CristicchiTRIESTE | E poi arriva Simone Cristicchi; la gente gli si stringe attorno. È un grande abbraccio anche fuori dal teatro, di gratitudine per aver dato dignità alla vicenda di un popolo, a conferma che la cultura vera è veicolo di conoscenza ma anche uno specchio in cui tutti hanno il piacere di riconoscersi. Ieri il cantante-autore-scrittore è tornato a Trieste per presentare il suo libro “Magazzino 18”, edito da Mondadori, una casa editrice presente in modo capillare in tutta Italia; anche questo è un segnale.

Un’accoglienza emozionante

L’appuntamento era alle ore 19, nella grande sala del Savoya Excelsior, ma prima Cristicchi è passato dall’Associazione delle Comunità istriane di via Belpoggio, dove ad attenderlo c’era tantissima gente commossa, grata. Prima il concerto del coro, diretto dal Maestro Paolo di Paoli Paulovich, poi i discorsi ufficiali del presidente Manuele Braico e di Renzo Codarin, che hanno salutato le numerose autorità ed ospiti in rappresentanza del Comune, Antonella Grimm, di Unione Italiana, Maurizio Tremul, di UPT, Fabrizio Somma e altri ancora. Poi le parole si sono incrociate con quelle di Cristicchi e dei numerosi soci che hanno voluto consegnargli pubblicamente chi una foto, chi un libro, chi un manoscritto o una lettera per esprimergli gratitudine, chiamandolo semplicemente “Simone”, come uno di casa. “Questi momenti – ha dichiarato – mi ripagano dell’amarezza delle contestazioni. Non preoccupatevi, io continuo ad esserci, a raccontare la vostra storia”.

Le novità

E poi annuncia una serie di novità che chiuderanno anche la serata al Savoya: lo share registrato da “Magazzino 18” in tv, nonostante sia stato messo in onda “per nottambuli ed insonni”, ha convinto Raiuno a passarlo in prima serata ma con una produzione speciale. Lo spettacolo sarà registrato quest’estate durante una messinscena proprio al Porto Vecchio. Applausi. “Siete tutti invitati”. Applausi. Lo spettacolo torna in autunno al Rossetti. Applausi. Una serata in crescendo. A dare altri contenuti all’incontro è stata Maria Cristina Benussi, docente universitario, prorettore, critico letterario fine e profondo che del libro “Magazzino 18” ha tracciato alcune linee fondamentali. Cristicchi, avverte la Benussi, ha combinato due memorie: quella dei protagonisti entrando nell’intimo delle vicende e quella degli storici, che si affidano alla metodologia scientifica. “Ma come hai fatto?”

Un libro collettivo

Cristicchi, con estrema onestà (materia rara di questi tempi, ndr) premette che si tratta di un libro collettivo, nato con l’aiuto di una piccola equipe di ricerca. “Una volta recuperato il materiale, ho usato la chiave di lettura dello spettacolo. È Persichetti che negli scatoloni trova le storie delle persone, di tutta quella gente che ha deciso di donarmi la propria memoria. Ascoltare le persone richiede una grande pazienza, per chi come me è sempre col microfono in mano e potrebbe perdere il senso della realtà, l’arte dell’ascolto e’ terapeutica, riporta al quotidiano. Nello spettacolo non avevo detto tutto, i due per tanto si integrano”.

Persichetti sbaglia gli accenti, è svagato e lontano dai temi che va scoprendo e proprio per questo diventa il destinatario ideale di queste storie, è l’uomo che non sa. Cristicchi legge un brano nel suo straordinario romanesco, poi ringrazia ed abbraccia l’amico Piero Delbello, che nell’accompagnarlo nella prima visita al Magazzino 18 gli disse “Potresti scrivere una canzone” e Cristicchi rispose “Potrei farne uno spettacolo”. È nato così, da un’intuizione, questo omaggio alla storia delle genti al confine orientale d’Italia. Ora quelle sedie “dimenticate” nel Porto Vecchio ritrovano la propria anima.

Ritorno alle origini

La serata prosegue con le letture di Maria Grazia Plos di testimonianze “epiche”, come le definisce la prof.ssa Benussi. I singoli parlano per la collettività e ancora non trovano pace, ancora scrivono e vogliono ascoltare, anche perché il ritorno non è più possibile, perché il contesto è scomparso. Questa terra non è Itaca ma piuttosto Atlantide. Ecco perché la scrittura costituisce un ritorno alle origini.

La sala risponde con gli applausi di diverse centinaia di persone.

“Ho incontrato in Italia – testimonia Cristicchi – la vergogna di non aver saputo, ma anche quella di non voler capire. Alcuna stampa l’ha definito uno ‘spettacolo sulle foibe’. Non è così. Comprende anche quel capitolo, ma c’è tanto altro”.

«La polizia mi infonde coraggio»

Le contestazioni chiaramente pesano, ma non c’è autocommiserazione nel pensiero dell’artista, che commenta: “Mentre lo sto vivendo, mi chiedo cosa sia stato per gli esuli, che stanno soffrendo da più di sessant’anni. Faccio gli spettacoli guardato a vista da Digos e polizia, potrebbe essere una grande tristezza e invece mi infondono coraggio”.

E i rimasti? Altre storie di gente che non è potuta partire, che si è vista negare le opzioni, che non se ne voleva andare, che è “rimasta male”. Non dimentichiamo Goli Otok, l’Isola Calva. Il 16 marzo al Teatro “Zajc” di Fiume andrà in scena “Magazzino 18” grazie allo sforzo di UI-UPT, della Comunità degli Italiani di Palazzo Modello e del Dramma Italiano. E già i fiumani di varie città d’Italia prenotano il posto a teatro. Se Atlantide è un concetto filosofico, il luogo della memoria, allora anche uno spettacolo può diventare la meta del ritorno.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Nuova produzione di Raiuno per «Magazzino 18»
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