copertinaGiuseppe Cervellini (1744-1824), abate e musicista veneto, è stato poeta d’occasione, teatrante, organista, violinista, maestro di cappella e precettore tra il Friuli, la Venezia Giulia e le città d’Oltralpe nel difficile periodo della caduta di Venezia sotto la furia napoleonica. Se ne parlerà oggi alle 18 alla Libreria Lovat in occasione della presentazione del libro con cd “Echi e tuoni della Serenissima. La musica di Giuseppe Cervellini” di Massimo Favento (Lumen Harmonicum). L’autore che nell’opera pone una lente d’ingrandimento sulle quotidianità di Cervellini verrà introdotto da Graziano D’Andrea e Diego Redivo. Abate irriverente quanto sconosciuto, delinearne un profilo sufficientemente dettagliato e articolato è stato possibile proprio grazie alla sua indole tormentata. Permaloso, truffaldino e avventuriero, potrebbe entrare nel teatro goldoniano o in una cronaca libertina di Casanova. Esponente di una ricca e ultima generazione di artisti della Serenissima che riusciva ancora a tenere banco in tutta Europa tra corti reali, teatri e orchestre di giro, Cervellini difese la normalità della sua professione con un sano spirito ribelle, destreggiandosi tra opportunismi, referenze altolocate, suppliche e istinto di sopravvivenza che gli permise di passare gli ottant’anni, traguardo raro per colleghi e rivali. La presentazione di libro e cd verrà riproposta anche il 18 dicembre alle 17 all’Università Popolare con introduzione di Marina Petronio. “Convienmi seguir la Musica de’ vivi, sebben più di buona voglia seguirei quella de’ Morti …” confessava nell’intimo del rapporto epistolare all’affezionato Padre Martini, maestro negli stessi anni di Mozart.

Gianfranco Terzoli

La musica dell'irriverente Cervellini
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