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Uno sguardo sul capoluogo giuliano, così com’era nel passato, all’epoca dell’espansione del porto franco, e com’è invece oggi, quale “epilogo” delle Giornate della Cultura e della Lingua italiana a Fiume. Martedì 2 dicembre, alle ore 19, all’Archivio di Stato di Fiume sarà inaugurata la mostra “Trieste dalla Serenissima al Futuro. La città e il suo territorio attraverso le stampe e le vedute della collezione di Stelio e Tity Davia e gli scatti digitali di Marino Sterle”, a cura di Fabrizio Somma. L’evento, organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Fiume, dall’Università Popolare di Trieste, in collaborazione con l’Unione Italiana, la Collezione Stelio e Tity Davia, la Comunità degli Italiani di Fiume e l’Archivio di Stato di Fiume, si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea e si fregia del logo di EXPO 2015, con il patrocinio del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, Università degli Studi di Trieste e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Città di scambi

Trieste arriva nella quasi “gemella” Fiume, entrambe in passato poste sotto la protezione degli Asburgo; entrambe città di mare, città portuali – fu Carlo VI d’Austria nel 1719 a decretare che divenissero porti franchi –, centri di traffici commerciali e marittimi (la prima scalo privilegiato dell’Austria, la seconda invece dell’Ungheria); entrambe città di scambi non solo economici ma soprattutto di genti diverse, multiculturali, d’integrazione e mescolanza etnica, che hanno saputo trasformare l’intreccio di culture in fattore di arricchimento e di prosperità. Da qualche anno (dal 2010) i due capoluoghi hanno avviato un nuovo percorso comune, un “protocollo” d’amicizia siglato dai rispettivi sindaci (Roberto Dipiazza e Vojko Obersnel) per l’approfondimento della collaborazione nell’ambito della cultura, del turismo urbano, dello sport, dell’istruzione, dell’economia e dello sviluppo dei porti e della fascia costiera, con l’obiettivo di instaurare in futuro un legame di amicizia ancor più solido e volto al congiungimento di due “sorelle” molto simili tra loro.
E mentre uno spaccato della storia e del patrimonio artistico e culturale di Fiume è presente in questi giorni a Trieste, a Palazzo Gropcevich, con la mostra “Drenig. Contatti culturali italo-croati a Fiume 1900-1950” (in visione fino al 7 dicembre, allestita dal Museo civico di Fiume con il contributo della Società di Studi Fiumani a Roma, con il sostegno dell’Unione Italiana, della Città di Fiume e organizzata dalla Comunità croata di Trieste, propone una ventina di fotografie d’epoca scattate da Francesco Drenig a Fiume, copie della sua corrispondenza con uomini di cultura croati e italiani, il ritratto fotografico con dedica di Gabriele D’Annunzio, copia delle riviste alle quali collaborò, i quadri di Ladislao De Gauss e Romolo Venucci, entrambi raffiguranti Drenig, suoi ritratti a matita e carboncino realizzati dal pittore Sigfrido Pfau), in riva al Quarnero giunge questa coinvolgente “finestra” triestina.
Scrive il curatore della mostra e dell’esposizione, Fabrizio Somma: “Spesso si è parlato della costruzione sociale e urbana dell’immagine della città, dai suo molteplici punti di vista. Ma l’immagine di una città è un processo che coinvolge ed ha coinvolto nel suo passato i cittadini con le loro osservazioni e richieste, spesso mal considerate o sottovalutate, i politici e gli amministratori con le loro scelte, i commercianti con le loro necessità ed opportunità rappresentate, gli artisti con le loro sensazioni ed emozioni in ogni campo, i turisti e viaggiatori con le loro considerazioni ed esperienze di viaggio. Con questa esposizione si vuole rendere un fugace omaggio alla città ed al suo territorio, al tempo stesso ricordarla e farla ricordare, in una sorta di flash-back per immagini. Un volo pindarico, ideale e necessariamente veloce dal ‘600 ad oggi attraverso le vedute e le stampe della Collezione di Stelio e Tity Davia, unico fondo archivistico privato a Trieste per completezza e numero di originali e alle immagini degli scatti digitali della ‘città di oggi’ di Marino Sterle”.

Insieme di progetti e pensieri

L’esposizione consente di seguire l’evoluzione del territorio e della città di Trieste, nonché delle modifiche ambientali dovute anche agli sbancamenti e alle realizzazioni dei borghi del Settecento e dell’Ottocento e per la realizzazione del “portofranco”. “Il messaggio che si vuole evidenziare è che l’identità, l’imago di una città, oggi possa naturalmente stentare a ritrovare il suo sviluppo nelle semplici inquadrature delle vedute dell’800 – conclude Somma – e abbia invece bisogno di maggiori e più puntuali ‘disegni’, in un calendoscopico insieme di progetti e pensieri, per esprimere il senso della contemporanea società, che si modifica ed evolve, in un pensiero sempre più concreto di città d’Europa e in una storia e cultura condivisa, apprezzata e valorizzata”.

da “La Voce del Popolo” di Fiume

L’imago di una città ieri, oggi e domani
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