ATTI__n36___07La vicenda dei conti di Gorizia come occasione per rileggere e recuperare valori, retaggio e tradizioni comuni, una convivenza che è alla base dell’Europa odierna, volta al superamento dei confini politici e mentali. Una realtà storica, quella goriziana, che potrebbe all’apparenza sembrare piccola e marginale, ma che in effetti riserva non poche sorprese e dalla quale si possono conoscere e capire molti passaggi, tasselli fondamentali per la comprensione del presente.

Se n’è parlato ieri a Lubiana, assurta a una specie di crocevia dell’amicizia transfrontaliera. A fornire il pretesto è stato il volume di Peter Štih, storico, medievalista della Facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana, “I conti di Gorizia e l’Istria nel Medioevo”, saggio pubblicato da un istituto scientifico della CNI che opera da oltre quarant’anni in Croazia, vale a dire il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, e presentato ieri nell’antica Emona. A volere la presentazione del volume sono stati, oltre che il CRS e l’autore, soprattutto l’Ambasciata italiana in Slovenia e l’Istituto Italiano di Cultura a Lubiana, il Comune di Gorizia e i coeditori, l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste.

Spirito d’amicizia protagonista

Grande evento, dunque, all’IIC lubianese, che è stato ben felice di ospitarlo, come sottolineato dal suo responsabile, Angelo Rizzo, di fronte a una sala affollata, alla presenza di autorità, storici e studiosi, persone di cultura. A dominare l’atmosfera, uno spirito di amicizia tra italiani e sloveni, di aperta cooperazione, come rilevato dall’ambasciatore Rossella Franchini Scherifis. “Uno storico sloveno, Peter Štih, ci ha fatto scoprire una chicca, una perla del nostro passato comune. Perché Gorizia è solo parte di un patrimonio asburgico, italiano, sloveno e delle aree contermini. Andare indietro nel tempo è recuperare questa eredità”, ha fatto notare l’ambasciatore. “Vi sono grato per aver fatto rivivere una realtà che troppi hanno dimenticato, che nei secoli è stata importante”, ha detto il sindaco goriziano Ettore Romoli, invitando il CRS a presentare il libro nella sua città.
Per l’istituto di Rovigno quella di ieri è stata una riconferma della bontà del percorso seguito finora e dell’impostazione metodologica impressa al suo lavoro. “Parlare di queste tematiche a Lubiana e a Zagabria è qualificante per l’attività che facciamo, ci consente di far conoscere la nostra storia a un pubblico più vasto – ha rilevato Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, che ha ribadito il sostegno al CRS -. Una storia mai usata come clava per imporre una data verità piuttosto che un’altra, ma basata su fonti certe, su fatti appurati e letture equilibrate. In tal senso è un contributo alla costruzione di una comune casa europea”. Per Fabrizio Somma, presidente dell’UPT, ci si sta avviando verso l’internazionalizzazione della produzione del CRS, che con il saggio di Štih ha ricostruito un ulteriore tassello nella ricerca e nella tutela della memoria. “Trovo singolare che si parli oggi di una pagina della nostra storia che all’epoca non aveva confini politici proprio ora che è imminente l’abbattimento di ogni frontiera politica e mentale in quest’area”, ha osservato Somma, indicando un aspetto innovativo contenuto in quest’ultimo libro targato CRS: “A differenza di tutti i precedenti, che avevano al centro dell’interesse una realtà radicata nel territorio, questo si occupa di una realtà italiana in Istria”.

CRS, quarant’anni di impegno

Marino Budicin, vicedirettore del CRS e responsabile della Collana degli Atti – nell’ambito della quale è uscito questo “I conti di Gorizia e l’Istria nel Medioevo”, numero 36 della serie –, ha accennato agli oltre quarant’anni di impegno scientifico e culturale del Centro, che ha realizzato opere fondamentali per la storiografia istriana, ponendo un’altra pietra miliare con il lavoro di Štih, che affronta un argomento poco noto e finora poco trattato dagli studiosi. “Le aree marginali in cui vivono nuclei diramati di singole nazionalità sono esistite per secoli in una tensione latente o palese, conformando la loro esistenza alle oscillazioni politiche locali ed al complesso intrico delle vicende internazionali. Soltanto ad acquisizione avvenuta di codesta premessa possiamo riproporci la dovuta riflessione sul ruolo svolto dal CRS, sulle sue molteplici attività, le sue pubblicazioni, onde ribadire con forza e convinzione che i nostri volumi hanno costituito e costituiscono un contributo importante sia nell’ambito della storiografia regionale, nazionale ed internazionale, sia per i solidi ponti da essi costruiti nel comunicare con le storiografie nazionali italiana, slovena e croata, sia per quel che riguarda la ‘biografia’ della nostra comunità; essi, infatti, sanno di poter offrire nei diversificati frangenti, quel contributo qualificato alla rivalutazione della determinante presenza italiana sul territorio, custodita e curata in lunghi anni di isolamento dagli Italiani rimasti, in maniera specifica, anche attraverso le oltre 115.000 pagine a stampa, quasi trecento volumi, da noi pubblicati”, ha dichiarato il direttore del CRS, Giovanni Radossi.

Patrimonio culturale di generazioni

Con il loro carattere interdisciplinare e per la loro natura problematica, per il tono e la lingua dei saggi e degli articoli, le opere edite dal Centro si sono rivolte non solo agli specialisti di una o di poche discipline, ma agli uomini di cultura in genere, intrecciando con un cospicuo pubblico di lettori connazionali e non, un dialogo continuo che non ha preteso di offrire risultati intoccabili, quanto piuttosto di suggerire problemi, tenendo conto dei dubbi e delle altrui opinioni. Il libro sui “Conti di Gorizia”, del “rovignese di Lubiana”, come Radossi ha definito il suo autore, ci propone un’importante e talvolta inedito segmento di storia dell’Istria dove, “come ormai ovunque in Europa, il patrimonio della cultura tradizionale, elaborato da generazioni di contadini, pescatori ed artigiani nel corso di una vicenda secolare, è stato progressivamente intaccato dalle trasformazioni socio-economiche con ritmo sempre più rapido, soprattutto per l’incalzare degli avvenimenti politici che sono andati producendo la modificazione del quadro etnico-linguistico della regione, costituendo così un’autentica strozzatura della storia della Venezia Giulia. Il suo successivo districarsi, i modelli nuovi da esso imposti, trovano in quest’opera ampie testimonianze e riflessioni sia di conservazione e di sopravvivenze, sia di trasformazioni”.

Opera accurata ed esaustiva

Un’opera di alta storiografia, un’indagine corposa, condotta con rigore, in cui un formidabile apparato iconologico costituisce una parte sostanziale e non puramente esornativa, per cui testo e immagini sono concepiti complementarmente. Esaustiva e accurata la bibliografia, tanto da poter costituire un vero e proprio bilancio della produzione storiografica internazionale. Un lavoro originale e innovativo: così lo ha definito lo storico Fulvio Salimbeni, dell’Università degli Studi di Udine, che ha illustrato la portata, l’impostazione e i contenuti dell’opera di Štih: 250 pagine che, ricorrendo a fonti anche inedite, spiegano la parabola del casato di Gorizia, mettendo in luce elementi e risvolti poco conosciuti, valorizzandone quelli forse più noti ma un po’ caduti nel dimenticatoio. Štih ci offre la genealogia completa della famiglia, le tappe della sua ascesa territoriale, che raggiunse il culmine nel ’300, l’amministrazione, il legame con Trieste e un interessante catalogo delle famiglie ministeriali e dei castelli dei conti di Gorizia in Istria (da Barbana a Sovignacco, da Castelnuovo d’Arsa a Chersano, Cosliacco, Gherdosella, Lupogliano, Momiano, Duino, Piemonte, Pisino, fino a quello strategico di Raspo).
“Una bussola essenziale per orientarsi nell’intreccio dei rapporti feudali allacciati dai conti di Gorizia, una delle grandi signorie a cavallo delle Alpi. È sbagliato pensare alle Alpi come a una realtà che divideva i popoli, come sostenuto dalle storiografie nazionaliste. In effetti furono zone di scambio e di mediazione”, ha affermato Salimbeni. In tale ottica, il lavoro di Štih risulta quanto mai utile alla comprensione della complessità, degli intrecci e delle contraddizioni di un territorio, quello dominato dai conti di Gorizia – compreso quello istriano – che è stato crocevia d’Europa, che se “guardato da Roma può apparire marginale, ma se visto dal centro dell’Europa ci si accorge che costituisce il cuore del continente”.

Ampliata la versione italiana

“Ora dico basta ai conti di Gorizia! Devo dire addio a questo tema che mi accompagna da una vita”, ha sentenziato l’autore, che ha trattato l’argomento anche nella sua tesi di dottorato. Quello edito dal CRS è la versione italiana, ampliata e arricchita con nuove conoscenze, di precedenti lavori usciti in lingua slovena e tedesca. Rispetto a questi ultimi, c’è un 25% di materia nuova, soprattutto riferita alla genealogia e alle origini della famiglia, proveniente dalla Baviera, che ha segnato il bipolarismo istriano tra costa – dominata dalla serenissima Repubblica di Venezia – e interno – prima sotto i Conti di Gorizia poi sotto gli Asburgo -, una divisione durata per circa mezzo millennio e che si è conclusa con la caduta del Leone di San Marco, nel 1797. Pietra miliare nella storiografia, si diceva, e si potrebbe aggiungere anche una pietra miliare nella collaborazione scientifica tra gli storici italiani e sloveni, come ribadito da Dušan Mlacović, dell’Ateneo lubianese. Una collaborazione che dura da circa cinquant’anni nel campo della medievalistica, grazie anche alle scelte dello storico Ferdo Gestrin. Mlacović ha auspicato il suo allargamento e la promozione di altri progetti congiunti. Annunciata la prossima organizzazione di un seminario per studenti sloveni al CRS di Rovigno. Nel frattempo, arrivederci a Gorizia, ancora in compagnia dei suoi conti, dell’Istria, del CRS e di storici italiani e sloveni.

Ilaria Rocchi

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Quando l’Istria era crocevia di scambi e popoli
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