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Dici confine e immagini tante cose: ogni pensiero mediato da esperienze personali, difficili da esprimere. Non per chi di confine ha scritto vivendolo intensamente, attraverso la letteratura e l’informazione, in modo diverso, riflessivo, a volte struggente, indicativo di una realtà che ancora permane. Cosa è stata e cos’è la frontiera per chi vive queste terre adriatiche? Risponde con un filmato Cristiano Degano, giornalista RAI che ha ricoperto importanti cariche durante la sua carriera di successo. Trenta minuti di dialogo-intervista con personaggi importanti del territorio: Claudio Magris, Fulvio Tomizza, Paolo Rumiz, Boris Pahor, Pier Aldo Rovatti e Veit Heinichen. Il filmato è stato presentato alla conferenza “Storie e interviste televisive sui confini” all’interno del ciclo di incontri intitolato “Sulle orme di Joyce e Vivante” ideato per l’UPT – nella nuova Sala “Carlo Sbisà” d via Torre Bianca dove sono esposte fino a metà maggio le opere di Stipanov e Stocco – da Pierluigi Sabatti e Massimiliano Rovatti.
Lo speciale – ha spiegato Degano al pubblico presente – è stato realizzato proprio dalla Rai regionale in occasione del convegno su “scrittura e giornalismo di confine” promosso nel dicembre scorso, a Trieste, dall’Ordine nazionale dei giornalisti, ideato e condotto da Andro Markù e Cristina Bonadei. Sei interviste ad altrettanti scrittori e giornalisti nelle quali ognuno racconta esperienze, ricordi, vivisezionando un fenomeno che unisce la crudezza della fisicità della barriera alle conseguenze che questa crea sulla concezione che ognuno ha di questa dimensione, anche e soprattutto mentale. “Il convegno – racconta Cristiano Degano, che è anche presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’FVG – prevedeva la presenza di tanti ospiti importanti. Quelli che non hanno potuto partecipare li abbiamo intervistati. Il piatto era ghiotto per tanto abbiamo rimontato il filmato trasformandolo in un documentario da mandare in onda sulla Rai regionale”.
Parte del pubblico in sala ha partecipato al corso di giornalismo che Pierluigi Sabatti ha ideato e conduce per l’UPT. Soprattutto a loro, Degano, ha spiegato come si realizza un’intervista televisiva in equilibrio tra tagli, dialogo, immagini di copertura ma anche l’uso dei campi e controcampi.
Il video ha la forza della passione, ti prende, fa riflettere, emoziona. Rumiz, per esempio, racconta di essere nato proprio in quella notte del 1947 in cui si tracciavano i confini. Al compimento dei suoi sessant’anni i confini venivano tolti. “Quella notte ero a Bottazzo con Moni Ovadia che mi chiese: vecio mio cosa ti farà adesso che non xe più i confini?”. Emerge la grande contraddizione di una realtà difficile, controversa, che ti fa crescere dentro e diventa quasi un bisogno. “La frontiera – spiega Magris – ci ha nutrito, ci ha fatto parlare di noi stessi. Abbiamo dovuto fare qualcosa per capire”. Per Pahor, il confine ha ridotto un popolo a minoranza, privandolo del suo mare linguistico.
Heinicken, nato su un’altra frontiera, a Trieste ha trovato la ricchezza della diversità. Nel filmato si vede Fulvio Tomizza passeggiare nella sua Giurizzani, accarezzare gli ulivi: “sentivo – dice – che ciò che ci poteva tenere uniti era questa eterogeneità”. Pier Aldo Rovatti si spinge oltre, si chiede se possiamo essere liberi senza frontiere: il muro spesso è dentro di noi, nella considerazione degli altri, l’immigrazione oggi ci pone di fronte a questa nuova barriera d’incomprensione. Che cosa ci attende, quale futuro? La risposta rimane sospesa, inutile fare delle ipotesi, il futuro è un’incognita variabile. Ma dal video, se è lecito giungere a delle conclusioni, emerge la ricchezza della consapevolezza di una realtà che ha insegnato tanto, in tutti i sensi e in tutti i campi del vivere civile, sociale, ha stimolato lo scontro ma anche il dialogo culturale, ci ha fatto sentire deboli e forti allo stesso tempo, convinti di dover dare un contributo a quella pacificazione che cancella la paura.

Rosanna Turcinovich Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Intervista a sei personaggi sul significato del «confine»
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