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TORRE | Alla riunione dell’Attivo dei presidenti delle Comunità degli Italiani, ospitata dalla Comunità degli Italiani “Giovanni Palma” di Torre, la totalità degli esponenti dei sodalizi presenti ha espresso il proprio disappunto riguardo alle proposte arrivate dal Comitato di coordinamento e inerenti alle attività in favore della minoranza italiana di Slovenia e Croazia, che ha suggerito l’introduzione della quota associativa del costo di un euro al mese per ogni socio, così come la compartecipazione dei beneficiari ai costi delle varie attività dei sodalizi e la necessità di affittare gli spazi delle Comunità degli Italiani in conto terzi per contribuire alle spese di gestione.
L’incontro moderato da Marianna Jelicich Buić, titolare del Settore Cultura della Giunta dell’UI, che ha sostituito per l’occasione la titolare del Settore Rapporti con le CI, Rosanna Bernè, assente per malattia, è iniziato con l’intervento di saluto della presidente del sodalizio locale, Roberta Stojnić, che si è congratulata con i vertici dell’UI per aver organizzato quest’incontro con tempestività, ossia ad appena nove giorni dalla riunione del Comitato di coordinamento, alla quale sono state presentate le proposte di compartecipazione. Su questo tema la presidente della CI di Torre ha sottolineato che per il suo sodalizio sarebbe impensabile proporre una quota di partecipazione sia per i soci che per gli attivisti, dato che, dopo tanta attesa, è finalmente arrivata la nuova sede che ha permesso di riprendere le attività. “Imporre un’autotassazione, dunque, sarebbe veramente deleterio per il futuro di una Comunità che ha appena ripreso a respirare” -, ha evidenziato la Stojnić, ricordando che in un Comune come Torre non è neanche semplice dare degli spazi in affitto, dato che agli ultimi due bandi pubblicati non è arrivata neanche una proposta valida.

Il segnale da Roma

La seduta è continuata con l’intervento del presidente dell’UI, onorevole Furio Radin, il quale ha spiegato l’importanza di quest’incontro, teso a far conoscere alle Comunità le modalità e le indicazioni dei finanziatori e a trovare insieme le soluzioni più indicate per affrontare le nuove situazioni.
“Il segnale ricevuto da Roma è che ci saranno sicuramente meno investimenti nel mattone a favore dell’organizzazione di altre attività ed eventi di rilievo per la CNI, ma spetta a noi risparmiare i mezzi per portare avanti i progetti di costruzione già avviati e che molte Comunità aspettano da troppo tempo, come ad esempio Castelvenere e altre”, ha evidenziato Furio Radin. Il presidente dell’UI ha inoltre sollecitato tutte le CI a registrarsi presso gli enti preposti, come segnalato dall’UI, per effettuare servizi commerciali senza correre il rischio di intercorrerere in sanzioni fiscali. Ha infine aggiunto che nei prossimi giorni le Comunità riceveranno dei contratti per usufruire dei finanziamenti aggiuntivi di 2 milioni di kune erogati dal governo croato, che saranno versati in tre rate in base a fatturazioni per spese di gestione e attività ben precise. Le Comunità saranno suddivise per categorie secondo il criterio del numero degli italiani dichiarati sul loro torritorio: la quota più alta spetterà alle Comunità al di sopra dei 2.000 iscritti; la seconda categoria sarà quella delle Comunità che hanno da 1.000 a 2.000 italiani dichiarati; la terza tra i 250 e i 1.000 e la quarta con meno di 240 dichiarati. Infine, un contributo speciale andrà alle tre storiche Società artistico culturali della CNI.
A nome dell’UPT è intervenuto il presidente dell’Ente triestino, Fabrizio Somma, il quale ha sottolineato che, se non si fosse intervenuti di comune accordo con alcuni ridimensionamenti dei capitoli di spesa e con un minimo di contributo partecipativo, che sarà un nuovo mondo da scoprire per tutta la CNI, i tagli sarebbero stati portati avanti in maniera burocratica, amministrativa e asettica, il che avrebbe creato maggiori difficoltà per le singole Comunità.
Alla seduta erano presenti 30 presidenti delle 53 Comunità di Croazia e Slovenia, che hanno espresso perplessità sul nuovo modello di compartecipazione. Fabrizio Radin, presidente della CI di Pola, ha sottolineato che il sodalizio della maggiore città istriana affitta già i propri spazi a conto terzi, ma che nel farlo bisogna stare molto attenti, dato che occorre pagare l’imposta sugli utili e rimanere sotto la soglia delle 230mila kune; superato questo limite scatta automaticamente l’obbligo di versare anche l’imposta sul valore aggiunto, creando in realtà maggiori costi che benefici.
La presidente della CI di Fiume Orietta Marot e la sua vice, Gianna Mazzieri Sanković, hanno ribadito le grosse difficoltà finanziarie della Comunità degli Italiani di Palazzo Modello e hanno rilevato che il versamento di una tassa sulle attività sarebbe un colpo troppo duro, prendendo in considerazione anche il basso tenore di vita della maggior parte dei soci.
Amina Dudine, della CI Dante Alighieri di Isola, ha parlato delle difficoltà incontrate dal suo sodalizio solo per raccogliere una quota annuale di due euro all’anno, sottolineando che bisognerebbe spiegare agli esponenti del ministero che le Comunità in realtà sono quasi degli enti missionari,che si impegnano con tantissima passione e dedizione per mantenere vive le tradizioni, la cultura e la parlata locali. Dello stesso avviso anche Manuela Rojec, della CI di Pirano, che ha aggiunto come la compartecipazione in realtà venga già offerta da tutti i soci della CNI sotto forma di tantissime ore di volontariato. “Tutti contribuiscono ben più di quanto ricevano per mantenere vivo con orgoglio il gruppo nazionale di cui tutti facciamo parte” – ha dichiarato la Rojec.

Modello FVG

Il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, ha presentato un’esaustiva relazione sulla programmazione delle attività per l’anno finanziario in corso, concordate in via preliminare dal Comitato di coordinamento. Tremul ha ricordato che bisogna essere molto cauti su queste tematiche, in particolare sulla compartecipazione alle attività, dato che in base anche alla nuova Legge sulle associazioni in vigore in Croazia, un pagamento di questo tipo potrebbe implicare anche diverse problematiche di livello amministrativo-fiscale. Tremul ha invece proposto di utilizzare il modello che viene usato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nei confronti delle associazioni no profit, che non prevede compartecipazioni finanziarie. Il contributo viene invece calcolato come lavoro volontario che viene offerto dagli attivisti e dai soci. I presidenti delle CI si sono detti d’accordo di proporre che la prassi in atto nel Friuli Venezia Giulia venga presa in considerazione anche dagli esponenti del MAE, ovvero che vengano calcolate le ore di lavoro di tutti gli attivisti come quota del contributo partecipativo. Il presidente ha ribadito che, come è stato confermato anche dell’Assemblea dell’UI, è necessario iniziare questo percorso con le quote associative. Però nel pieno rispetto dell’autonomia delle varie Comunità, ogni sodalizio potrà trovare le modalità e i tempi a esso più congeniali. Tremul ha dichiarato di essere soddisfatto dalla responsabilità dimostrata dai presidenti della CI che hanno portato considerazioni importanti su come risolvere il problema della compartecipazione. Proposte che verranno presentate al Comitato di coordinamento, che dovrà esprimersi in merito prima della firma della convenzione del 2015. I risparmi che così si genereranno, è stato proposto, andranno investiti per la prima fase di ristrutturazione della sede della Comunità degli Italiani di Castelvenere.

Sandro Petruz

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Quota associativa: disappunto
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