Bruno_MaierSulla figura e l’opera di Bruno Maier, nato a Capodistria il 1.mo dicembre 1922, l’Archivio e Centro di Documentazione della Cultura Regionale gli ha dedicato una mostra documentativa e un incontro di studio intitolato Bruno Maier e i “compositori di vita”. Un critico e i suoi autori. Titolo che prende spunto dalla citazione di un frammento, “Esame di esistenza”, di Carlo Stuparich: “Io sono un uomo piccolo, i miei fatti sono piccoli fatti, ma se da essi faccio procedere un’armonia esistenziale, cresco davanti ai miei occhi e mi chiamo buon compositore di vita”. La mostra, curata da Elvio Guagnini, è ospitata presso gli spazi della Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste e rimane aperta al pubblico sino al 31 gennaio 2014.

Mai un titolo migliore poteva ben rappresentare l’insigne studioso: “Il suo umile atteggiamento, mai supponente e professorale, con cui si accostava al mondo – ricorda Guagnini – ai fatti e agli autori, maggiori e minori, di quella letteratura che, per lui, era ragione di vita quotidiana”.

Il critico, lo storico, il commentatore

La discussione intorno a un personaggio di così grande spessore ha interessato diversi studiosi, coinvolti dal dibattito su Maier. Vi hanno preso parte, oltre a Elvio Guagnini, pure Gianni Cimador, Giuseppe Marchetti, Gino Pavan, Paolo Quazzolo, Giancesare Schippisi, Giuseppe Sciuto, Nicoletta Zanni. E sono emerse le tante competenze di Maier come critico, storico letterario, studioso e commentatore di testi della letteratura italiana – da Dante e Cecco Angiolieri a Boccaccio, Lorenzo de’ Medici, Castiglione, Cellini, Guicciardini, Della Casa, Tasso, Baretti, Guidi, Maratti Zappi, Carlo Innocenzo Frugoni, Alfieri, Percoto, Svevo, Umberto Cosmo, tra gli altri –; ma anche il suo essere uno dei più attenti e preparati storici della letteratura triestina, giuliana, istriana.

Il suo «L’assente» in scena a Fiume

Anche l’aspetto di narratore, con il romanzo d’esordio “L’Assente” (Studio Tesi Edizioni, 1994), denota una certa originalità di stile. Un’autobiografia atipica, costruita su percorsi narrativi sospesi tra memoria e invenzione, con avvenimenti volutamente alterati e tuttavia riconoscibili. È un lucido, ironico, a volte impietoso e nevrotico ritratto di un “uomo di carta”, di un certo tipo di intellettuale affetto da una singolare malattia, la nevrosi da letteratura. Nel 1998 lo scritto viene adattato da Nino Mangano e a Francesco Macedonio ad una pièce teatrale e messo in scena da La Contrada di Trieste, insieme con il Dramma Italiano di Fiume.
Lo spettacolo, diretto dallo stesso Macedonio, andrà in scena al Teatro “Ivan de Zajc” di Fiume il 15 maggio del 1998 e i panni del protagonista saranno vestiti da Orazio Bobbio, con al fianco una numerosa compagine di attori e attrici, tra cui Alida DelCaro, Adriano Giraldi, Bruno ed Elvia Nacinovich, Giulio Marini, Maurizio Repetto, Paola Bonesi, Marzia Postogna e Maria Grazia Plos.

Il giornalista e cronista storico

Proficua pure la sua attività giornalistica (ha collaborato con “Il Piccolo”, “Messaggero Veneto”, “Trieste Oggi”) e i contributi riflessivi rilasciati per l’“Archeografo Triestino”, “ArteCultura”, “Pagine Istriane”, “La battana” (EDIT, Fiume), “Metodi e Ricerche”, “Vernice” e tante altre. Come cronista storico è stato il testimone della cultura giuliana, triestina e soprattutto istriana (“La letteratura e la cultura triestine del nostro secolo, e in specie quelle del secondo dopoguerra, sono state fecondamente arricchite del massiccio apporto degli istriani – afferma Maier –. I quali hanno trovato proprio a Trieste, capitale morale della loro terra perduta, il luogo più adatto e congeniale per continuare o per svolgere la loro attività; e, si può soggiungere, le loro nuove e naturali radici”), contribuendo a mantenere l’identità italiana nella sua terra d’origine. Ruolo di testimone che associò anche nelle vesti di presidente dell’Università Popolare di Trieste, che guidò per lunghi anni prodigandosi in una fruttuosa collaborazione con le istituzioni della Comunità nazionale italiana dell’Istria e di Fiume e come promotore del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, nonché redattore dei volumi dell’Antologia delle opere premiate.

Francesco Cenetiempo

Maier, un testimone della cultura giuliano-dalmata
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