Coro_Haliaetum_Isola

ISOLA Il Coro misto “Haliaetum” (il cui nome omaggia l’antica denominazione di Isola), attivo nell’ambito della Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi”, celebra i quarant’anni di vita. Dalla fondazione si sono passati il testimone tre maestri: Amina Dudine (1975-80), Claudio Strudthoff (1980-2004) e dal 2004 ad oggi Giuliano Goruppi. Per rimarcare l’importante anniversario, il gruppo corale si esibirà domani, sabato, in concerto nella Chiesa di Santa Maria d’Alieto. Per l’occasione sarà dato ad alcuni interpreti di esibirsi in forma solistica, e poi, il vero e proprio momento di festa. Tornano, infatti, una ventina di ex coristi di vari periodi, con i quali nelle scorse settimane si sono svolte diverse prove. In vista dell’evento celebrativo abbiamo ripercorso passato e presente dell’“Haliaetum” assieme all’attuale maestro Goruppi, nonché con Mario Carboni ed Elvino Chicco (presidente e vicepresidente del coro), che ne fanno parte dal primo giorno, creando assieme a Sonja Chicco, nonché Fedora e Ferruccio Radojkovič, un quintetto di membri iniziali tra la trentina di coristi attuali.

Albori e successivo percorso

Carboni: “Il tutto è stato originato da un’idea della famiglia Scher, con l’istituzione del coro che in quegli anni è stata particolarmente sentita e vissuta con grande entusiasmo, visto che qui mancava qualcosa del genere. Il gruppo corale ha dato la possibilità di socializzare, di stare insieme, annoverando in poco tempo oltre quaranta elementi. Dopo il primo quinquennio con la maestra Dudine, è giunto Strudthoff, che per il suo approccio più esigente e professionale ci ha fatti crescere molto, facendoci lavorare tanto sulla polifonia, essendo egli stesso cantante lirico. Devo rivolgere un pensiero anche al nostro attuale maestro, che ci ha praticamente salvati, giungendo in un momento critico, in cui si rischiava lo sfascio. Ci ha dato fiducia, nonostante l’esiguo numero di elementi rimasti, lavorando e spronandoci, tanto da arrivare a far tornare alcuni che se n’erano andati e riportando il coro ad oltre una ventina di cantanti”.
Chicco: “Ripensando alle nostre origini e alle difficoltà passate, posso dire che siamo una famiglia. Considerando per quanti anni si è mantenuto e quindi il tempo che il gruppo di persone ha trascorso assieme, è davvero un’esperienza unica. Ci sei dentro fino al collo e non puoi uscirne. Vi abbiamo dedicato anima e cuore, siamo amanti del canto e fieri della compagnia che è venuta a crearsi. Tra noi ci sono dei forti legami, che ci fanno anche sentire culturalmente più ricchi, per le nozioni musicali apprese nel corso degli anni, per i luoghi visitati e per le genti conosciute”.
Goruppi: “Prima di me il coro era molto più numeroso, non per particolari meriti, bensì a causa del problema comune a molti gruppi corali, ossia la mancanza di ricambio. Parte del problema sta nel fatto che un tempo il coro aveva una funzionale sociale, che attirava e avvicinava molte persone, mentre oggi ha quasi solamente una finalità di mantenimento culturale. Inoltre, con il precedente maestro il coro affrontava un repertorio più ampio e diversificato, che personalmente ho preferito ridurre a due filoni”.

Repertorio popolare e musica sacra

“Il filone principale è composto dalla musica popolare. Prima di tutto perché è particolarmente adatto alla sensibilità dei coristi. L’aspetto interessante è che il gruppo ha una certa personalità, che si evidenzia particolarmente con questo repertorio. Un altro motivo è dato da uno dei compiti che cerchiamo di soddisfare, che hanno finalità non solo musicali bensì culturali, visto che si tratta di un coro che rappresenta la Comunità Italiana. La musica sacra viene eseguita meno, perché sono meno numerose le occasioni di proporla. Durante l’anno, infatti, abbiamo numerose uscite nelle quali spesso è più facile portare un repertorio popolare. D’altra parte, la musica sacra significa trattare dei contenuti colti, con problemi di tipo interpretativo, musicale e storico, che rappresentano occasione di crescita per i coristi. Spesso scegliamo brani italiani, o in vari dialetti italiani, includendo però pure pezzi in sloveno e croato. Questo modo di operare ha il suo senso, dato il territorio in cui siamo stanziati e, pur essendo un gruppo appartenente alla CNI, vi cantano anche persone di nazionalità slovena, che hanno piacere a farne parte senza porsi problemi assurdi di stampo etnico, politico o altro. Diciamo che compito e finalità del coro sono di rappresentare l’italianità qui, mentre quando andiamo in Italia, di rappresentare la minoranza italiana in Slovenia, ma tutti assieme possiamo comunque fare musica”.

Rassegne e collaborazioni

“Annualmente – continua Goruppi – organizziamo due rassegne coristiche. A novembre quella dedicata alla musica sacra che si svolge nel Duomo di San Mauro, e a maggio quella intitolata “Concerto di Primavera”, che tratta musica popolare e profana. Sono poi numerose le occasioni in cui veniamo ospitati nell’ambito di varie manifestazioni. Tra quelle più ricorrenti vi è ad esempio “Primorska poje/il Litorale canta”, che è un bel festival, perché mette insieme tutti quelli che cantano, senza gerarchie o confronti. Da ricordare anche il “Concerto dell’amicizia”, ossia il ritrovo periodico con il Coro cameristico di Celje e quello “Foltej Hartman” di Bleiburg, che a rotazione organizzano l’incontro. Tra l’altro, l’anno prossimo, saremo proprio noi a ospitare l’evento a Isola. Molte altre uscite nascono spontaneamente dai vari contatti che vengono a crearsi spostandosi o tramite collaborazioni già instaurate. Ad esempio, recentemente siamo stati a Padova, prima ancora a Ciampino, ospiti in questo caso del Coro polifonico che era venuto a Isola a maggio”.
In realtà non si contano ormai più le rassegne e i concorsi che hanno visto in prima fila il coro isolano, ottenendo spesso ottimi riscontri. Ma, oltre all’esibizione, il collante vero è fatto dei momenti successivi. “Il dopo concerto è quello che costruisce la nostra memoria: oramai tutti amici sin da giovani, ne abbiamo fatte di tutti i colori. È questo il bello secondo me, la ricetta giusta che continua a tenerci uniti”, narra Chicco. Tra le memorie di Carboni vi è il concerto di Lipovljani (Croazia) davanti a un pubblico di oltre tremila persone, con la partecipazione di quindici cori di diverse nazionalità. “Ricordo poi la nostra esibizione in Austria, in una sala grandiosa, piena zeppa di gente che ci ha tributato anche un forte applauso e con in platea pure il noto leader, Jörg Haider”, aggiunge. Ci sono stati periodi, adesso ampiamente superati, in cui è stato complicato proporre brani che trattavano determinate tematiche, ma quello che conta, ieri come oggi, è “stare assieme, divertirsi e continuare a dare il meglio di noi”, conclude Carboni.

Jana Belcijan

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Per il coro «Haliaetum» quarant’anni di successi
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