“Nascita di una minoranza. Istria 1947-1965: storia e memoria degli italiani rimasti nell’area istro-quarnerina” è il titolo del volume di Gloria Nemec uscito nella collana ETNIA, del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, che s’appresta a presentarlo a Trieste, in collaborazione con l’Unione Italiana di Fiume, l’Università Popolare di Trieste, l’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento Studi Umanistici, venerdì 19 aprile alle ore 17, presso l’aula B della sede “Androna Baciocchi”.
Dopo gli indirizzi di saluto di Silvio Delbello e Maurizio Tremul, a nome di UPT e UI, seguiranno gli interventi di Giovanni Radossi del CRS, di Raoul Pupo e dell’autrice Gloria Nemec. A presiedere sarà Marco Dogo, dell’Università triestina, che ospita l’incontro.
“Nel volume – spiega la Nemec in un’intervista concessa a Carmen Palazzolo per il sito www.arcipelagoadriatico.it – molte pagine sono dedicate all’analisi dei diversi stili narrativi, delle motivazioni per tacere o per parlare del passato, delle condizioni stesse di produzione ed elaborazione delle memorie. Dobbiamo tener presente che parliamo di un ventennio di formazione della minoranza, nel quale le urgenze della vita quotidiana suggerivano di non vedere troppo, di non giudicare, di imparare a vivere nei termini di normalità l’anomalia del passaggio da una condizione egemonica a quella di minoranza. Ovunque nel dopoguerra il lavoro di superamento dei traumi e dei lutti impegnò non poco le società, qui esso fu continuativo rispetto al dopo-esodo e parallelo ai processi di neo-integrazione nella Jugoslavia comunista: tutto l’insieme richiedeva familiarità con l’oblio, capacità di “girare pagina”.
Posso dire che generalmente buona è stata l’accoglienza riservata a me ed al mio progetto d’indagine, la trasmissione ha potuto realizzarsi nel contesto istriano di fine decennio del nuovo secolo, all’interno di ambienti culturalmente vivaci e confortevoli come quelli delle comunità italiane, in un momento in cui erano alle spalle la dissoluzione delle ideologie, il tramonto dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia, la scomparsa del confine tra Slovenia e Italia, tutti fattori capaci di riformulare il rapporto tra la minoranza italiana, l’istrianità e il più ampio contesto balcanico. Altri elementi hanno favorito la narrazione: era presente, a vari livelli, la consapevolezza di una sorta di “ultimo appello”, ovvero della crisi di una “memoria vivente”, determinata dalla progressiva scomparsa di testimoni diretti degli eventi cruciali del ‘900; è stato possibile anche un uso costruttivo della memoria, nel senso che i membri di una minoranza possono compensare la perdita di diritti e valore nel passato con il desiderio di un avvenire migliore per le generazioni successive. E’ chiaro che la qualità delle aperture è stata diversa: quasi non vi è famiglia tra i rimasti che non sia stata segnata e ridefinita dal ventennio post-bellico, e io ho chiesto le storie familiari, per poi restituirle in una cornice pià ampia”. (rtg)

Nascita di una minoranza: la presentazione a Trieste
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