al giorno d’oggi essere italiani? Il senso d’italianità è soggettivo e intimo, ma è anche sinonimo di un’identità radicata che rischia di affievolirsi nel contesto europeo contrassegnato dall’abbattimento dei confini, di soccombere di fronte alla globalizzazione e alla crisi dei valori che caratterizza la nostra realtà. Cosa prova di fronte a tutto ciò chi ancora crede nella propria identità nazionale? Sono stati questi i temi discussi nel corso del Convegno intitolato “Italiani oltre i confini. Testimonianze di Italiani d’Istria e non solo”, tenutosi sabato presso la sede della Comunità degli Italiani di Cittanova. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Culturale “Cristian Pertan” in collaborazione con l’Unione Italiana, l’Università Popolare di Trieste e la CI di Cittanova, è stata un’ottima occasione per inaugurare il XV fondo librario in lingua italiana intitolato a Cristian Pertan, oltre che per discutere sul senso di appartenenza alla Comunità Nazionale Italiana in Istria come in Italia. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti di diverse associazioni di “esuli” e “rimasti”.

Libri in dono

Dopo una visita alla città, è stato dato il via ai lavori con l’apertura del Fondo librario e con una donazione di libri alla CI di Cittanova. A nome del sodalizio ha parlato la presidente Paola Legovich. Gabriele Bosazzi e Manoel Bibalo del Fondo Pertan, hanno quindi illustrato la propria attività e presentato i circa 150 volumi in italiano regalati alla CI, che sono andati ad arricchire la biblioteca del sodalizio.
Il gesto è stato “sigillato” con l’atto della firma da parte di Paola Legovich e Manoel Bibalo. La prima si è detta felice e orgogliosa di poter dare il benvenuto a tantissime autorità, tra cui Fabrizio Somma, neoeletto presidente dell’Università Popolare di Trieste, Maurizio Tremul, presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Alessandro Altini, rappresentante dell’Associazione Culturale Cristian Pertan, Antonio Ballarin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, lo storico Giuseppe Parlato, Arianna Braico, presidente della Comunità degli Italiani di Momiano, Antonio Martelli, rappresentante dell’Associazione Trieste Pro Patria, Emanuele Merlino, rappresentante dell’Associazione Comitato 10 febbraio, il professor Massimilano Rovatti, Lino Vivoda, Denis Visintin e Franco Biloslavo. Legovich ha ringraziato inoltre i rappresentanti del Fondo Pertan e i genitori di Cristian, presenti al Convegno.
La parola è passata quindi agli esuli, ai rimasti, agli istriani e a tutti coloro che si sentono, anche per motivi sentimentali, legati profondamente all’Istria. Il dibattito socio-culturale con testimonianze libere e sentite ha avuto inizio con una relazione di Fabrizio Somma. Il presidente dell’UPT lavora e collabora da ormai 28 anni con le varie istituzioni della Comunità Nazionale Italiana. Secondo lui, le Comunità degli Italiani sono indispensabili per la tutela e la promozione della cultura italiana.
Maurizio Tremul si è soffermato sull’italianità odierna e quella dell’esodo. “Oggi è più facile parlare di italianità in Istria che dieci o vent’anni fa. Per rimanere italiani bisognava andare via e si diventava esuli. I rimasti invece hanno accettato una nuova nazionalità. Ma una cosa che univa gli esuli ai rimasti era il fatto che sia gli uni che gli altri divennero stranieri. I primi perché non vennero accolti dalla loro nazione madre come avrebbero dovuto essere, e i secondi perché la loro terra venne occupata da stranieri. Ma se tutti se ne fossero andati dal proprio Paese natale, oggi non ci sarebbero più italiani in queste terre. Essere italiani oggi significa dunque operare per mantenere”, ha puntualizzato Tremul, aggiungendo che ormai non esistono più confini tra la Croazia e la Slovenia. “Ora bisogna abbattere quelli mentali”, ha detto ancora.
Al numeroso pubblico si è rivolto anche Lino Vivoda, esule in Liguria, che ha condiviso con i presenti le proprie testimonianze di profugo. Nativo di Pola, il direttore del periodico “Istria Europa” ha fatto parte del convoglio partito da Ancona nel ‘47. “Una volta raggiunta l’Italia, gli istriani si erano sentiti male, e quell’Italia che per loro rappresentava l’unica speranza, invece che madre era diventata matrigna. Nonostante ciò, sono rimasti sempre italiani e di ciò vanno fieri”, ha ricordato commosso Vivoda.

Storie struggenti

A raccontare la propria esperienza anche Arianna Braico, presidente della Comunità degli Italiani di Momiano. Essendo molto giovane all’epoca dell’esodo, non lo ha vissuto in prima persona ma dopo essersi iscritta all’Università degli Studi di Trieste è stata trattata male e la sua esperienza non è stata per niente gradevole. Spesso si è sentita una studentessa di categoria B e i professori la chiamavano “croata”, seppur avesse più volte fatto notare loro di essere italiana. “Un italiano d’Istria – ha detto – subiva un trattamento diverso”. Oggi Arianna Braico si dichiara pertanto istriana di nazionalità italiana.

“La patria è una cosa e chi la gestisce, ovvero il governo, è un’altra”, è intervenuto brevemente Antonio Martelli, portavoce dell’Associazione “Trieste Pro Patria”, illustrandone l’attività. È stata poi la volta di Emanuele Merlino del Comitato 10 febbraio di Roma. L’Associazione, nata dopo la scomparsa di Cristian Pertan, si occupa della storia del ricordo, delle vittime delle foibe, di valorizzazione dell’identità e della tutela dei valori umani, morali e territoriali che rappresentano la nazione italiana. Sabato sera si è parlato tanto anche di Simone Cristicchi e del suo spettacolo “Magazzino 18” che ha riempito le sale e i teatri dell’Istria. Secondo Antonio Ballarin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia nonché figlio di profughi, l’italianità è l’appartenenza a un patrimonio storico, è l’amore viscerale per la propria terra. “La storia va raccontata e vanno rispettate le componenti culturali del territorio. Grazie al popolo dell’esodo la memoria viene raccontata”, ha detto. Si sono rivolti ai presenti anche Alessandro Altini, dell’Associazione Culturale Cristian Pertan, lo storico Denis Visintin e Franco Biloslavo, segretario della Comunità degli Italiani di Piemonte d’Istria. L’idea comune è stata rappresentata dal fatto che la cultura e l’identità italiana in Istria sono uniche e come tali vanno mantenute e salvaguardate. Il professore e sociologo Massimiliano Rovatti, anch’egli presente al Convegno e il quale si occupa di ricerche sociologiche dei confini, ha sottolineato l’importanza degli studi sull’identità nel territorio istriano. Il laboratorio sull’italianità si è concluso con l’esposizione dello storico Giuseppe Parlato che ha ribadito la differenza tra gli esseri umani e gli animali. “Le persone hanno la capacità di raccontare la propria storia e la storicizzazione nasce dalla coscienza della propria identità. Se esistono delle identità poco chiare, il dialogo non avviene” è stato precisato infine.

Angolo sportivo

A moderare la serata, Manoel Bibalo e Gabriele Bosazzi, figlio di esuli rovignesi. I due hanno spiegato che l’idea del Convegno, nato con l’intento di portare il discorso dell’italianità in Istria dopo l’abbattimento dei confini, è dovuta anche al campione olimpico e nostro connazionale Giovanni Cernogoraz.
Ieri, seconda giornata dell’evento, si è tenuto al poligono di Cittanova un torneo di tiro al piattello con dimostrazione di Cernogoraz.

Kristina Blecich

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Racconti dolorosi di un’epoca
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