1Eros e thanatos, ovvero le pulsioni di vita e di morte, scandiscono la dimensione psichica e biologica di ogni essere. Una domanda che tutti si pongono è cosa accada dopo la morte. Dove si va quando il corpo si spegne. L’anima, il cielo, l’inferno… cosa c’è di vero? Nel corso dei secoli l’uomo ha cercato di darsi delle risposte cercando nella filosofia e nelle tradizioni religiose, nel tentativo di sottrarsi al timore generato da quegli interrogativi. La descrizione dell’aldilà fatta da Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia” è frutto della sua fantasia? L’inferno è un luogo comune dell’immaginario che ha dato origine a una ricchissima letteratura nelle più diverse civiltà, dall’ebraismo, al cristianesimo e all’islam, alle religioni dell’Iran e dell’India, nel taoismo cinese e nel buddhismo giapponese, lungo un arco temporale che va dall’Antichità al Medioevo.

Relazioni storiche e problemi comuni a diverse tradizioni sono stati affrontati ieri a Rovigno, trasformando il Centro di Ricerche Storiche in un punto di convergenza, con una propria energia, grande e coinvolgente. Forme di legami con l’aldilà: un argomento “evanescente” e intrigante per sancire il passaggio, questo invece molto concreto, terreno, a forme di collaborazione reale tra le Università degli Studi di Trieste e di Udine, l’Università Popolare del capoluogo giuliano, l’Ateneo di Capodistria. E in prospettiva anche quelli di Fiume e Pola. Il tutto con l’intermediazione dell’Unione Italiana e delle istituzioni della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia. Sotto lo sguardo severo (un richiamo al rigore scientifico) di Bernardo Benussi, professori italiani e sloveni – specialisti di vari ambiti – si sono confrontati sulle ipotesi formulate, in tempi diversi e in diverse culture e a diverse latitudini, lanciando spunti per riflessioni e approfondimenti futuri sul tema “Visioni dell’aldilà dall’antichità all’Età moderna”. Una tavola rotonda di carattere internazionale, promossa – su iniziativa del professor Franco Crevatini – dal Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione della Traduzione dell’Università degli Studi di Trieste, in collaborazione con UPT, UI e CRS, e con la moderazione di Cristina Benussi, per cercare di mettere a fuoco uno dei temi su cui uomini di tutti i tempi hanno cercato di dare una risposta: l’aldilà e la sua rappresentazione.
Compiaciuto il padrone di casa, Giovanni Radossi, per la scelta del CRS come sede di un convegno che ha toccato un argomento raramente discusso pubblicamente eppure così intimamente presente nei valori della civiltà umana. Maurizio Fermeglia, rettore dell’Università degli studi di Trieste, ha ribadito l’internazionalità dell’incontro e del ruolo cui il suo Ateneo ambisce: fare da collante tra università italiane – compresa la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste –, croate e slovene, avviando percorsi curriculari transfrontalieri e scambi che, in un’ottica strategica europea, sono preludio a sviluppo scientifico, tecnologico e culturale.
In sintonia con le sue parole il presidente dell’UPT, Fabrizio Somma (che ha trasmesso ai presenti il saluto del ministro plenipotenziario Francesco Saverio De Luigi e del Ministero degli Esteri italiano). È l’inizio di una collabrazione tra università e minoranza italiana, con il CRS come sede logistica strategica; una collaborazione che porterà anche ad altri eventi della portata di quello di ieri. Fare rete, dunque, diventa un imperativo. “Siamo passati dagli intenti ai fatti”, ha fatto notare Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI. Per Tremul sia Roma che Lubiana e Zagabria devono comprendere che la CNI rappresenta un valore aggiunto, una ricchezza e con le risorse che possiede può fungere da intermediario in questo discorso di formazione. “Sarà in questa direzione che svilupperemo la nostra azione nei prossimi anni di mandato”, ha concluso.
E anche se ieri, per motivi di tempo, i ricercatori hanno potuto offrire solo un assaggio dei loro lavori – rimandano alla pubblicazione degli atti –, sono emersi alcuni aspetti interessanti. Uno di questi è indubbiamente la trasversalità dell’argomento e quanto in effetti la visione dantesca racchiuda in sé esperienze afferibili a quello che era il “mondo globale” dell’epoca: il Mediterraneo. Ed è stato dimostrato come il Sommo Poeta sia riuscito a racchiudere nella sua opera molto di quello che i popoli credono e i poeti sognano; Dante sopra tutto e tutti, Dante alla cui “Divina Commedia” commentata dal dalmata Niccolò Tommaseo il CRS ha dedicato una delle sue pubblicazioni di maggior spessore culturale (e di bilancia, visti i 15 kg di peso).
Del fiorentino ha parlato Domenico De Martino (Accademia della Crusca, Università degli Studi di Udine), che in “Visioni e viaggi ultramondani prima e dopo la ‘Commedia’. Modelli culturali a confronto”, ha accennato alle analogie con “Il Libro della Scala” (e le numerose opere arabe medievali ad esso ispirate), che ha radice nella leggenda dell’ascensione al cielo di Maometto, nata intorno alla sura XVII, I del “Corano”. Le numerose versioni della leggenda, elaborate tra l’VIII e il XIII secolo, inserirono nel versetto una luminosa scala tra la terra al cielo, attraverso la quale avviene l’ascesa del Profeta. L’originale del testo è andato perduto, ma ne rimangono le traduzioni (in spagnolo, francese e latino) approntate alla metà del XIII secolo presso la corte di Alfonso IX di Spagna. All’inizio del Novecento l’orientalista Asìn Palacios ha ipotizzato che il “Libro della Scala” potesse aver costituito una fonte privilegiata di Dante per la composizione della “Commedia”. Katja Hrobat Virloget (Università del Litorale, Capodistria), è scesa nelle cavità carsiche, ha esplorato grotte e caverne in cerca di luoghi liminali, di passaggi soprannaturali e dinamiche spaziali, in riferimento al foclore del Carso e dell’Adriatico orientale; Roberto Dapit (Università di Udine) ha recuperato invece alcune perle di etnografia slovena presenti nei racconti orali della comunità resiana; Tomislav Vignjević (Università del Litorale di Capodistria) ha proposto un approccio critico alle rappresentazioni di danza macabra a Cristoglie e a Vermo (affreschi di recente restaurati); Franco Crevatin (Università degli Studi di Trieste), puntando sulla continuità delle perole, ha puntualizzato sui significati del latino Orcus e del greco Pluton, di un concetto di ricchezza legato alle vacche, ossia gli animali cacciati o sacrificati che passano all’aldilà per poi ritornare su questo mondo.

Ilaria Rocchi

da “La Voce del Popolo” di Fiume

La «rete» tra università si concretizza al CRS
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