Italian Foreign Minister Emma Bonino smiles after a meeting with her Russian counterpart Sergei Lavrov in MoscowI preparativi per le celebrazioni in occasione dell’adesione della Croazia all’Unione europea stanno per concludersi. Domani i riflettori saranno puntati su Zagabria, dove si svolgerà la festa solenne. Numerose saranno le delegazioni straniere. L’Italia sarà rappresentata dal presidente Giorgio Napolitano e dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel cui curriculum spiccano le tappe di una ricca e importante esperienza europea ed internazionale. In vista del suo arrivo a Zagabria le chiediamo un approfondimento sui temi di attualità.

Lei è “un’icona europea”, stimata trasversalmente al di là dell’appartenenza politica. Famose sono le sue battaglie per i diritti umani, contro il nucleare e contro la pena di morte. Ha seguito le tappe dell’evoluzione dell’Europa negli ultimi trent’anni, le chiederei come è cambiato il Vecchio Continente dai suoi inizi a oggi?

“Se prendiamo in considerazione un arco temporale così lungo, è innegabile che vi siano stati grandi progressi. Nonostante gli attuali problemi, si tende a perdere di vista il fatto che non esiste al mondo un’area così ampia e integrata come l’UE, che viene guardata in Asia come in America Latina, ma non solo, come esempio da seguire. Trent’anni fa, l’Europa era ancora divisa in due blocchi contrapposti, e solo 10 Paesi facevano parte dell’allora Comunità economica europea. Con l’ingresso della Croazia, i Paesi membri sono oggi 28 e la Comunità economica europea è da tempo divenuta Unione europea. Un cambio di nome che riflette i passi avanti compiuti verso l’obiettivo di ‘un’unione sempre più stretta tra i popoli europei’ fissato già a Roma nel 1957. Trent’anni fa, peraltro, una moneta unica era impossibile, oggi è una realtà che sarà presto estesa a 18 Paesi. Detto questo, ci attendono prove molto impegnative, che possono essere affrontate solo con una coraggiosa visione politica. Dobbiamo pensare nell’immediato al rilancio della crescita e dell’occupazione, per dare risposte concrete alle legittime inquietudini dei cittadini europei. L’Italia si è impegnata, con il sostegno di altri Stati membri dell’UE, a portare al centro delle priorità dell’Unione la lotta alla disoccupazione giovanile”.

Tutela dei diritti fondamentali

Che ruolo svolge oggi l’Italia sullo scacchiere diplomatico europeo?

“Viviamo in un mondo complicato. Nessuno Stato nazionale, tantomeno l’Italia, può pensare di fronteggiare da solo questioni come la lotta alla povertà e alla fame nel mondo, i cambiamenti climatici, i flussi migratori, la sicurezza internazionale, i grandi negoziati commerciali. Un quadro di riferimento europeo è indispensabile per assicurare benessere e sviluppo ai nostri cittadini e per dare concretezza ai valori su cui l’Unione europea è fondata, anzitutto la tutela e la promozione dei diritti fondamentali della persona, senza i quali nessun progresso è possibile. Siamo determinati a fare la nostra parte sino in fondo anche attraverso la nostra rete di relazioni bilaterali, a cominciare, naturalmente, dalle politiche per l’integrazione dei Balcani occidentali e verso tutto il bacino del mediterraneo. È chiaro che l’Italia intende contribuire al successo dell’Unione europea anche su scala più ampia. Penso soprattutto alle importanti prospettive aperte dai negoziati in corso con gli Stati Uniti per un accordo di libero scambio in materia commerciale e di investimenti”.

Una «light federation»

In una recente intervista ha dichiarato: “Finché parliamo di Unione Bancaria e di moneta la gente non si innamorerà mai dell’Europa”. Quali sono a suo avviso i limiti dell’attuale Unione europea? Quali misure si dovrebbero attuare per migliorare la situazione politico-economica all’interno dell’UE?

“Negli ultimi anni, il processo d’integrazione si è concentrato sugli aspetti economici e sulla difesa dell’euro, ma l’Europa non può essere ridotta alla sola dimensione economica, nella quale, peraltro, quanto abbiamo edificato è stato purtroppo messo a dura prova dalla crisi.
Gli alti livelli di disoccupazione danno origine a un grande malessere, strumentalizzato da movimenti nazionalisti e xenofobi che non vanno sottovalutati. Corriamo il serio rischio che il prossimo Parlamento europeo sia dominato da forze euroscettiche. A mio avviso, l’unica risposta concreta alle difficoltà dell’Europa è la prospettiva federale, l’unica, ne sono convinta, in grado di coinvolgere ed appassionare i cittadini. Ho in mente una ‘light federation’ in cui per alcune materie occorre un salto qualitativo nell’integrazione, e qui penso alla difesa, all’energia, alle politiche fiscali, l’Unione monetaria, all’immigrazione. In altri settori dobbiamo liberarci dai troppi regolamenti e disposizioni, che rappresentano camicie di forza e condizionano negativamente l’opinione pubblica”.
“Se l’Europa non risolve presto i suoi problemi di recessione e populismo, potremmo perdere molto di ciò che abbiamo costruito in termini di stabilità e sicurezza fin dagli anni ’50. Occorre quindi un cambio di marcia. Bisogna affrontare subito in maniera organica e strutturata il tema del rilancio della crescita in Europa, con un’attenzione particolare al problema dell’occupazione giovanile. Dal Consiglio europeo appena concluso sono emersi risultati molto positivi. L’accordo sul bilancio ha consentito di destinare una cifra significativa al fondo per il lavoro giovanile, fra i due e i tre miliardi di euro in più rispetto ai sei miliardi di cui si era inizialmente parlato. Era una priorità per il governo italiano, e ne siamo soddisfatti. Adesso occorre che questi soldi vengano spesi bene, a favore di chi ne ha effettivamente più bisogno”.

Sta dilagando, anche in Italia, un forte sentimento di ‘euroscetticismo’, in tanti si chiedono se questa Europa avrà un futuro. La Croazia sta per entrare a fare parte della famiglia europea e anche i croati si chiedono se sia una scelta giusta. Cosa si sente di dire ai cittadini che abitano nel Paese in merito a questo importante passo? Che cosa si devono attendere?

“L’ingresso in Europa è stato, per tutti i Paesi che oggi fanno parte dell’Unione, un passo decisivo, fruttuoso per il loro sviluppo. Esattamente dieci anni fa a Salonicco, per i Paesi dei Balcani occidentali che allora uscivano da un decennio di sanguinose guerre civili, venne fissato il traguardo dell’integrazione europea, sia nella prospettiva del progresso economico e sociale, sia per promuovere la pace e la stabilità regionale. L’Unione europea non ha eguali quanto a opportunità di cooperazione e integrazione che può offrire ai suoi membri nelle relazioni economiche, nel confronto e integrazione fra lingue e culture, e nella libera circolazione dei capitali e delle persone.

Penso che i cittadini della Croazia si rendano conto di questo aspetto ed è per questo che nel referendum indetto l’anno scorso oltre il 66 per cento dei croati ha deciso di far parte della famiglia europea”.

I rapporti bilaterali

L’Italia è il partner commerciale più importante per la Croazia. Lei come valuta il rapporto tra i due Stati?

“Direi eccellente. I dati sul commercio parlano da sé. L’interscambio con l’Italia rappresenta da solo il 16,1 per cento dell’interscambio commerciale totale della Croazia. Siamo ai primi posti tra gli investitori, con 250 joint venture operative in tutti i settori e ogni anno circa un milione di turisti italiani visitano la Croazia. Vedo ampi margini di un’ulteriore intensificazione dei rapporti economici”.
“Le relazioni sono eccellenti anche sul piano politico. Ci siamo lasciati alle spalle le pendenze di un passato difficile: abbiamo scelto non di dimenticarlo, ma di superarlo insieme. Sono felice di essere qui al fianco del presidente Napolitano che insieme ai presidenti sloveno e croato negli ultimi anni ha dato un impulso decisivo alla completa normalizzazione dei rapporti. La minoranza italiana autoctona in Croazia e la minoranza croata in Italia continueranno a rappresentare entrambe una preziosa risorsa per alimentare i rapporti politici, culturali ed economici tra i nostri Paesi.
Tengo a sottolineare che l’ingresso croato nella famiglia europea è l’approdo di un percorso che l’Italia, il primo Paese fondatore dell’Unione a ratificare il Trattato di Adesione di Zagabria, ha sempre sostenuto con profonda convinzione”.
“Con la Croazia condividiamo il forte sostegno al percorso di integrazione europea dei Balcani Occidentali. L’Europa è l’unica via possibile per assicurare un futuro di stabilità, democrazia e prosperità alla regione. Per questo, abbiamo condiviso con la mia collega Vesna Pusić la posizione favorevole all’indicazione di una data certa per l’apertura dei negoziati di adesione della Serbia e per l’avvio del negoziato con il Kosovo per l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione. Deve essere considerato acquisito, dopo il Consiglio europeo di questa settimana, il limite massimo del gennaio 2014.
Inoltre, sosteniamo con la Croazia la Strategia per la Macroregione Adriatico-Ionica, un importante progetto che permetterà di utilizzare al meglio i fondi comunitari e nazionali, e incoraggerà l’integrazione europea dell’area, mantenendo saldamente agganciati a tale prospettiva i Paesi dei Balcani Occidentali che aspirano ad essere membri dell’Unione”.

Multiculturalismo: obiettivo condiviso

In effetti, la Farnesina ha svolto un ruolo importante per l’assegnazione dei fondi per la continuazione delle attività dell’unica comunità italiana autoctona al di fuori dei confini del Bel Paese, quella della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia. Lei come guarda al futuro di questa Comunità?

“Lo vedo molto positivo, e non è solo un generico auspicio. Con l’entrata nell’Unione, la Comunità autoctona italiana potrà beneficiare di specifici progetti comunitari, e sarà ulteriormente incoraggiata a sviluppare attività imprenditoriali. Nel contesto europeo, il multiculturalismo deve essere un obiettivo condiviso. La Comunità autoctona italiana in Croazia potrà sempre più essere presa a modello, anche sul piano locale, quale fattore di crescita e di rafforzamento delle collaborazioni in ambito europeo, bilaterale e transfrontaliero.
In questa direzione, aiuta molto il fatto che la Comunità autoctona abbia potuto beneficiare, nel corso degli anni, dei fondi del Ministero degli Esteri in base alla legge 73/2001, anche per rafforzare la formazione dei giovani, sia nell’ambito del sistema educativo pubblico croato che, in particolare, sul tema dei finanziamenti comunitari”.

Marin Rogić

«La Comunità autoctona italiana potrà essere presa a modello»
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