KafkaUna rappresentazione di teatro fisico, dove il movimento scenico è privilegiato rispetto alla parola. Si presenta così “Kafka Project: Frontiere/Granice/Meje/Grens/Border”, ossia l’ultimo lavoro del Dramma Italiano del Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc” di Fiume, che debutta stasera alla Cartiera (ore 21.30), nell’ambito delle Notti Estive Fiumane. Lo spettacolo dell’autrice e regista Karina Holla trae spunto dalle opere di Franz Kafka, in primis “La metamorfosi” e “Il processo”. Questa l’atmosfera che si respirava alla vigilia dell’importante, atteso debutto.

Giuseppe Nicodemo non ha dubbi: il progetto non mancherà di entusiasmare il pubblico. “Ci siamo trovati molto bene – esordisce l’attore –. Il gruppo è composto prevalentemente da giovani attori, con energie nuove. Credo che abbiamo raggiunto un buon risultato per uno spettacolo veramente diverso dal solito. Ritengo che sia un’ottima opportunità per il DI lavorare sul teatro, il corpo e l’emozione che passa attraverso un gruppo affiatato come questo attuale”, dice Nicodemo.

Uno per tutti, tutti per uno

Gli fa eco Rosanna Bubola: “Kafka Project” è sicuramente un lavoro diverso rispetto a quelli presentati finora dal DI. “Anche la nostra preparazione, basata sul movimento del corpo e la preparazione fisica, è stata diversa. Lavorare con Karina vuol dire lavorare con una donna che dopo anni di carriera custodisce dentro di sé un amore immenso per ciò che fa. Per me è stato come riprendere gli allenamenti di un tempo, fatti di disciplina e dedizione. Le emozioni nello spettacolo vengono da sé, è il corpo stesso a farle uscire dal guscio. È interessante confrontarsi con sé stessi e scoprire che in fondo gli unici limiti che abbiamo sono quelli che noi stessi ci imponiamo. Questo progetto è frutto dell’impegno di tutto il gruppo: uno per tutti, tutti per uno”.

Importanti rientri

Alla rappresentazione partecipa anche Mirko Soldano che, dopo un periodo di pausa, rientra nella Compagnia. “È un viaggio nel mondo di Kafka – spiega –, condotto attraverso alcuni testi molto cari alla Holla. Siamo partiti da un canovaccio di movimenti da lei suggerito, con alcuni frammenti di testo; delle visioni che partono dall’elaborazione che lei ha fatto sul mondo delle opere di Kafka e nello specifico dei racconti ‘La metamorfosi’, ‘II processo’ e di alcuni dettagli biografici tratti soprattutto dalle lettere al padre. Per un attore di formazione un po’ classica come me, abituato ad avere molte spiegazioni, la difficoltà è stata anche di capire, e poi di vivificare le sue visioni senza l’uso della parola come canale principale… Alla fine ciò che è emerso è un bellissimo e faticoso viaggio senza spazio e tempo”, conclude Soldano.

Pure un nipote di esuli fiumani

“Frontiere” vede pure la comparsa di nuove leve che, è interessante notare, provengono tutti o sono ricollegabili alla nostra realtà comunitaria. Questi attori sono scaturiti da un workshop di due settimane diretto dalla stessa Karina Holla. Uno di loro è Andrea Tich, nipote di esuli fiumani, che per questo specifico progetto è entrato a far parte del corpo del DI. A Trieste, città dove vive, ha compiuto gli studi all’Accademia della Contrada. “L’inserimento nel gruppo e nello stile di lavoro di Karina Holla è stato praticamente immediato – rivela –. L’energia della compagnia è ottima, tanto da compensarci a vicenda, anche in funzione di un linguaggio a cui non siamo propriamente abituati. Infatti, siamo perlomeno tutti attori di parola e ci siamo trovati davanti a un nuovo codice da dover affrontare. Nello spettacolo sostengo diversi ruoli. Inizialmente passo da un uomo d’affari a giudice di una corte improvvisata e successivamente, nella seconda parte dello spettacolo, divento un altro personaggio. Penso che sia un allestimento che lascerà certamente qualcosa di profondo nello spettatore. Un’esperienza viscerale che è poi la sensazione che proviamo anche noi attori dello spettacolo osservandolo da dentro”.

Un progetto davvero internazionale

Un’altra nuova leva emersa dal workshop è il rovignese Tomas Kutinjač, laureato al Dams di Bologna. Si occupa di teatro dagli anni ‘90. Nel capoluogo della regione Emilia-Romagna ha collaborato con numerose compagnie teatrali.
“È un bellissimo progetto internazionale in cui vengono adoperate tre lingue. Il genere è quello del teatro fisico, per cui lavoriamo duramente sulle espressioni e sul movimento a scapito della parola. L’allestimento è particolare perché richiede un attento lavoro di squadra che è poi in strettissima sintonia con la regista olandese Karina Holla. A mio avviso, lei è un’autentica creatura teatrale che riesce a trasferire all’attore tutta la sua esperienza di una vita professionale con un’apertura totale di cuore e di mente. Per me è anche una scoperta, completamente da un’altra prospettiva, del mondo di Kafka. Tramite il movimento e il corpo esprimiamo le paure e le inquietudini dello scrittore cecoslovacco. Nella rappresentazione ho il piacere e l’onore di essere l’Insetto della ‘Metamorfosi’. La mia performance è forse una delle più estreme: l’Insetto si muove in uno spazio claustrofobico rigettato da tutti e cerca un suo posto nel mondo contemporaneo”, osserva Tomas Kutinjač.
Un altro piacevole rientro è quello di Ivna Bruk, che dopo il 2006 torna a collaborare con la Compagnia; nel frattempo è stata a Londra, dove ha frequentato un master di attrice e un corso sull’arte dei documentari. “Ho avuto modo di conoscere il teatro fisico durante i miei studi a Roma – precisa – e quindi questo tipo di lavoro mi è abbastanza vicino. Sono una grande ammiratrice di Pina Bausch e so che ispira il lavoro di Karina Holla. Lo spettacolo è certamente una cosa nuova per il DI. Lo vedo come una serie di dipinti collegati al testo di Kafka, ma anche alla nostra vita moderna. C’è un filo conduttore che unisce il passato e il presente. È come un cerchio, una spirale che circola e comprende tutto”, afferma Ivna Bruk.
Nel cast ancora le brave ed eclettiche Elena Brumini e Miriam Monica. “Appena ho saputo del progetto speravo di potervi partecipare – confessa Miriam Monica –, perché il tema dei confini lo sento dentro visto che sono nata e vissuta in questo territorio. Stiamo portando avanti questo progetto con gioia, anche se alla fine delle prove siamo sfiniti. Il nostro è un gruppo affiatato, e nonostante la fatica, troviamo sempre il modo di divertirci. Adoro il teatro fisico, dove il corpo è in primo piano e i movimenti, i gesti, l’espressione corporea donano forti emozioni” dichiara l’attrice.
Infine, Elena Brumini rivela che lavorare sotto la direzione di Karina Holla richiede una grande sintonia dell’intero gruppo: “È importante avere un legame d’amicizia con tutti gli attori dello spettacolo per capirci e intenderci nelle azioni che compongono l’allestimento”.

Gianfranco Miksa

Kafka project: un viaggio senza spazio e tempo
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