PellizzerROVIGNO La cerimonia solenne dedicata ai 65 anni di vita della Comunità degli Italiani “Pino Budicin” non poteva che iniziare sulle note de “La viecia batana”, canzone considerata l’inno della città, quale espressione dell’amore per l’imbarcazione simbolo della millenaria tradizione marinara locale. L’inno interpretato dall’eccezionale coro della SAC “Marco Garbin” ha visto l’accompagnamento e la partecipazione di tutto il numeroso pubblico che ha gremito il Centro multimediale. Dopo l’emozionante introduzione canora, la presentatrice e attivista della CI, Maria Tamburini ha saluto le numerose autorità presenti, tra le quali il sindaco e parlamentare Giovanni Sponza, il vicesindaco Marino Budicin, il presidente del Consiglio cittadino Davorin Flego, il presidente della Regione Istriana Valter Flego, le vicepresidenti della Regione Viviana Benussi e Giuseppina Rajko, il presidente dell’UI Furio Radin, il presidente della Giunta Esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, il presidente e il direttore dell’UPT, Silvio Delbello e Alessandro Rossit, il presidente dell’Associazione degli esuli “Famia Ruvignisa” Francesco Zuliani e il sindaco del Comune di Adria, Massimo Barbujani. Tra il pubblico tanti altri esponenti degli enti e istituzioni regionali e locali, che non hanno voluto perdere l’occasione di partecipare a questo importante evento. La cerimonia è continuata con un minuto di raccoglimento in ricordo di Domenica Uccia Malusà, ex presidente della CI e della SAC “Marco Garbin”, che purtroppo è venuta a mancare di recente e non ha potuto condividere la gioia di festeggiare il compleanno della sua amata Comunità.

Un traguardo che è sinonimo di saggezza

Il presidente del sodalizio, Gianclaudio Pellizzer, è intervenuto con un accorato discorso, ricordando che 65 anni sono un traguardo importante, che comporta quella maturità e saggezza necessarie per analizzare con grande tranquillità il passato. “La Comunità degli Italiani ‘Pino Budicin’ in questi 65 anni di esistenza ha sempre contribuito con il proprio lavoro a preservare quei principi etici che sono stati i capisaldi della sua fondazione, cioè la convivenza, la tolleranza e il rispetto, dando un apporto senza riserve alla vita culturale della città. I nostri rappresentanti negli organi politici locali hanno creato i presupposti per far diventare Rovigno una destinazione turistica di livello internazionale e una città con una propria anima – ha rilevato Pellizzer -. Oggi noi celebriamo la nascita della nostra Comunità ed è importante individuare, se si vuole coglierne l’identità profonda, il tempo e il luogo che l’hanno marcata indelebilmente, che nel nostro caso sono stati la Jugoslavia, o meglio il passaggio dell’Istria da territorio italiano a territorio jugoslavo alla fine della Seconda guerra mondiale, e la grave lacerazione dell’esodo. Quell’esperienza forgiò uomini importanti, come Antonio Borme, che dopo la fondazione della nostra Comunità nel 1948, ne divenne il primo presidente. Furono quelli i momenti quando maturarono le scelte di fondo, mai abbandonate, del sodalizio rovignese, cioè di contribuire a preservare sul territorio quella cultura italiana, qui presente da secoli, con particolare riferimento alle nostre tradizioni locali con gli usi, i costumi, la musica, i canti e il nostro dialetto rovignese”.
Pellizzer ha inoltre individuato 4 periodi significativi della storia della CI rovignese: quello dalla sua fondazione fino al 1964, che è caratterizzato dal consolidamento nella nuova realtà statale, la successiva fase d’instaurazione dei rapporti con l’Italia e della collaborazione con l’UPT, il periodo dal 1974 al 1990, contraddistinto dal defenestramento del prof. Borme e dalla conseguente incertezza politica per la comunità italiana, per giungere al 1990, ossia alla nuova entità statale croata e alle libere elezioni.
Per quanto riguarda il futuro, il presidente ha rimarcato che la CI deve aprirsi a impegni nuovi e concreti affinché i giovani siano in grado di sperimentare forme di aggregazione, di volontariato, di servizio, di interesse, di solidarietà e di responsabilità verso il proprio essere e verso il sodalizio, con l’orgoglio di appartenere a una CI che della convivenza e del rispetto reciproco ha fatto sempre il proprio baluardo. Il presidente ha ringraziato tutte le persone, i volontari, i dirigenti e gli attivisti che hanno reso possibile i festeggiamenti del 65.esimo anniversario. Ringraziamenti particolari sono andati alla Città di Rovigno, alla Regione Istriana, all’Unione Italiana, all’UPT e al ministero degli Affari Esteri italiano per il loro preziosissimo supporto.

Una Comunità di spicco

Il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello, ha sottolineato la pluriennale proficua collaborazione con il sodalizio rovignese, che ha avuto come risultato il mantenimento della presenza italiana a Rovigno e in Istria. “Un obiettivo raggiunto grazie all’impegno dei soci e degli attivisti e al supporto della Stato italiano, che sono convinto non verrà a mancare neanche in questi momenti difficili per tutti”, ha dichiarato il presidente dell’UPT, che ha omaggiato la CI con un libro dedicato alla storia dell’Istria e della Dalmazia fino alla Seconda guerra mondiale. L’onorevole Furio Radin, che ha portato i saluti del presidente Giorgio Napolitano e del presidente Letta, ha definito la CI rovignese come uno dei sodalizi della CNI più organizzato e rappresentativo. Radin ha ricordato le grandi figure che la CI ha dato alla CNI, come Antonio Borme, Antonio Pellizzer e Giovanni Radossi, che hanno creato i presupposti per far sentire l’italianità di queste terre in modo autonomo anche dalle ideologie, ricordando pure le ingiustizie subite da Virgilio Giuricin, presidente del Comites. Il presidente del Consiglio cittadino di Rovigno, Davorin Flego, e il presidente della Regione, Valter Flego, hanno sottolineato quanto sia importante la CI rovignese sia per la Regione che per tutto il Paese, perché dimostra quali siano le potenzialità del bilinguismo, della tolleranza e della convivenza.

Premio «Valerio Cavallari»

Dopo gli interventi delle autorità, la serata è continuata con un ricchissimo spettacolo, che ha presentato una parte delle molteplici attività del sodalizio, sempre attento alla tutela del patrimonio locale. A rompere il ghiaccio sono stati i minicantanti, seguiti dai midicantanti e dai solisti. In scena, anche i talentuosi attori della filodrammatica giovani, che hanno presentato lo spassoso atto “Ah, i omi!” in dialetto rovignese, su sceneggiatura della dirigente del gruppo Nives Giuricin.

Lo spettacolo si è fermato per assegnare la prima edizione del premio “Valerio Cavallari”, consistente in una borsa di studio istituita dai familiari del compianto ex sindaco del Comune di Adria, che è stato insignito del titolo di cittadino onorario di Rovigno. Il premio del valore di 500 euro è stato assegnato a Lucia Giurini, una delle studentesse con i migliori risultati scolastici delle ultime generazioni che hanno frequentato la verticale scolastica in lingua italiana di Rovigno, quest’anno matricola all’Università di Londra, per cui a ritirare il premio sono stati i suoi genitori.

La seconda parte dello spettacolo ha dato vita ad un potpourri folcloristico, con la partecipazione degli attivisti della Comunità, del gruppo folk “Batana”, di Sergio Preden Gato e del duo Biba e Vlado Benussi. Le canzoni sono state introdotte dalle divertenti battute in dialetto rovignese della filodrammatica giovani.
Come non poteva esserci migliore inizio di cerimonia con “La viecia batana”, così non ci poteva essere migliore conclusione con un’emozionante e significativa interpretazione di “ Va pensiero”, in onore del 200.esimo anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, brano interpretato dal coro misto, diretto dal maestro Giorgio Sugar e con l’accompagnamento al pianoforte di Aleksandra Santin Golojka.

Sandro Petruz

La CI «Pino Budicin» di Rovigno esempio di convivenza e tolleranza
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