Elsa Fonda 097Un caposaldo come lo studio delle lingue, e poi la dizione, la scrittura, il disegno, la fotografia, ma anche la genetica, l’arte e il filone della cultura enologica. Nuovo anno e antiche quanto consolidate realtà per l’Università Popolare, la scuola con sede in piazza Ponterosso 6, in procinto di riaprire i battenti con una dote che indica un centinaio di corsi, 110 per la precisione.
E non mancano le novità. Sono due, una incastonata nel piano delle proposte didattiche, l’altra dipinta quasi in chiave di appello solidale dal respiro artistico. L’innesto del cartellone 2013-2014 si lega al debutto del corso di lingua portoghese, avviato intanto nella versione “basica”, nuovo tassello del panorama classico dello statuto dell’Università Popolare, sfera che include vari modelli di apprendimento distribuiti sullo studio dell’inglese, francese, tedesco, cinese, croato, russo, sloveno, arabo, giapponese e italiano per stranieri.
L’altro spunto che caratterizza il nuovo anno scolastico si discosta da libri, appunti e apprendimento e si configura nel restauro delle dita di tale “Giovanin”, il vezzoso putto opera dello scultore Giovanni Carlo Wagner che troneggia in marmo sulla fontana antistante la sede di piazza Ponterosso, statua che non rappresenta forse l’apice delle bellezze artistiche del centro urbano e dintorni (almeno all’epoca, nel tardo Settecento, veniva usata come lavatoio …) ma ritenuto forse una sorta di custode silenzioso della scuola. Pare che il Comune abbia rispedito al mittente la richiesta di aiuto per il restauro, progetto invece poi rielaborato in forma di sottoscrizione popolare e affidata all’egida della Banca Manzano, il marchio che supporta le varie iniziative dell’Università Popolare e che è entrato in campo anche come “esorcismo” alla crisi economica, prevedendo speciali agevolazioni agli allievi (leggi prestiti per le tasse d’iscrizione ai corsi).
Così, mentre “Giovanin”, vessato dalla Bora, prova a commuovere i triestini attendendo i fondi per le sue protesi di marmo, l’Università Popolare riprende piuttosto il suo percorso, catalogato sempre sotto la voce “cultura varia”. Non solo lingue quindi. Per chi non ha tempo e voglia di sottoporsi a sedute di conversazione e pronuncia, le alternative non mancano, anche molto intriganti. Vedi il corso di cultura enologica, intitolato “Dalla vigna al bicchiere”, a cura di Adriano Bellini, ciclo ospitato dall’ultima settimana di ottobre alla prima di dicembre (ogni martedì 18-20.30) al Caffè Tommaseo. Le materie? Varie e fortunatamente non solo teoriche, tratteggiate dalla storia del vino alla lettura dell’etichetta, dallo studio dei vitigni italiani alle incursioni in qualche cantina carsica. La pratica nella vità è tutto.
Le sfumature dell’arte trovano posto con il corso di disegno, diretto da Giulio Stagni, dalla scrittura creativa (animata da Liviana Poropat), dalla storia dell’arte (con Emanuela Gherardi) e dall’approccio alla dizione, con in cattedra un nome eccellente come Elsa Fonda, artefice di uno spot speciale al seguito delle sue lezioni: “Parlare meglio significa vivere meglio, perchè il suono è vibrazione, quindi armonia dell’universo”. E per scoprire l’universo degli altri corsi si può esplorare il sito www.unipoptrieste.it/corsi o telefonare alla segreteria allo 040-6705207.

Francesco Cardella

L'Università Popolare presenta i suoi corsi
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