Zara«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». È la frase che Giuseppe Tomasi di Lampedusa, fa pronunciare a Tancredi Falconeri, nipote del Principe Fabrizio, ne “Il Gattopardo”. A Zara, invece, con l’inaugurazione della Scuola italiana dell’Infanzia “Pinocchio”, avvenuta sabato scorso, è stato messo in moto un percorso di mutamenti socio-culturali affinché nulla possa più rimanere com’era finora. In tal senso, la favola di Pinocchio – che usciva come libro 130 anni fa, pubblicato dalla Libreria Editrice Felice Paggi, con le illustrazioni di Mazzanti – si fa parabola di un’avventura che, dopo un cammino lungo e travagliato, con molti ostacoli, porta alla saggezza, alla maturità, quest’ultima intesa come maturazione di un’identità nuova, di una coscienza europea. A ragione, dunque, la data del 12 ottobre 2013 è stata definita a più riprese storica, una festa.

Una giornata radiosa

Sono le prime ore di una mattinata che si preannuncia radiosa: dopo il fortissimo acquazzone della notte precedente, il lastricato in pietra della Calle Larga di Zara si sta lentamente asciugando sotto i raggi di un timido sole, mentre la città riprende le sue attività. Ma non è il solito sabato, e i passanti del centro se ne stanno accorgendo. Non sono ancora le ore 9 e cominciano a confluire verso via Borelli (già calle del Tribunale) delle delegazioni di persone importanti che si fermano davanti all’ingresso dell’ex Palazzo Fozza, sede della Comunità degli Italiani di Zara. Ad accoglierli è il presidente, un’emozionatissima Rina Villani, che sul petto indossa con orgoglio la Stella della Solidarietà Italiana che, con il grado di Cavaliere, le è stata conferita dal presidente della Repubblica Italiana.

Tra le antiche calli della città

Tra i primi ad arrivare gli attivisti del sodalizio e quelli della sua klapa; poi giungono i rappresentanti dell’Unione Italiana, il presidente Furio Radin e il presidente della Giunta esecutiva, Maurizio Tremul, nonché la titolare dei Settori Cultura e Teatro, Arte e Spettacolo, Marianna Jelicich Buich; ben presto si uniscono a loro il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, il vicepresidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, il direttore generale Alessandro Rossit, e una foltissima delegazione di esponenti dell’associazionismo dell’esodo – tra cui Renzo Codarin (Federazione delle Associazioni degli esuli Istriani Fiumani e Dalmati), Giorgio Varisco (Associazione dei Dalmati italiani nel mondo), Antonio Ballarin (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) ed Emanuele Braico e Carmen Palazzolo Debianchi (Associazione delle Comunità Istriane) –, quindi l’assessore della Regione Veneto, Roberto Ciambetti, referente per il bilancio e le finanze, per i rapporti con gli enti locali ma anche per la cooperazione transfrontaliera e transnazionale. L’atmosfera è gioviale, pare un incontro tra amici di vecchia data.
Stanno tutti aspettando l’ospite d’onore, il viceministro degli Affari esteri italiano, Marta Dassù, che arriva poco dopo, fermandosi qua e là per l’antica calle, osservandone i palazzi e salutando con grande affabilità le persone che le vengono incontro e che le vengono presentate. Con lei c’è il ministro plenipotenziario Francesco Saverio De Luigi, presidente del Comitato di Coordinamento per la minoranza italiana in Croazia e Slovenia, e l’ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D’Alessandro.

Pensiamo al patrimonio cimiteriale

Guidata da Rina Villani, la nutrita comitiva raggiunge gli ambienti della Comunità degli Italiani, il tempo di un caffè preso al bar sociale e di una veloce visita agli spazi, e l’incontro ufficiale ha inizio. La sala è gremita. Esordisce la presidente della CI, ricordando il tragitto compiuto da questa piccola, ma molto attiva Comunità, dalla sua costituzione nel 1991 a oggi. Una realtà che, all’indomani della Seconda guerra mondiale e del Trattato di Pace di Parigi del 1947, aveva rischiato di scomparire del tutto, ma che dopo l’indipendenza della Croazia e l’avvento della democrazia ha cominciato a riprendersi, con tenacia e impegno. Merito innanzitutto di alcuni zaratini che hanno fermamente creduto in quest’idea – come Libero Grubissich, Bruno Duka, Gastone Coen, Silvio Duiella –, del sostegno dell’Italia, dell’Unione Italiana, dell’Università Popolare di Trieste, degli Esuli, della Regione Veneto.
Gli spazi dell’ex Palazzo Fozza sono stati infatti acquistati e restaurati con fondi assicurati dal governo italiano, come pure le iniziative della CI si svolgono con finanziamenti da Roma. Villani sottolinea come non sia stato facile essere italiani a Zara, ma ha anche accennato al clima mutato, alla collaborazione con la Regione e la Città.
E se per due decenni l’asilo è stato il progetto verso il quale sono stati convogliati grossi sforzi, ora i pensieri sono rivolti alla tutela del patrimonio storico-culturale, della memoria: si intende infatti avviare una ricerca sulle tombe italiane dal Medioevo a oggi. Sul versante più pratico, invece, per i tanti servizi che la CI presta ai connazionali (imprenditori italiani compresi) sarebbe importante professionalizzare il lavoro della segretaria.

Ricordiamo il passato ma guardiamo al futuro

“Vi trasmetto i saluti del ministro degli Affari esteri Emma Bonino, che vi segue con grande attenzione”, premette Marta Dassù, per la prima volta a Zara, anche se suo padre, giovane soldato della Marina, fu catturato durante la guerra proprio nel mare zaratino, per poi essere internato in un campo in Austria.
Un ricordo e un’esperienza personale, quelli del viceministro, che si ricollega al messaggio chiave lanciato il 3 settembre 2011 nell’Arena di Pola dai presidenti Giorgio Napolitano e Ivo Josipović (citati in più momenti): far prevalere il tanto che ci unisce, lanciando la nuova frontiera Alto Adriatica, come fatto recentemente a Venezia dai premier di Italia, Croazia e Slovenia. Non insistere su passato, dunque – su quello che ci ha dolorosamente divisi in un tormentato periodo storico, segnato da conflitti tra Stati ed etnie –, ma nemmeno dimenticare i lati oscuri della storia comune.
L’imperativo è comunque guardare all’avvenire, che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani porterà all’edificazione di un’Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni, delle sue identità, e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione.
Dassù ribadisce anche in tale ottica la necessità di riaffermare l’identità italiana a Zara e di guardare al domani: “E non c’è modo migliore per farlo che rivolgerci a questi bambini che parleranno italiano. Spero saranno felici come lo sono io oggi”, conclude.

Progetto comune tra esuli e rimasti

Percorsi europei caldeggiati anche dal presidente dell’UI e deputato della Comunità nazionale italiana al Sabor,Furio Radin, il quale auspica che, da parte di una Croazia appena entrata nella grande famiglia europea, ci sia maggiore apertura nei confronti della cultura italiana in queste terre, di una cultura il cui peso e valore sono imprescindibili, ed è ben maggiore di quello che è il dato numerico, statistico, sulla componente italiana.Maurizio Tremul, che ha seguito da vicino la travagliata genesi dell’asilo, accenna alla difficoltà del progetto – ben 22 anni di impegno –, ma ciò che gli preme è sottolineare la “bellezza di questa giornata che vede la ritrovata unità di un popolo lacerato dalla Storia”, riferendosi a esuli e rimasti, entrambi partecipi a questo progetto comune dell’asilo, con il concorso dell’Italia e della Regione Veneto. “Nei confronti di Zara c’è già tanta attenzione – ha detto, ricordando che la CI è, in quanto a finanziamenti UI, al terzo posto dopo Fiume e Pola – e questa dovrà continuare”.
Una giovane zaratina, Carmen Bevanda, rievoca la dolorosa storia dell’esule Caterina Fradelli Varisco, commovendo tutti e commuovendosi lei stessa. La klapa della CI propone alcuni canti tradizionali. Poi tutti a raggiungere la Porta di terraferma, per recarsi – grazie a una “navetta” – verso l’asilo “Pinocchio”.

La Città farà la sua parte

La sede è decorata con un’infinità di palloncini; la targa al cancello è bilingue, quella posta sull’edificio reca solo la scritta Pinocchio e l’immagine del celeberrimo personaggio collodiano. I ragazzini sono scatenati, giocano in quella che dall’inizio di settembre è già la loro “casa”; ospiti, genitori e mass media prendono posto all’interno, troppo piccolo per dare sistemazione comoda proprio a tutti. La direttrice della Scuola italiana dell’Infanzia, Snježana Šuša, ispira bontà e comprensione materna. È di poche parole. “Chiamatemi Gianna”, dice presentandosi. Lei, i genitori, le educatrici e i bambini sono tutti molto orgogliosi e felici. Rina Villani accenna all’iter dell’asilo, ringrazia quanti hanno reso possibile che si realizzasse: UI, UPT, MAE, Veneto, esuli. E la Città di Zara.
Giusto, la Città di Zara. Venendo al dunque, il sindaco Božidar Kalmeta mette subito le cose in chiaro: la Città farà la sua parte. L’amministrazione municipale investe ogni anno il 10 per cento dei mezzi a bilancio per gli asili pubblici, ossia 30 milioni di kune, e altri 10 milioni per finanziare gli asili privati, come questo italiano di Zara, di proprietà UI (il primo in assoluto nel mondo comunitario). Le spese per gli stipendi delle due educatrici, dichiara Kalmeta, saranno a carico della Città. “È una bella coincidenza che l’asilo italiano venga inaugurato dopo che la Croazia è entrata a pieno titolo nell’Unione Europea – osserva –. È un’ulteriore testimonianza della possibilità di un percorso comune, che in tale contesto europeo vede unite Italia e Croazia”.

Un fiore dal quale crescerà un albero

“Non so se gli alberi di questo giardino sentiranno le filastrocche della nostra infanzia, certo questi bambini impareranno a usare table e ipad in italiano e croato e ad amare le poesie e i racconti più belli della letteratura italiana, i versi migliori dei poeti di tutto il mondo e anche la musica di un altro italiano che lasciò la sua Pola, l’istriano Sergio Endrigo, che cantò ‘Per fare un albero ci vuole un fiore…’. Questo è il fiore che oggi noi piantiamo insieme e, ne siamo certi, negli anni futuri diverrà un bell’albero”, è la speranza di Giorgio Varisco, intervenuto in rappresentanza dei Dalmati italiani del mondo (il presidente Franco Luxardo, assente per lavoro, era “presente” con alcuni dei prodotti più noti del suo marchio esposti al rinfresco, tra cui Sangue moralcco, Maraschino e altri liquori).

Le istituzioni croate hanno fatto una scelta europea

Fabrizio Somma, vicepresidente dell’Università Popolare di Trieste (ha trasmesso pure i saluti e le congratulazioni del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serrachiani), ha donato all’asilo un’antica copia di “Pinocchio” e ha rimarcato la sensibilità di UI e UPT nei confronti della CNI, auspicando nuovi percorsi formativi e di interscambi volti alla crescita della coscienza europea (ha parlato di “pedagogia europea”).
“Per secoli noi Veneti e voi Dalmati abbiamo avuto la stessa bandiera, il Leone di San Marco – afferma l’assessore della Regione Veneto, Roberto Ciambetti –. E oggi ci troviamo qui per quardare al futuro attraverso gli occhi di questi bambini che parlano italiano, e che sono europei. Io credo che questi bambini debbano essere fieri di essere cittadini di Zara, una bellisima città, Dalmati con una straordinaria storia alle spalle, cittadini croati e proprio per questo cittadini europei. Le istituzioni croate che hanno permesso la realizzazione e l’apertura di quest’asilo hanno fatto una scelta europea”.

Un altro negoziato con Kalmeta?

Maurizio Tremul pronuncia un discorso molto complesso, in cui rimarca la tenacia di chi ha saputo resistere tutti questi decenni in queste terre, mantenendo sempre viva l’italianità, ma ha anche detto che si sente il bisogno di un nuovo Umanesimo, in cui le istituzioni della CNI saranno centri di cultura e di lingua. E chiede l’estensione degli strumenti di tutela della CNI, alla luce del Trattato italo-croato del 1996. Poi, rivolgendosi al sottosegretario Sabina Glasovac, Tremul sollecita la soluzione di alcuni problemi attuali, come ad esempio i criteri per l’iscrizione alle scuole medie superiori italiane, l’equipollenza piena e completa dei titoli di laurea conseguiti all’estero; mentre al viceministro Dassù fa capire quanto sarebbe fondamentale riuscire ad avere una legge d’interesse permanente dell’Italia nei confronti della sua unica minoranza autoctona.
All’implementazione dei diritti della CNI fa riferimento pure Furio Radin: “Insieme con Kalmeta (quando questi era ministro dei Trasporti, infrastrutture e mare, nda) abbiamo negoziato il bilinguismo sulla Ipsilon istriana. Sono sicuro che con Kalmeta sindaco intavolerò a breve un altro negoziato sulla valorizzazione dell’apporto dato attraverso la storia dalla lingua e dalla cultura italiane a Zara”.

Le lingue, veicoli di convivenza

Un apporto al sistema educativo-formativo presente a Zara, nonché all’insegnamento della lingua italiana, che farà crescere le nuove generazioni in uno spirito europeo, imprimeranno delle basi sane, quella della convivenza, dell’amicizia e del rispetto delle reciproche identità ai piccoli zaratini: è così che Sabina Glasovac vede l’apertura dell’asilo “Pinocchio”, al di là di quella che sarà la sua funzione di corrispondere alle necessità della CNI.
“L’italiano è cruciale, è la lingua della cultura, ed è importante non solo per la comunità autoctona, perché la lingua è fattore d’identità, ma è una delle cinque lingue più studiate nel mondo. I bambini di Zara, che verranno a studiarlo qui, italiani o croati, avranno uno strumento in più per la loro vita futura. Studiare l’italiano è non solo un contributo alla memoria, ma consente anche di vivere nel mondo di oggi, le sfide del futuro – dice Marta Dassù –. E all’asilo dovrà fare seguito altro, la scuola elementare, il liceo. Il piccolo progetto del futuro sarà riuscire ad avere l’italiano anche nel percorso successivo di studi”. E parafrasando Massimo D’Azeglio, ha concluso: “Dopo l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, possiamo dire abbiamo fatto l’Europa, ora dobbiamo fare gli europei. E quest’asilo serve proprio a ciò, a fare dei cittadini europei”.

Ilaria Rocchi

«Pinocchio» farà crescere cittadini europei
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