Neanche la neve è riuscita a fermare lo spettacolo preparato dalla Comunità degli Italiani di Buie per il suo 65.esimo anniversario, per quanto molti ospiti, causa le condizioni delle strade, non abbiano potuto raggiungere la località. Riuscitissima la messinscena al teatro cittadino, che ha catapultato tutti i presenti in epoca veneziana, per ricordare anche un altro anniversario: i 600 anni dalla firma della dedizione di Buie alla Serenissima. Sul tema in mattinata era previsto un convegno, che però è stato rinviato per l’impossibilità da parte dei relatori di raggiungere Buie.
Lo spettacolo allestito per l’importante anniversario è stato intitolato “Dedissiòn” e ha coinvolto tutte le sezioni artistiche, ossia la filodrammatica, il coro, la banda, i gruppi di ballo, i cantanti, i minicantanti, che pur non avendo cantato, sono inclusi in altre sezioni. Ma non è tutto, perché sul palcoscenico si è visto anche l’enorme lavoro svolto della sartoria comunitaria, nata spontaneamente durante la preparazione dei vestiti di Carnevale.
Compleanno del coro
Con la Comunità, anche il coro misto ha festeggiato i 65 anni di attività ininterrotta. È per questo che si è voluto consegnare un riconoscimento ad ogni corista e delle targhe speciali per i coristi con oltre 40 anni di attività, ossia Rinelda Poznić, Maria Furlan, Nella Altin, Giuliana Moratto, Lucio Bazjak, Lucio Acquavita, Antonio Moratto e Lucio Celega.
Un premio fedeltà è andato pure al maestro Maurizio Lo Pinto, dirigente del coro dal 1997. Lo Pinto, assente per motivi di salute, nell’esibizione è stato sostituito dal maestro Danijel Grbec.
Dal coro alla banda, per ricordare come nel 1989 veniva ricostituita quella che vanta in realtà una tradizione secolare. Oggi conta una quarantina di elementi, inclusi gli allievi.
Ci sono tre bandisti che dal 1989 non hanno mai mollato la presa e sono Ireneo Celega, Mauro Veznaver ed Elena Veznaver. Una targa è stata conferita pure a loro.
Un importante traguardo
La presidente della CI, Lionella Pausin Acquavita, nel suo discorso ha voluto ricordare tutti i presidenti e tutti gli attivisti di questi primi 65 anni, definendoli gli autori di un traguardo che ha trovato, in questo lungo percorso, alti e bassi, “un alternarsi di momenti di serenità e rigidità, fasi alterne che hanno contraddistinto la società e il territorio di cui siamo parte integrante, che forse hanno coinvolto di più noi, che siamo minoranza”.
In fatto di minoranza, Pausin Aquavita ha rilevato che, nonostante qualche limitazione in più, qualche frustrazione o qualche condizionamento, si è “sempre risposto con coraggio, decisione e caparbietà, consapevoli del ruolo storico che ci ha resi testimoni di una presenza millenaria, forse oggi più debole, ma senza la quale questa terra non sarebbe certamente la stessa”.
Gli interventi degli ospiti
Al pubblico si è rivolto pure il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, che ha ricordato come sia stato il ministero degli Affari Esteri, al quale il console fa capo, a fare lo sforzo per mantenere i finanziamenti destinati alla CNI, attingendo i fondi direttamente dal bilancio ministeriale. Ha auspicato che ciò possa avvenire anche in futuro: “L’appoggio politico ci sarà sempre – ha rilevato l’alto ospite – e vi ringrazio per la collaborazione, per il sostegno e l’amicizia, del passato, del presente e del futuro”.
Furio Radin: solo noi sappiamo…
Bloccato nella capitale a causa del maltempo, l’on. Furio Radin, deputato al seggio specifico per la minoranza italiana al Sabor e presidente dell’UI, ha inviato una lettera. “Partecipo a questo evento con il pensiero.
Solo noi – scrive – sappiamo quanto sia difficile far sopravvivere l’identità di una comunità nazionale; solo noi sentiamo il vero peso di un confine”. Poi un pensiero storico: “Buie festeggia i 65 anni della CI, ma a me piace ricordare che noi siamo qua da secoli”. Il ringraziamento alla madrepatria è arrivato subito dopo: “Pur nella crisi, l’Italia continua a considerarci un valore da sostenere”.
Per l’Unione Italiana è intervenuta la presidente dell’assemblea, Floriana Bassanese Radin, che ha parlato in dialetto e si è rivolta agli attivisti che avevano appena concluso lo spettacolo ed erano rimasti sul palco, e poi al pubblico, dicendo che dobbiamo renderci conto di quanto sia longeva questa nostra tradizione, come si è potuto evincere dallo spettacolo, che testimonia di una “dedizione”, appunto, pluridecennale.
“Non si può immaginare Buie senza la Comunità degli Italiani – ha aggiunto il sindaco, Edi Andreašić -. Certamente è la più creativa tra tutte le associazioni ed enti del territorio. Un superlativo va alla banda, che è diventata un vero e proprio brand della città”.
Oltre alle istituzioni a cui fanno capo i rappresentanti intervenuti, la CI buiese ha voluto ringraziare anche altre associazioni ed enti che si sono distinti in una pluriennale collaborazione. Tra queste l’Università Popolare Aperta, l’Ente turistico, i Vigili del fuoco volontari, l’Associazione speleologica e la Croce Rossa locali. La festa è continuata fino a tardi presso la sede del sodalizio, con un rinfresco accompagnato dalla musica della band “ITD”.

Daniele Kovačić

Il sodalizio di Buie festeggia i 65 anni
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