raoul_marseticLa storia di Pola tra la seconda metà dell’Ottocento – periodo contrassegnato da uno straordinario sviluppo, grazie alle esigenze belliche degli Asburgo, che ne avevano fatto il principale porto militare del loro Impero – e la prima metà del Novecento, offre numerosi spunti di indagine e approfondimento per gli esperti del settore. E di questo fatto pare essere consapevole il nostro Raoul Marsetič, uno tra i più promettenti studiosi del Centro di Ricerche storiche di Rovigno, che alla città dell’Arena ha dedicato numerosi saggi di vario argomento.

Ora, a distanza di otto anni dalla presentazione del suo precedente lavoro monografico, “I bombardamenti alleati su Pola 1944 – 1945. Vittime, danni, rifugi, disposizioni delle autorità e ricostruzione” (Centro di Ricerche storiche – Unione Italiana di Fiume – Università Popolare di Trieste, Rovigno – Trieste 2004, pp. 329), Marsetič torna tra le mura della sede che l’ospitò all’epoca, quella della Comunità degli Italiani di Porta Ercole, per promuovere lo studio delle vicende legate alla nascita e allo sviluppo del cimitero civico di Monte Ghiro, oggi ormai da tutti erroneamente chiamato Monte Giro.
Numero 35 della Collana degli Atti del CRS, “Il cimitero civico di Monte Ghiro a Pola: Simbolo dell’identità cittadina e luogo di memoria (1846-1947)” verrà presentato questa sera alla CI polese, con inizio alle ore 18, nel corso di un incontro organizzato dall’Istituto rovignese, dal sodalizio di Pola, nonché dall’Unione Italiana e dall’Università Popolare di Trieste. Sono previsti gli interventi, oltre che dell’autore, del direttore del CRS, Giovanni Radossi, che terrà l’allocuzione introduttiva, e del ricercatore e storico istriano Rino Cigui, che illustrerà il corposo saggio di Marsetič. Infatti, l’opera conta un migliaio di pagine, corredate da un importante apparato iconografico esplicativo.

Contributo alla tutela del patrimonio

Il ricco testo è frutto di un pluriennale impegno scientifico (e di impostazione metodologica interdisciplinare) e al contempo civile del ricercatore – confluito poi anche nel suo dottorato –, il quale non si è limitato a esplorare e registrare questo particolare tassello del patrimonio storico e culturale, che lo ha portato anche ad agire, ossia a partecipare, con il concorso dell’Ufficio di Sovrintendenza, alla stesura della Delibera con la quale la Città di Pola ha proclamato monumento alcune tombe storiche, la maggior parte delle quali di famiglie italiane risalenti a fine Ottocento o inizi del secolo scorso. Tale Delibera ha infatti sancito che delle sue oltre 1.000 tombe, 27 sono state classificate di grande valore storico, mentre altre 37 sono state ritenute di precipuo valore monumentale, architettonico, storico, culturale o legato all’importanza dei personaggi in esse sepolti. Purtroppo, nonostante le lodevoli disposizioni di salvaguardia approvate dalla Città di Pola, su proposta della Commissione cittadina per la tutela di Monte Ghiro, il nostro patrimonio cimiteriale continua pietosamente a scomparire di giorno in giorno per i molti casi di indiscriminata violazione delle norme prescritte, nonostante tutte le sollecitazioni a intraprendere azioni concrete per fermare tale scempio.

Vincolo tra passato e presente

Fino al primo ’900, visti i resti sul colle di una chiesetta dedicata al Santo, quello polese veniva indicato come cimitero di San Giorgio, come del resto l’omonimo Forte austriaco ubicato nelle immediate vicinanze. Marsetič ha scelto proprio per questo motivo di mettere sulla copertina del libro la statua di San Giorgio che si trova sul monumento della famiglia Monai.

Il libro esamina una struttura urbana certamente particolare, piena di molteplici significati e l’intenzione dello studioso è innanzitutto discutere ed analizzare l’origine, lo sviluppo e il patrimonio storico culturale del cimitero civico polese, attraverso l’investigazione delle fonti e del complesso contesto che ha portato a concepire e sviluppare questo luogo così specifico. Basandosi su materiale d’archivio inedito, ripercorre così le complesse circostanze cimiteriali di Pola comprese nel periodo dal 1846 al 1947, soffermandosi sulle condizioni che hanno determinato l’individualità urbana e il raggiunto livello di cultura sepolcrale, insieme a una migliore comprensione dei processi sociali e di modernizzazione della città. Le tombe, in piena accezione foscoliana, ossia nella loro funzione storica, diventano così vincolo tra passato e presente, luogo sacro di ideali da trasmettere nel tempo.

Personaggi sottratti all’oblio

“Monte Ghiro esprime la ricchezza culturale della popolazione, testimonia le vicende belliche e le tragedie cittadine, la composizione etnica e la stratificazione sociale, insieme ai legami vicini e lontani che permettono di riconoscere nella continuità di simboli o caratteri formali comuni, i rapporti tra gruppi diversi all’interno di un panorama sociale comune – premette Marsetič –. Attraverso le famiglie e le persone che vi riposano, raffigura un luogo privilegiato di ricordo e orgoglio cittadino, testimoniandone la cultura, la confessione religiosa e l’appartenenza linguistica. Deve essere inteso come il luogo della memoria per eccellenza, dov’è possibile ricostruire la storia e la società della città in un dato periodo e che quindi come tale può contribuire ad una migliore conoscenza della realtà polese del XIX e della prima metà del XX secolo. In effetti – conclude –, raffigura la perfetta riproduzione dell’ordinamento socio-economico di Pola nell’arco temporale trattato”. Marsetič sottrarre all’oblio le esistenze di migliaia di “polesani” che, ognuno nel suo piccolo e a modo proprio, hanno contribuito a determinare le peculiarità di Pola. Infatti, per ogni persona nominata sono spesso riportati dati interessanti e poco noti (emergono anche mestieri insoliti, come impresari di pompe funebri, proprietari di case di tolleranza, circensi, mendicanti, ecc.), mentre per molte personalità più note ricostruisce biografie più dettagliate.
Insomma, ci troviamo di fronte a un’opera che si fa tassello fondamentale nello studio della complessa tematica cimiteriale della nostra regione, tanto più valida in quanto a parte rare pubblicazioni – come quelle di Anita Antoniazzo Bocchina (“Fiume: il cimitero di Cosala”, Aldo Ausilio Editore, Padova, 1995), Giuliana Zelco (“Parole per l’eternità. Epigrafi nei cimiteri istriani”, IRCI, Trieste, 2005) e di Lucia Moratto Ugussi (“Le parole nel silenzio. Epigrafi nelle chiese e nel cimitero di S. Martino di Buie”, Comunità degli Italiani, Buie, 2011) – vanta finora pochissimi altri riferimenti di carattere scientifico.

Ilaria Rocchi

Quelle tombe che trasudano storia, orgoglio e identità
0.00(0 votes)

Post by admin

Related post

Comment(0)