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Il medesimo spazio, sulle pareti la mostra di Stipanov e Stocco, un connubio di pittura e fotografia che narra percorsi diversi ma vicini in un mondo di vuoti e di assenze, filosofici e metafisici nel solco della tradizione; al centro invece artisti di performance e videoinstallazioni, un tassello artistico “diverso” di nuova generazione. Risuonano ancora le parole che ora appaiono profetiche di Mauro Stipanov, pronunciate alla vernice: “L’arte, così come noi la concepiamo, è arrivata alla fine, si fa strada un altro modo di esprimersi, il digitale ha stravolto ogni lentezza, impone un nuovo approccio alle cose”. Solo qualche settimana dopo, ecco che l’UPT presenta il duo Moio&Sivelli, due nomi famosi a Trieste per presentare il loro workshop dal titolo “Emotion – Stop Motion”, che l’ente morale triestino intende organizzare nell’ambito dell’attività formativa in programma il prossimo anno didattico, vale a dire dall’autunno prossimo.

Introdotti dalla curatrice Chiara Pirozzi, Luigi Moio e Luca Sivelli (artisti che vivono e lavorano tra Napoli e Londra) hanno presentato i lavori video realizzati negli ultimi anni, attraverso i quali è possibile analizzare le linee concettuali e sperimentali alla base della loro poetica. L’obiettivo è avviare gli studenti all’utilizzo degli strumenti pratici necessari alla realizzazione di un filmato in stop motion, peculiare tecnica utilizzata da Moio&Sivelli per la realizzazione dei lavori videoinstallativi. Le immagini ripetute creano un movimento, questo il procedimento. Qualcuno potrebbe obiettare: “arabo”. In effetti non è facile entrare nella nuova ottica. In sala i corsisti dell’acquaforte di Sbisà si guardano attoniti, spiazzati dalla novità eppure incuriositi dalla disinvoltura dei due artisti che parlano dell’uso dell’immagine e del silicone per elaborarne il messaggio e la percezione. Scorrono i video. Colpisce in particolare quello che sembra un semplice disturbo catodico e solo al passaggio di un motoscafo si rivela come riverbero del mare.

Linguaggi nuovi

Nuovi linguaggi, approcci innovativi e diversi, da analizzare, metabolizzare e capire.
“Se tutto questo sarà possibile – commenta Fabrizio Somma, presidente dell’UPT – Trieste coglierà una sfida d’avanguardia, proponendo un workshop di grande impatto”. E anticipa che gli artisti cureranno, il prossimo 2 giugno a Lubiana, una mostra voluta dall’Ambasciata italiana per sottolineare la ricorrenza. È a Lubiana che si sono incontrati e lì è scaturita l’idea di portarli a Trieste.
Ma chi sono i due artisti? Sono nati a Napoli, Luigi Moio nel 1975 e Luca Sivelli nel 1974, vivono e lavorano tra la città partenopea e Londra. Insegnano Videoinstallazione ed Elaborazione digitale dell’immagine presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. “Muovono la loro ricerca – ha sottolineato la Pirozzi – partendo dalla creazione di situazioni borderline, attraverso l’utilizzo di filtri concettuali e diaframmi materici come il silicone. Gli artisti indagano l’idea del percepito e i livelli di attenzione che l’osservatore pone nel leggere correttamente un’immagine. La creazione di situazioni ambigue costringe il fruitore a uno sforzo cognitivo ulteriore, in grado di intensificare lo spiazzamento e l’inaspettata comprensione delle apparenze”.
Alcuni lavori – informano i tre ospiti – sono installati in spazi pubblici, come l’opera TIMELESS (2008), presso la stazione di Mergellina della Metropolitana di Napoli, e GENIUS LOCI (2013), al Porto del Granatello del comune di Portici (NA). Presentato a Trieste anche un inedito sul Porto del capoluogo giuliano con delle immagini “rubate”, perché non è stato possibile – raccontano gli autori – entrare all’interno della struttura. Nonostante ciò “si è riusciti a cogliere le atmosfere soprattutto attraverso l’incredibile luce di Trieste che, al tramonto, rivela sfumature mai viste, affascinanti”.

Il futuro che già esiste

Moio&Sivelli hanno partecipato a numerose rassegne, sempre con successo ed hanno al loro attivo diverse mostre. Il duo ha condotto numerosi workshop. Detto così, il loro contributo si riallaccia e si conforma ad un inquadramento “canonico”, ma in effetti la loro arte non corrisponde affatto né all’idea classica né a qualcosa di tradizionale, sono più in là: in quel futuro che ancora non conosciamo ma già esiste, è qui e non riusciamo ancora a stringere, come il pugno la sabbia.

Non rimane che attendere l’autunno per aprire un nuovo percorso dentro la modernità, spesso provocatoria, “perché bisogna scuotere chi ci sta di fronte” dicono, l’emozione del sussulto contrapposta all’emozione della bellezza, o forse anche quella. Si vedrà.
Intanto, la sala Sbisà continua il suo percorso: venerdì 15 maggio, alle ore 17.30, un nuovo incontro, questa volta con il giornalista Claudio Erné che presenta “Vite quotidiane e grandi eventi narrati dagli archivi fotografici”. Che cosa si propone? Di fare il punto sulla vita e l’accessibilità degli archivi fotografici storici presenti a Trieste, soprattutto sul loro ruolo nell’ambito culturale ed editoriale, nell’incontro organizzato da Pierluigi Sabatti per il ciclo “Le conferenze dell’Università Popolare di Trieste: sulle orme di Joyce e Vivante”. La situazione – anticipa Claudio Ernè – è tutt’altro che rosea. Il perché è da scoprire insieme.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Performance e videoinstallazioni nell’arte del digitale
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