DSC_1394L’Ellis Island d’Italia si specchia da 60 anni nelle acque del Porto Vecchio di Trieste. Un rudere divenuto museo della memoria «a sua insaputa», dove stanze e corridoi raccontano l’«esodo degli italiani dimenticati dalla storia», gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. All’indomani del trattato di Parigi (1947) che assegnava quelle terre come «risarcimento di guerra» alla Jugoslavia del maresciallo Tito, quasi 350 mila persone imballarono le proprie vite e le proprie cose sperando un giorno di poterle riprendere. Simone Cristicchi, il cantastorie dei «matti» che nel 2007 trionfò a Sanremo con «Ti regalerò una rosa», canzone ispirata alla sua esperienza di volontario nel centro di igiene mentale di Roma, ci si è imbattuto per caso due anni fa mentre scriveva il libro Mio nonno è morto in guerra (Mondadori). Da quell’incontro è nato Magazzino 18, «musical civile» che martedì 22 ottobre inaugurerà la stagione teatrale del Rossetti di Trieste. «In questo edificio sono accatastati oggetti di ogni tipo – spiega Cristicchi – : armadi, sedie, cassepanche, specchiere, libri, fotografie, pagelle scolastiche, giocattoli, tutti numerati e siglati. Masserizie che parlano di fughe, abbandoni, vite distrutte, case e terre perdute. Un?opera d’arte contemporanea che urla, muta, un dolore mai spento». Dalla forza evocativa di quegli oggetti, prosegue, «è nata l’urgenza di far conoscere una pagina di storia volutamente rimossa, forse perché scomoda, che offre spunti di riflessione su quanto accade oggi, su quegli esuli che noi chiamiamo “migranti” ben sapendo che non rivedranno più il loro Paese». Entrare in questa “rigatteria” della Storia, dice, «è stato come varcare la soglia di in un luogo sacro. Fino al 1978 in Porto Vecchio c’era ancora un ufficio distaccato della Prefettura che aspettava il ritorno dei legittimi proprietari. Dopo è stata solo la storia di un continuo trasferimento da un magazzino all’altro». Sul palco il racconto è affidato a un archivista romano (lo stesso Cristicchi) inviato a Trieste dal Ministero degli Interni per inventariare l’enorme catasta di oggetti abbandonati e stipati alla rinfusa. «Il giovane funzionario scopre le vite nascoste dietro alle cose: i drammi delle foibe e degli esuli, ma anche le vicende di chi scelse di rimanere o di chi fu invece costretto a restare ritrovandosi straniero in casa propria. In migliaia, soprattutto donne e anziani, morirono di nostalgia o si suicidarono perché non potevano più rivedere la propria Patria». Per la scrittura del testo Cristicchi ha collaborato con Jan Barnas, giornalista e storico di origini polacche, autore del saggio Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani (Mursia) in cui sono raccolte le testimonianze degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, mentre le canzoni, compresa la struggente «Il cimitero degli oggetti», sono state composte appositamente per lo spettacolo. «La MittelEuropa Orchestra suonerà diretta dal Maestro Silviotti, con l’accompagnamento di un coro di 40 bambini. I primi di dicembre faremo una mini tournée di 5/6 date in Croazia e Slovenia. Sarà la prima volta – conclude Cristicchi – che la storia dell’esodo verrà raccontata lì dove le navi partirono».

Laura Zangarini

Il musical civile di Cristicchi: canto le vite degli esuli istriani
0.00(0 votes)

Post by admin

Related post

Comment(0)