DSC_0154In un Centro multimediale gremito fino all’ultimo posto, come nelle occasioni più importanti, è stata presentata un’opera miliare per la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” di Rovigno e per tutta la Comunità nazionale italiana in generale: è il Vocabolario italiano-rovignese, il primo che vede la dicotomia lingua italiana – idioma locale, dedicato a uno dei dialetti istriani autoctoni dell’Istria meridionale. L’autore di quest’opera, edita dalla CI rovignese, è il professor Libero Benussi, scrittore e poeta dialettale, che per la sua amata città e la sua tipica parlata ha sempre espresso un amore e una dedizione senza pari. Il volume è stato realizzato grazie ai finanziamenti del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e dell’Unione Italiana, al contributo dell’associazione degli esuli rovignesi “Famìa ruvigni∫a” e del Comitato provinciale romano dell’Asociazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Alla serata, oltre a numerosi connazionali e concittadini, erano presenti le vicepresidenti della Regione Istriana, Viviana Benussi e Giuseppina Rajko,  Susanna Isernia a nome dell’Università Popolare di Trieste e il presidente della “Famìa ruvigni∫a”, Francesco Zuliani.

Da «marteîni» a «cucai»

In apertura, l’esibizione del coretto dei minicantanti della CI, “Batanola”, che ha proposto “la Viecia Batana” e “Papu-papu la curiera”, a sottolineare come il lavoro di ricerca di Benussi costituisca uno strumento utile per trasmettere la parlata e le tradizioni locali alle nuove generazioni. Un intermezzo ha visto protagonista il Gruppo di studio del dialetto rovignese della scuola elementare italiana “Bernardo Benussi”, con un divertentissimo bozzetto in dialetto rovignese, istroveneto e lingua italiana scritto dal giovane talento Alessio Guricin, membro della filodrammatica giovanissimi della CI di Rovigno. Il gruppo del dialetto rovignese e il coro “Batanola” sono guidati dal maestro Vlado Benussi, fratello di Libero, con il quale condivide la grandissima passione per il patrimonio storico-culturale rovignese. Vlado ha anche recitato la poesia “Marteîni”, scritta dal fratello nel 1994, nella quale l’autore spiega le motivazioni del suo scrivere, cioè preparare i giovani gabbiani, in rovignese appunto “marteîni”, a diventare dei gabbiani adulti, i “cucai”, che a loro volta saranno in grado di portare alle nuove generazioni il proprio bagaglio culturale formato dall’eredità di tre grandi autori rovignesi: Ligio Zanini, Giusto Curto e Giovanni Pellizzer.

Monumento della lingua madre

Il vicepresidente della CI e vicesindaco di Rovigno, Marino Budicin, ha rilevato che il Vocabolario italiano – rovignese di Libero Benussi, che va ad affiancarsi al corposo vocabolario del dialetto di Rovigno d’Istria di Giovanni e Antonio Pelizzer edito nel 1992, è una specie di monumento della lingua madre locale, che poche realtà comunitarie hanno oggi. “Di certo noi a Rovigno possiamo dire che il dialetto è un tratto distintivo della nostra città, più precisamente della nostra CNI, e che ci riporta direttamente al suo ricco e quanto mai specifico passato storico e al suo altrettanto avvincente e genuino patrimonio storico culturale”, ha dichiarato il vicesindaco. “Sia il logorio del tempo, ma soprattutto l’esodo della popolazione rovignese dei primi anni ’50, nonché le trasformazioni e le nuove contingenze della società contemporanea, hanno condizionato non poco l’ulteriore sviluppo della civiltà rovignese, assottigliando di anno in anno i parlanti della nostra lingua madre. Ma grazie agli sforzi della CI, dell’asilo, delle scuole, del CRS assistiamo al rifiorire del rovignese”, ha aggiunto.
Il vicesindaco nel suo intervento ha parafrasato uno dei testi in dialetto di Libero Benussi dicendo: “Cu ti favièli a ∫ìcume vièr∫aghe li puorte a la pui∫eîa e a la mûsica ca lu uò salva par senpro”. “Nella speranza che grazie anche a questo progetto editoriale il dialetto rovignese possa in futuro aprire le porte alla poesia, alla musica, al colloquiare quotidiano e che il suo tramonto virtuale sia ancora illuminato da tante luci e voce di tutti i rovignesi, voglio congratularmi di cuore con l’autore per questa splendida opera e con tutte le persone e gli enti che hanno contribuito alla realizzazione e alla stampa di questo prezioso vocabolario”, ha concluso Budicin.

Le tre parti del lavoro

L’attivista della CI, Maria Tamburini, che ha condotto la serata a nome della sezione storico-etnografica e letteraria del sodalizio rovignese, ha reso noto che il volume, stampato in 3.000 copie, comprende tre parti distinte: il vocabolario italiano-rovignese, con 254 pagine; l’appendice del “Vocabolario del dialetto di Rovigno d’Istria” di Antonio e Giovanni Pellizzer del 1992, in tutto 126 pagine; mentre nell’ultima parte ci sono anche 6 pagine di Errata corrige che vanno a completare l’opera del ’92.
A firmare la prefazione è il presidente della CI, Gianclaudio Pellizzer; i “Contributi etimologici rovignesi alla storia linguistica italiana” sono a cura del professor Franco Crevatin, docente di linguistica dell’Università degli Studi di Trieste. A integrare e arricchire ulteriormente il tutto è una guida sui simboli grafici e i fonemi dell’idioma rovignese; in copertina il disegno “El Baladur da sa Pavana” di Mirella Majerić Tamburini.

Chiamiamoli dialetti istriani

Apprezzato l’intervento del linguista Franco Crevatin, originario di Buie, che ha elogiato l’enorme lavoro, la minuziosità e l’impegno nella redazione di questo volume, ricordando che la testimonianza scritta sul dialetto rovignese è superiore a moltissimi altri idiomi dialettali di tutta Italia.
Crevatin ha spiegato che per i dialetti di origine neolatina che fanno parte dell’Istria meridionale non dovrebbero venire definiti dialetti istromanzi, definizione data dal linguista croato Petar Skok per indicare le parlate istriane che non considera italiane, ma bensì una lingua romanza autoctona, come si definisce per esempio il rumeno, ma ovviamente si tratta di un’interpretazione dai contenuti scientificamente falsi. Alla domanda del pubblico su come bisognerebbe definire i dialetti dell’Istria meridionale, Crevatin ha risposto di non apprezzare l’uso dell’Istrioto, che ritiene un termine alquanto orrendo, con delle assonanze molto fastidiose, e di fare solo la distinzione tra i dialetti definiti istroveneti e quelli propriamente istriani.

Un lascito alle nuove generazioni

La parola è infine passata all’autore di questo imponente vocabolario, che annovera più di 15.500 voci italiane correlate a tantissime altre voci in rovignese, con copiosi sinonimi, locuzioni e modi di dire. “La motivazione principale che mi ha spinto a compilare questo volume è che spero esso possa costituire un valido supporto soprattutto per la produzione letteraria delle nuove generazioni, che conoscendo bene il dialetto non potrebbero scrivere autonomamente se non servendosi di un siffatto manuale, che permetta loro di arrivare alle parole rovignesi anche per il tramite di quelle italiane”, ha esordito il professor Benussi, visibilmente emozionato dalla serata e dall’affetto del pubblico e dei suoi familiari.

Dagli inizi a oggi

L’autore ha ricordato che quando nel 1992 è uscito il primo vocabolario si accorse che nell’opera non erano presenti alcuni lemmi di sua conoscenza, soprattutto nel caso di piante, animali e pesci. Iniziò così un suo lungo lavoro di ricerca per colmare queste lacune, con una serie di saggi volti al recupero delle imbarcazioni tipiche rovignesi, per poi concentrarsi su piante, parti di carri, fino a una prima proposta di appendice al vocabolario con circa cinquecento nuove parole. I risultati dei suoi studi sono stati pubblicati sulle riviste “Battana”, “Sottolatina”, “I ∫uòni faviela” e “La voce della famìa ruvigni∫a”…. Queste ricerche hanno portato all’inclusione di ben 2.400 nuovi lemmi e locuzioni nell’appendice. Inoltre, sono state aggiunte indicazioni grammaticali che servono a far comprendere la coniugazione di verbi per un uso corretto del dialetto.

La serata si è conclusa con l’esibizione delle incredibili voci dei solisti della CI preparati da Biba Benussi, ossia Esmeralda Kresina e Matteo Tromba, accompagnati alla chitarra da Vlado Benussi, che hanno proposto “Oûn racuordo lontano”, canzone scritta da Vlado stesso per la commedia musicale “A Figarola”.

A tutti i presenti sono state distribuite delle copie del vocabolario, con l’augurio che sia uno degli strumenti base per una nuova crescita della produzione letteraria in dialetto rovignese.

Sandro Petruz

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Libero Benussi ci ha regalato un prezioso vocabolario
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