copertinaMercoledì 18 dicembre, alle ore 17, presso la Sala conferenze dell’Università Popolare di Trieste in Piazza del Ponterosso 6, si terrà la presentazione del libro “Echi e Tuoni della Serenissima. La musica di Giuseppe Cervellini (1744-1824)”, “Abate Irriverente” tra il Friuli e la Venezia Giulia napoleonica del musicologo Massimo Favento, a cura della saggista Marina Petronio, con ascolti musicali.
L’idea è quella di porre una lente d’ingrandimento sulle quotidianità di Giuseppe Cervellini (1744-1824), abate e musicista veneto, poeta d’occasione, teatrante, organista, violinista, maestro di cappella e precettore tra il Friuli, la Venezia Giulia, Paesi e città d’Oltralpe (sicuramente Salisburgo, Dresda e Varsavia), nel difficile periodo della caduta di Venezia sotto la furia del ciclone napoleonico, spartiacque culturale, se non artistico, tra i Lumi della Ragione settecentesca, la Wiener Klassik di Haydn e Beethoven, e il materializzarsi dei primi sintomi del Romanticismo ottocentesco ancora da inventare.
“Convienmi seguir la Musica de’ vivi, sebben più di buona voglia seguirei quella de’ Morti…” confessava Cervellini con molta onestà, anche se nell’intimo del rapporto epistolare, all’affezionatissimo Padre Martini, vate e luminare bolognese, maestro negli stessi anni di Wolfgang Amadeus Mozart. Esponente di una ricca ed ultima generazione di artisti della Serenissima che riusciva ancora a tenere banco in tutta Europa tra corti reali, palazzi principeschi, teatri e orchestre di giro, difese la normalità della sua professione con un sano e robusto spirito ribelle, destreggiandosi tra collaudati opportunismi, referenze altolocate, suppliche e spiccato istinto di sopravvivenza che gli permise di passare la soglia degli ottant’anni, traguardo raro per colleghi e rivali.
Il contatto diretto con le fonti biografiche e musicali è tra gli obbiettivi principali dei Profili Musicali editi con il progetto Sonora dal Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum, struttura di produzione e ricerca artistica che si prefigge di portare Luce nel Mondo dei Suoni anche per i poco noti o i dimenticati. Delineare un profilo sufficientemente dettagliato ed articolato di Cervellini, Abate Irriverente quanto sconosciuto, è stato possibile, e non è una boutade, proprio grazie alla sua indole … tormentata! Permaloso, truffaldino e avventuriero potrebbe entrare di diritto in uno scorcio teatrale goldoniano o in una cronaca libertina di Giacomo Casanova. Volendo oggi arginare l’inevitabile oblio del tempo, è cruda ironia della sorte constatare che è stato proprio grazie alla sua significativa presenza in archivi disciplinari, amministrativi e giudiziari che la sua memoria si è potuta in qualche modo salvare. Infatti negli archivi strettamente musicali fievoli e poco copiose sono le sue tracce compositive. Il suo nome potrebbe dignitosamente aggiungersi al novero di una folta schiera di musicisti di sicuro valore, anche se di mestiere, tutti operatori artigianali quasi sconosciuti ed anonimi, che resero grande la fortuna della musica italiana della seconda metà del Settecento tra teatro e pratica strumentale. Che ciò sia accaduto a causa della sua antipatia, o dei rancori che forse covarono in chi si trovò a gestire le sue cose, non lo sapremo mai. Quello che si può invece affermare è che molto del suo carattere, vitale, volitivo quand’anche effervescente, affiora dall’esecuzione e dall’ascolto delle sue musiche rimaste, Echi e Tuoni della Serenissima concreti e reali …

Presentazione del libro "Echi e Tuoni della Serenissima", all'Università Popolare di Trieste
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