IMG_0436

La prevenzione cardiovascolare è stata oggetto della conferenza tenutasi nella Casa di Cultura “Zora” di Abbazia con relatore il prof. Gianfranco Sinagra, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale di Cattinara e della Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università degli Studi di Trieste. L’evento è stato organizzato dall’Università Popolare di Trieste e dall’Unione Italiana, in collaborazione con il sodalizio abbaziano, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri italiano.

Nel corso dell’incontro si è discusso delle malattie cardiovascolari (MCV) su base aterosclerotica che rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati e la cui frequenza è in progressivo aumento. Purtroppo la frequenza dei fattori di rischio nella popolazione italiana è ancora significativamente elevata.

Più del 40 % di italiani soffre di impertensione

I risultati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare e una ricerca epidemiologica condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), dimostrano che oltre il 40 per cento degli italiani soffre di ipertensione e che tra i soggetti arruolati nello studio, il 50 p.c. degli uomini e il 30 p.c. delle donne ipertesi ignoravano di avere la pressione alta; nel 60 p.c. dei casi il colesterolo era al di sopra dei valori massimi, ma il 75 p.c. di essi non lo sapeva, circa il 20 p.c. della popolazione era obesa (secondo i dati ISTAT del 2000 sono obesi 4 milioni di italiani); il 33 p.c. degli uomini e il 22 p.c. delle donne erano fumatori e il 40 p.c. non svolgeva alcuna attività fisica.
In Italia ogni anno 160.000 persone sono colpite da infarto e 1 su 4 non sopravvive. Le MCV sono state la causa diretta di oltre 4 milioni di decessi in Europa (1,9 milioni nell’UE) rappresentando il 43 p.c. della mortalità totale negli uomini e il 55 p.c. nelle donne.
Determinanti per queste malattie sono i fattori di rischio e lo stile di vita, in particolare le diete ricche di grassi, la sedentarietà, il fumo, l’eccesso di peso corporeo, e alcune condizioni patologiche come l’ipertensione arteriosa, il diabete e l’ipercolesterolemia.
Gli studi epidemiologici hanno dimostrato inoltre che la coesistenza di più fattori di rischio nello stesso individuo aumenta notevolmente la probabilità di ammalarsi per un effetto che si potrebbe definire di potenziamento reciproco.

I fattori di rischio

Il concetto di rischio cardiovascolare globale, formulato in base a queste osservazioni, rappresenta una misura della probabilità che un soggetto ha di sviluppare una malattia cardiovascolare per effetto dell’insieme dei suoi fattori di rischio. Un individuo con più fattori di rischio anche di lieve entità (per esempio dieta aterogena, modesto sovrappeso, sedentarietà, valori di pressione modestamente elevati, colesterolo di poco superiore alla norma ecc.) può avere nel tempo un rischio di eventi cardio o cerebrovascolari superiore a chi ha un solo fattore di rischio molto alterato.

Camminare riduce i pericoli

Se in una popolazione si ottiene una riduzione di solo 1 p.c. dei valori medi del colesterolo LDL (cosiddetto colesterolo cattivo in quanto responsabile del danno aterosclerotico), l’incidenza di malattia coronarica diminuisce ugualmente dell’1 p.c.. Parimenti una riduzione di solo 2 mmHg della pressione arteriosa è in grado di diminuire del 6 p.c. l’incidenza di ictus, del 4 p.c. di incidenza di coronaropatia e del 3 p.c. della mortalità globale.
Camminare a passo svelto per 30 minuti al giorno riduce del 20 p.c. circa l’incidenza di malattie cardiache e del 10 p.c. l’incidenza di ictus.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di angina pectoris come sintomo d’allarme e di infarto miocardico. È stato ricordato come la mortalità intraospedaliera per infarto si è ridotta notevolmente passando dal 25 al 30 p.c. degli anni ‘60 fino al 5-6 p.c. attuale. È altresì vero che permane elevata la mortalità per i pazienti con infarto che si rivolgono alle strutture sanitarie o vengono soccorsi tardivamente e non arrivano alle strutture appropriate in tempi brevi.
Il trattamento precoce con farmaci fibrinolitici e ancor più mediante angioplastica con stent dopo accesso diretto dei Pazienti in Sala di Emodinamica, ha ridotto in maniera significativa la mortalità e il danno conseguente a infarto.
Si è fatto riferimento anche all’arresto cardiaco, evento drammatico sia per il modo in cui si manifesta (decesso entro pochi minuti dall’inizio dei sintomi), sia perché può colpire soggetti giovani in piena attività produttiva socio-economica. Esso rappresenta una delle cause più frequenti di decesso e circa il 90 p.c. di tutte le morti improvvise dovute a cause naturali.
In Italia la morte improvvisa colpisce circa 60.000 persone l’anno. La maggior parte di queste morti (60-70 p.c.) avviene al di fuori dell’ospedale, soprattutto in casa; in minor misura per strada o in luoghi pubblici. In circa il 40 p.c. dei casi in assenza di testimoni.

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Prevenzione cardiovascolare con il prof. Gianfranco Sinagra
0.00(0 votes)
Comment(0)