POLA| Indagare e riflettere sul concetto di identità molteplice in riferimento allo specifico culturale dell’Istria. È questo il senso della mostra “Triple Identity” (Triplice identità), inaugurata venerdì sera a Pola negli spazi del Museo d’Arte contemporanea. Un tributo che l’Unione Italiana, supportata nell’iniziativa dall’Università Popolare di Trieste, il ministero degli Affari Esteri italiano e l’Ambasciata d’Italia in Croazia, ha voluto porgere nel momento in cui la Croazia è da poco entrata a far parte dell’Unione europea. Per l’occasione sono stati scelti i lavori di tre eccellenze dell’arte italiana, croata e slovena: Lara Favaretto, David Maljković e Tobias Putrih, ai quali sono stati abbinati scrittori e intellettuali altrettanto noti e affermati come Claudio Magris, Predrag Matvejević e Ciril Zlobec, che sul concetto di identità e di molteplice identità dell’Istria hanno scritto pagine memorabili, alcune delle quali riportate nell’elegante catalogo che accompagna la mostra. Una mostra curata dal noto critico d’arte Ludovico Pratesi, il quale spiega che per questa singolare iniziativa sono stati scelti artisti giovani, tutti nati nei primi anni Settanta, e scrittori che appartengono, invece, a un altro periodo storico, oggi non più giovanissimi. “Questo perché – continua Pratesi – soltanto così avremmo potuto avere sguardi differenti sull’identità”.

Mentre gli artisti affrontano il problema da un punto di vista globale e mondiale, gli scrittori hanno un rapporto fisico molto più stretto con il territorio d’origine. Dunque, scopo della mostra è quello di far riflettere sul significato di identità, che in questo specifico caso è l’identità di una persona nata in Istria e che è o può essere slovena, italiana, croata, ma anche europea e mondiale. Identità che in Istria si sovrappongono una all’altra. Il responsabile della mostra prosegue dicendo che, mentre i testi riguardano la terra, la fisicità, l’Istria, le opere sono simboliche e raccontano l’identità con linguaggio più concettuale, ma per questo non meno significativo.

Le opere

L’opera di Lara Favaretto “Tutti giù per terra” è una stanza, una camera dotata di quattro vecchi ventilatori che sollevano una tonnellata e mezzo di coriandoli color verde. Nel sollevarli l’aria crea un paesaggio verde che rappresenta l’Istria. Il fluttuare dei coriandoli nel vuoto è un invito a riflettere su come il paesaggio cambia continuamente, un po’ come è successo all’Istria nel corso della storia. L’opera “Temporary projection” di David Maljković è, invece, un lavoro legato all’identità della memoria dell’arte russa. Si tratta di un’opera molto più concettuale, più sensibile. Un vecchio proiettore su un muro, uno schermo bianco e due piccoli puntini rossi, che in qualche modo ricordano una cartina geografica e momenti di identità più astratta. Tobias Putrih in “Re-projection” gioca, invece, con la luce intesa come elemento spaziale e costruttivo.
Gli scrittori che li accompagnano, persone che appartengono a un altro mondo, vivono e raccontano l’identità legata al territorio, alla terra, all’Istria, entità complessa, molteplice, frammentata. Dunque, “Triple Identity” offre una lettura parallela dell’identità: quella degli artisti che, seppur nati in questo territorio, si confrontano con il mondo e quella degli scrittori, che da questo territorio hanno tratto la linfa per scrivere dell’identità e della propria terra, dell’Istria. La terra degli artisti è, invece, il mondo, e la loro è un’appartenenza ideologica più che reale. Offrendo diversi punti di vista, la mostra, come sottolineato in precedenza, invita i visitatori a riflettere su cos’è oggi l’identità, su quale sia la nostra identità. Non siamo più all’epoca di Magris e degli altri scrittori suoi coetanei, quando l’identità era la terra. “Oggi, noi tutti apparteniamo a un determinato territorio, questo è innegabile, ma bisogna ricordare che di fatto questa terra è un serbatoio di altre terre, di altre situazioni, di altri orizzonti”, ritiene Pratesi.

La tavola rotonda

Un interessante spunto di riflessione sulla molteplice identità istriana è stato offerto nel corso della tavola rotonda (tenutasi alla Comunità degli Italiani di Pola), che ha preceduto la mostra e alla quali sono intervenuti il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul (in qualità di moderatore), il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello, il filosofo Elvio Baccarini, la vicepresidente della Regione Istriana, Guseppina Rajko, la direttrice del Museo d’Arte contemporanea di Pola, Gorka Cvajner Ostojić, il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, il direttore del Dipartimento di Studi in Lingua italiana dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola, Elis Deghenghi Olujić e lo scrittore Giacomo Scotti, Silvio Forza, direttore della Casa editrice “EDIT”, il quale, in riferimento all’entrata della Croazia nell’Unione europea, ritiene che l’europeismo, almeno in questa prima fase iniziale, prevede che i cittadini dei singoli Paesi siano coscienti del fatto che abitano anche in Europa. Forza ha precisato, però, “che sull’onda di tutti i discorsi che vanno dall’europeismo alla globalizzazione della cultura non si pretende che ognuno dei cittadini che abitano nelle regioni di confine abbia questa identità multipla, tripla o anche di più, ma che abbiano perlomeno la consapevolezza del territorio”.

Gli interventi

Nel suo intervento dedicato alle tre identità, italiana, croata e slovena, Silvio Delbello, tenendo anche conto dei risultati dell’ultimo censimento, ne aggiungerebbe anche una quarta: quella istriana. Nel corso del suo intervento, il presidente dell’UPT ha detto che non è poi possibile dimenticare coloro che un’identità legata al territorio non l’hanno più e che si sono trovati a vivere la propria identità soltanto con la memoria, sentendosi estranei in un luogo lontano dall’Istria.
Giuseppina Rajko ed Elis Deghenghi Olujić percepiscono da qualche giorno, ovvero da quando sono stati abbattuti i confini, un senso di leggerezza. “Il confine è stato percepito da tutti noi come un qualcosa di innaturale, una barriera psicologica che oggi non c’è più”, ha rilevato la Olujić, dichiarando che le frontiere oggi abbattute sono state una forzatura e un’offesa arrecata alla popolazione che da secoli abita uno spazio che non tollera divisioni, specialmente quando imposte con la forza. “Nemmeno gli animali in Istria tollerano i confini”, ha detto Elis Deghenghi Olujić, citando la scrittrice Nelida Milani Kruljac. Parlando di confini e di identità plurime, la Olujić non ha potuto fare a meno di citare Fulvio Tomizza, che attraverso le sue opere è stato capace di identificarsi con la frontiera e dissolverla, aspettando quell’Europa dei popoli delle culture locali e anticipando gli aspetti di multiculturalità, mutua comprensione e convivenza.
Elvio Baccarini, che ha affrontato il tema dell’identità da un punto di vista filosofico, ha sottolineato che, se vogliamo vivere in una società non repressiva, dobbiamo vivere in una società molteplice caratterizzata da varie forme di identità che si formeranno e creeranno. Identità che valgono non meno della nostra. È da questo presupposto che bisogna partire per creare una società basata sul riconoscimento e la tolleranza.
“Chi viene da fuori percepisce subito che l’Istria, ma anche Fiume e la regione del Quarnero sono terre particolari. É successo anche a me”. Così il console Renato Cianfarani, il quale ha continuato dicendo che, nonostante gli sforzi, non riuscirà mai a capire pienamente questa terra, dove le identità italiana, croata, slovena, ma anche europea si intrecciano e sovrappongono l’una all’altra.

Marko Mrđenović

La tripla identità della terra istriana
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