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Il 27 dicembre 1899 nasceva a Trieste l’Università Popolare in una realtà austroungarica che anelava a quella italianità che si sarebbe raggiunta istituzionalmente solo attraverso le grandi guerre del Novecento. A 115 anni da quella spinta iniziale ricordare questi momenti assume significati diversi: per la memoria della città che ha saputo conservarne nel tempo la funzione, per il territorio più ampio che comprende anche la nostra minoranza con la quale l’UPT ha costruito un rapporto di cinquant’anni. Concetti ribaditi più volte nella mattinata di ieri in un sala del Consiglio comunale gremita di ospiti, personalità, ambasciatori e tanti presidenti delle nostre comunità degli italiani che con l’UPT mantengono rapporti quotidiani per la presenza di conferenzieri e la partecipazione a gite, concorsi ed altri eventi culturali, così come nello spirito della collaborazione.

Intelligente interazione

115 anni di storia sono soprattutto l’occasione per affrontare un bilancio del proprio ruolo sia a livello locale – e Trieste ne ha riconosciuto l’alto valore nella cerimonia di ieri -, sia più ampiamente in una dinamica di intelligente interazione con le realtà che usufruiscno dei suoi servizi.
L’UPT ha creato e aiutato a creare.
“Il suo ruolo è destinato a mutare nel tempo – ci ha detto il presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin – e questa è la grande forza dell’Ente che rimane ancorato all’attualità della sua missione. In questo senso il nostro rapporto è destinato ad evolvere nella speranza che anniversari come questi si ripetano”.
Consola che la società civile dia testimonianza del proprio apprezzamento per un’istituzione che è riuscita ad attraversare con dignità il secolo breve che tutto ha travolto e spesso cancellato. Un percorso possibile grazie al coinvolgimento di personaggi di alto spessore morale che si sono messi a disposizione dell’ente per promuovere la cultura autoctona e iniziative per la gente, dando senso a quell’aggettivo “popolare” che la contraddistingue ed è ancora al centro del suo impegno.
A sottolinearlo i vari interventi. Del vicesindaco Fabiana Martini, soffermatasi sul valore delle cifre che indicano chiaramente la vitalità dell’UPT, che ne fanno comprendere la modernità nonostante abbia superato un secolo di vita. Sensibile anche ai mutamenti della società con l’introduzione di corsi di cinese, arabo o altro che il tempo richiedeva e continua a richiedere.

Cultura e conoscenza

Due gli aspetti da sottolineare: la capacità evidente di rendere alla portata di tutti cultura e sconoscenza, in contrasto con il degrado culturale ed antropologico che la crisi oggi acuisce. L’UPT si è dimostrata all’altezza di questo compito. Un messaggio che ben si sposa con l’idea europea che vuole far partire dal basso bisogni e necessità. In tal senso – così ancora la Martini – la storia della collaborazione con la minoranza italiana è nella scia di un rapporto europeo ante litteram, un laboratorio da indicare quale esempio eccellente.
Per la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, quella di ieri è stata una grande festa e un riconoscimento all’investimento lungimirante di 115 anni di storia. Il pubblico negli anni è cambiato moltissimo, ma l’istituzione ha saputo precorrere i tempi con grandi intuizioni. Anche per il suo ruolo trasversale – ha ribadito -, che ha anticipato di alcuni decenni i rapporti transfrontalieri che oggi con l’Europa sembrano scontati, ma che certo non lo erano negli anni Sessanta quando venne avviato il rapporto con la minoranza.

Tra esuli e rimasti rapporti più stretti

Il ministro plenipotenziario Benedetto Della Vedova, cresciuto nella terra di confine con la Svizzera, quella dei Grigioni, conosce bene queste dinamiche e in questo senso, anche con la sua presenza a Trieste nella cerimonia di ieri, ha inteso sottolineare l’attenzione del governo italiano per un Ente e una minoranza che rappresentano una chiave di lettura dei prossimi rapporti, culturali, ma anche economici, tra i Paesi d’appartenenza.
Il rafforzamento dei rapporti tra esuli e rimasti diventa, secondo il ministro, qualificante della dimensione europea, patrimonio di identità e coesione che “ci rafforza come europei anche dopo le vicende drammatiche del Novecento”. Non sapevo nulla di Magazzino 18, che visiterò nel pomeriggio – ha affermato – e sono lieto che l’UPT abbia voluto portarlo in Slovenia e Croazia stabilendo un ruolo che sarà sempre più importante anche nel futuro.

Proiettati verso il futuro

Dopo le prime parole della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, uno svenimento in sala ha interrotto il suo discorso, che sarebbe apparso nel pomeriggio sul sito della Regione, permettendo alla cerimonia di rientrare nei tempi concordati. Ha lasciato pertanto la parola a Fabrizio Somma, presidente dell’UPT. Pur essendo difficile sintetizzare 115 anni di storia, Somma ha voluto ricordare, doverosamente, i personaggi di ieri, ma anche tutti coloro che negli ultimi decenni e nel presente contribuiscono a proiettare l’UPT verso il futuro, attraverso un impegno all’insegna delle novità anche in campo dell’istruzione, con un nuovo corso sul turismo responsabile affidato alla Comunità di Buie. Ma questa è soltanto una delle tante iniziative che s’intendono promuovere confidando in una convergenza con il governo e gli altri soggetti coinvolti.
La cerimonia si è conclusa con la consegna di targhe ai benemeriti.
Nel pomeriggio la visita di Della Vedova è proseguita al Magazzino 18, per una degna conclusione di una giornata davvero particolare.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

La collaborazione con la minoranza un esempio di Europa ante litteram
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