PaulineFIUME | Un personaggio d‘altri tempi, ma con uno spirito moderno. Si presenta così lo spettacolo-concerto “Non ero carina, ero peggio – La vita straordinaria di Pauline Metternich-Sandor”, scritto da Massimo Spinetti e diretto con estrema sobrietà da Virginia Acqua, in scena prima al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” domani, venerdì (alle ore 20), e il giorno dopo, sabato 14, al Teatro di Capodistria (alla stessa ora).

Il lavoro si presenta come un grande tuffo nel passato e racconta la vita straordinaria della Principessa Pauline Metternich-Sandor, nipote e poi nuora del Cancelliere austriaco Clemens Metternich. Per capire di che tipo di personaggio stiamo parlando basti pensare che “Non ero carina‚ ero peggio” era la descrizione che Pauline faceva di sé stessa, sapendo ironizzare con grande intelligenza sulla propria scarsa avvenenza fisica, mentre le cronache mondane la descrivevano brutta come una scimmia e affascinante come una sirena.
L’autore della pièce è Massimo Spinetti, classe 1943, che prima di darsi al teatro ha svolto una lunga carriera di diplomatico che l’ha portato a prestare servizio in Nigeria, Svezia, Australia, Germania, Slovenia, Panama e, da ultimo, in Austria, dove è stato Ambasciatore d’Italia dal maggio 2007 al giugno 2010. Ha inoltre svolto importanti missioni di diplomazia nel campo della cultura, tanto da essere stato a capo di Uffici per gli Istituti Italiani di Cultura all’estero. L’abbiamo raggiunto per scoprire il percorso che l’ha portato alla realizzazione del testo teatrale.

Come nasce il suo interesse per la figura della Principessa Pauline Metternich-Sandor?

“A stimolare il mio interesse fu un ritratto della Principessa, che ammirai nel Salone principale della parte storica di Palazzo Metternich a Vienna, un ritratto che, a differenza di altri dipinti che la ritraggono, non nascondeva la sua scarsa avvenenza. Non potei fare a meno di pensare quanto fosse stata poco fortunata, eppure il suo sguardo, non so perché, mi colpì. Mi fu spiegato che era la nipote prediletta del Cancelliere Clemens Metternich, che nonostante il suo aspetto aveva saputo ispirare il grande Johann Strauss; era stata una donna con uno spirito e un’intelligenza davvero unici, molto popolare tra i viennesi di tutte le classi sociali, oltre che a Parigi, dove aveva vissuto per oltre dieci anni frequentando la corte dell´Imperatore Napoleone III. Pensando a come oggidì si faccia leva sull’aspetto fisico per raggiungere la notorietà e il successo, non seppi resistere alla tentazione di fare ricerche su di lei, tanto più che assistendo al Concerto di Capodanno nel Musikverein del 2010, ascoltai proprio il valzer che Strauss le aveva dedicato, il bellissimo ‘Wiener Bonbons’”.

Com’è nata l’idea di trasformare questo interesse in un testo teatrale?

“Tornato in Italia dopo tre anni vissuti a Vienna, proprio in quel Palazzo Metternich che era stato per molti anni la dimora della Principessa, pensai che sarebbe stato un peccato se non avessi diffuso in Italia la conoscenza di quella che considero un’antesignana della donna di oggi, emancipata e disinibita, che allo stesso tempo credeva nel matrimonio, nella famiglia, nel servizio alla propria Patria e nel dovere di fare del bene al prossimo. L’unica cosa che mi era possibile era quella di dedicarle una biografia. Ma accadde un imprevisto, anzi due: nell’arco di pochi giorni incontrai due amiche che avevano visitato anche loro Palazzo Metternich, anch’esse colpite da quel ritratto. Una, la pianista Cristiana Pegoraro, mi disse che si era imbattuta in più di una composizione dedicata a Pauline e che si proponeva di dedicarle un concerto, per l’appunto con i brani a lei dedicati, e mi propose di preparare una breve presentazione del personaggio. L’altra, la regista teatrale Virginia Acqua, alla quale riferii del mio colloquio con Cristiana, trovò molto interessante l’idea e mi propose di dare voce a un’attrice per la presentazione, fondendo così prosa e musica. Osservai che le sarebbe stato difficile trovare chi potesse scrivere il testo, dato che il materiale su Pauline in Italia era inesistente, ma Virginia rispose che questo era l’ultimo dei problemi, perché avrei potuto farlo proprio io…”.

Quali ricerche ha svolto per la realizzazione del testo?

“Innanzitutto ho letto i due libri di memorie scritti da Pauline, pubblicati in Austria e in Francia; questo non poteva bastare, perché la Principessa non aveva, probabilmente per discrezione, riportato alcuni episodi della sua vita che a suo tempo avevano fatto sensazione (e che non illustro ora per non togliere la sorpresa agli spettatori). Ho letto poi vari libri di autori austriaci e francesi a lei dedicati, suoi contemporanei che l’avevano conosciuta, e uno tematico su uno degli episodi di cui ho fatto cenno. Anche la parte musicale dello spettacolo ha richiesto diverse ricerche, dato che se alcuni dei brani a lei dedicati erano famosi, altri non lo erano, o erano conosciuti solo nella versione per orchestra o per coro, mentre nello spettacolo dovevano essere eseguiti per pianoforte. Dopo ricerche effettuate in vari Paesi europei, anche tramite miei amici, sono riuscito a recuperare gli spartiti e per fortuna, per quello che mancava (l’ouverture da ‘Il Barbiere di Siviglia’ di Rossini) la pianista – che è anche compositrice – aveva lei stessa curato la trascrizione per pianoforte! È questo un brano molto importante perché è rappresentativo dell’opera italiana”.

Può raccontarci la genesi dello spettacolo diretto da Virginia Acqua?

“Virginia, dopo aver letto il testo, ha scelto l´attrice protagonista nella bravissima Alessandra Muccioli, il tecnico delle luci e del suono in Cristian Bove, un professionista del settore, mentre la pianista non poteva che essere Cristiana Pegoraro, un´artista affermata che ha suonato nelle sale di concerti in tutto il mondo e che conosce bene la musica austriaca, avendo studiato nel prestigioso Mozarteum di Salisburgo. Devo dire che Virginia ha aggiunto molto di suo nella messa in scena del mio testo, ma ha interpretato al meglio non solo il mio pensiero, ma anche quello che non avevo pensato del personaggio, curando tutte le sfumature con la massima attenzione. Per fare un esempio, si è informata su come camminasse Pauline. In questo modo le suggestioni di parole e musiche eseguite dal vivo, insieme alla messa in scena, creano un´atmosfera che trascina i presenti nel mondo della seconda metà dell´Ottocento e inizio Novecento”.

Qual è l’aspetto che di più l’affascina in Pauline Metternich-Sandor?

“Non è facile sceglierne uno, perché sono tanti gli aspetti affascinanti di Pauline, ma se proprio devo indicarne uno, è da una parte l’essersi liberata di tanti condizionamenti comportamentali che il suo status le imponeva, facendo di lei una sorta di antesignana dell’emancipazione femminile, e dall’altra la coerenza con la quale è vissuta nel rispetto degli elevati principi che aveva fatto propri”.

Gianfranco Miksa

da “La Voce del Popolo” di Fiume

L’affascinante principessa scimmia
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